06/07/2026
Nel vino italiano c’è una variabile più spietata di tutte: la cassa.
A Envisioning 2035, Luca Castagnetti, dottore commercialista e fondatore del Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa, ha portato sul palco i numeri reali delle imprese vitivinicole italiane. E il quadro non è rassicurante.
Oltre la metà delle aziende medio-grandi è in arretramento. I ricavi calano, la redditività si riduce e anche dove il valore dei vigneti garantisce una certa solidità patrimoniale, resta una domanda molto più semplice: l’impresa genera liquidità oppure no?
Il punto è netto: se generi cassa vivi, se non generi cassa muori. In un comparto dove i tempi sono lunghi, gli stock pesano, le promozioni rischiano di bruciare valore e i contributi pubblici hanno spesso drogato l’offerta, tornare a ragionare da impresa diventa indispensabile.
Non basta produrre buon vino. Servono investimenti mirati, persone competenti, processi monitorati, cultura aziendale, reti d’impresa costruite con pazienza e strategie commerciali capaci di presidiare la domanda.
La cantina, prima ancora di essere racconto, territorio e prodotto, è un’impresa. Sembra banale. Ma forse è proprio da qui che il settore deve ripartire.
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