06/12/2025
FIBROMIALGIA E GHIANDOLE SURRENALI
Quando si parla di fibromialgia, tutti pensano subito al dolore, diffuso, lancinante, a volte talmente forte da togliere il respiro. Ma chi convive davvero con questa sindrome mi dice spesso un’altra cosa... "La stanchezza è peggio del dolore. Se avessi un po’ più di energia, riuscirei persino a gestirlo, il dolore". E questa è una chiave enorme, perché dietro quella stanchezza devastante, quel sentirsi scarichi dopo una doccia, molto spesso c’è un sistema preciso che non ce la fa più... le ghiandole surrenali.
Le surrenali sono due piccole ghiandole che siedono sopra i reni e sono il nostro centro di gestione dello stress. Producono adrenalina e noradrenalina per le emergenze, cortisolo e DHEA per sostenerci nel tempo, vitamina C e acido pantotenico vengono consumati a ritmo serrato quando siamo sotto pressione. In condizioni normali, se arriva uno stress acuto, le surrenali rilasciano adrenalina, entri nella classica modalità attacco o fuga, il corpo si attiva, la pressione si regola, i muscoli ricevono sangue e ossigeno extra, il cervello è all’erta. Finito il pericolo, il sistema si spegne e si torna alla base. Ma se lo stress non molla mai, tra dolori cronici, infiammazione silente, tossine accumulate nel tempo, farmaci per dormire, notti spezzate, metabolismo rallentato, quella modalità emergenza diventa cronica. È lì che inizi a consumare cortisolo e DHEA oltre misura, fino ad arrivare a quella che chiamiamo stanchezza surrenale, non hai più chimica a disposizione per gestire lo stress, e ogni piccolo stimolo viene amplificato. Rumori forti, luci intense, cambi di tempo, una discussione, una bolletta, persino uno stimolo immaginario, il sistema nervoso, già sensibilizzato dalla fibromialgia, esplode. Ansia, allarme, cuore in gola, e allo stesso tempo energia sotto zero.
Con la fibromialgia, di base sei già in riserva, il metabolismo spesso è inceppato, i mitocondri producono meno energia, il corpo è sotto stress ossidativo continuo. Quando le surrenali crollano, tutto si somma. Ecco perché tante persone finiscono a vivere come eremiti, non hanno più la forza di uscire di casa, devono scegliere in quale giorno della settimana farsi la doccia perché sanno che dopo quella doccia la giornata è finita. Non è pigrizia e nemmeno debolezza caratteriale... è biochimica che non regge più. E c’è un altro tassello importante, quando il cortisolo si sregola, non cambia solo l’energia, cambia anche la percezione dello stress. È come se lo stress venisse amplificato, le stesse cose che prima ti scivolavano addosso, ora ti travolgono. Ti ritrovi in questo circolo vizioso in cui sei stanca, quindi gestisci peggio lo stress, quindi consumi ancora più cortisolo e nutrienti, quindi sei ancora più stanca e ipersensibile.
Ci sono alcuni indizi pratici che possono far sospettare un affaticamento surrenale. Uno è la risposta pressoria. In teoria, quando ti alzi in piedi da sdraiata, le surrenali rilasciano un po’ di adrenalina per far sì che arrivi più sangue a cervello e muscoli, così non ti senti stordita. Se misuri la pressione sdraiata, col braccio sinistro tenuto all’altezza del cuore, e poi la rimisuri entro 30 secondi da quando ti sei alzata in piedi, quel numero alto, la sistolica, dovrebbe aumentare di circa 10 punti. Se invece scende, se senti testa vuota, capogiri, sensazione di... mi manca l’aria quando mi alzo, quello è un segnale classico di surreni affaticati. Un altro vecchio test casalingo è quello della pupilla... in un bagno poco illuminato, davanti allo specchio, copri un occhio e punta una piccola luce nell’altro. In condizioni normali, la pupilla si restringe e resta così finché c’è luce. Se invece si restringe e poi si riallarga entro una trentina di secondi, come se non riuscisse a tenere il tono, è un altro indizio di scarico surrenale. Non sono diagnosi, sono segnali, il modo serio per capire come stanno lavorando le surrenali resta un profilo del cortisolo salivare a più prelievi durante la giornata. In una persona sana il cortisolo è alto al mattino, poi scende gradualmente e la sera è basso, così la melatonina può alzarsi e arriva il sonno. Nella fibromialgia, spesso vediamo il contrario, cortisolo basso al risveglio (fatica nera ad alzarsi), livelli bassi per tutto il giorno e poi un’impennata serale. Ed ecco il copione che tante persone raccontano, stanche morte tutto il giorno, poi verso sera, proprio quando dovrebbero crollare, arriva una piccola seconda ondata di energia. Non è che sei guarita all’improvviso, è il cortisolo che si alza fuori tempo massimo. E che cosa succede? Approfitti di quell’unica finestra per fare tutto quello che non sei riuscita a fare durante il giorno, oppure ti ritagli finalmente un po’ di silenzio per te. Ma quel ti**re troppo la corda, sera dopo sera, non fa che mantenere il cortisolo sfasato e alimentare il problema.
Questo schema di affaticamento surrenale è anche uno dei grandi motori delle riacutizzazioni della fibromialgia. Hai presente quelle famose giornate buone, rare, preziose, in cui ti svegli e ti sembra di avere un po’ più di forza? Forse hai dormito meglio, forse il dolore è leggermente più gestibile. È umano che in quelle giornate tu voglia recuperare il mondo... esci con un’amica, sistemi casa, fai giardinaggio, lavori più del solito. Il problema è che il corpo non ha riserve, tu gli chiedi uno sforzo da giorno normale, lui te lo concede a debito. E puntuale arriva il conto, una riacutizzazione con dolore amplificato e un crollo tale da costringerti a letto due o tre giorni. Da fuori sembra “ha esagerato e ora paga”, ma il punto vero è che la tua capacità di resistere allo stress, fisico, emotivo, ambientale, è talmente ridotta che basta un piccolo eccesso per far saltare tutto il sistema. Finché il problema surrenale non viene affrontato, questo schema si ripete all’infinito... qualche ora o giorno buono, entusiasmo, esagerare, fiammata, senso di fallimento.
Per uscire da questo ciclo, bisogna smettere di guardare solo il dolore e iniziare a lavorare seriamente sulla resilienza allo stress e sul recupero delle surrenali. Questo significa due cose, da una parte ricostruire le materie prime, micronutrienti come vitamina C, magnesio, acido pantotenico, aminoacidi precursori dei neurotrasmettitori, supporti mirati per cortisolo e DHEA quando serve, e dall’altra ridurre il carico di stress biochimico, emotivo e ambientale che continua a scaricare sulle stesse ghiandole. Significa anche rivedere alcune abitudini molto diffuse tra chi ha fibromialgia... saltare sistematicamente la colazione perché “non ho fame” o perché “così ho più energia a stomaco vuoto”. A volte il digiuno intermittente è una scelta deliberata e ben strutturata; ma in molte persone con affaticamento surrenale non è una scelta, è un meccanismo di compenso, non mangi, il cortisolo si tiene un filo più alto e ti senti un attimo più sveglia. Appena mangi, crolli... è un segno che il sistema è sregolato, non una strategia di salute.
Idealmente, il cortisolo andrebbe misurato in modo serio (profilo a quattro campioni, mattino presto, metà mattina, tardo pomeriggio, sera) per capire esattamente come sta andando la tua curva e intervenire in modo mirato. Nel frattempo, quegli autotest che puoi fare a casa, pressione sdraiata/in piedi, reazione della pupilla alla luce, ti danno almeno un’idea se le surrenali sono in difficoltà. Se la pressione cala invece di salire, se la pupilla non riesce a mantenere la contrazione, se ti ritrovi stanca tutto il giorno e un po’ sveglia solo la sera tardi, se dopo un minimo sforzo finisci a letto per giorni, è molto probabile che l’affaticamento surrenale faccia parte del quadro. Non è l’unico pezzo del puzzle, ma è uno dei più importanti. E finché non viene affrontato, la fibromialgia resta un castello in cui ogni minima scossa fa crollare i muri.
Il messaggio di fondo è semplice, anche se non è comodo, non puoi uscire dalla fibromialgia ignorando le tue surrenali. Non puoi gestire solo il dolore e sperare che il resto si aggiusti da solo. Serve imparare a riconoscere i segnali di esaurimento, a smettere di vivere a colpi di adrenalina e sensi di colpa, a ricostruire lentamente la capacità di recupero. Gli strumenti per farlo esistono, integratori mirati, strategie per il sonno, pratiche di regolazione del sistema nervoso, lavoro sul carico tossico, e molti dei contenuti che seguiranno andranno proprio in questa direzione. Il primo passo, però, è questo, guardare onestamente al proprio livello di stanchezza, fare questi piccoli test su di sé, e riconoscere che quella debolezza non è un difetto del carattere, ma il linguaggio di due piccole ghiandole esauste che ti stanno chiedendo, finalmente, di occuparsi di loro.
XO - Patrizia Coffaro