Il Marchese del Bitter

Il Marchese del Bitter Titolo honoris causa conferitomi dal Gruppo Campari per meriti acquisiti nei bar di ogni dove

Per chi pensa sia nato pelato: allora e ora.
04/09/2026

Per chi pensa sia nato pelato: allora e ora.

CON VIVA SIMPATIAPer la presentazione di Venerdì 25 settembre 2026, la macchina organizzativa ha predisposto vari pacche...
01/09/2026

CON VIVA SIMPATIA

Per la presentazione di Venerdì 25 settembre 2026, la macchina organizzativa ha predisposto vari pacchetti in grado di soddisfare le esigenze più disparate.

BASE: SOLO PROSECCO. L'ospite può scegliere fra le due varianti Brut ed Extradry, o entrambe, e accompagnarle con le patatine a disposizione; si raccomanda parsimonia con le patate: non serve svuotare le ciotole con la mano a mò di benna; il pacchetto comprende anche la possibilità di sfogliare il libro, possibilmente non con le dita unte di patate, e andarsene senza acquistarlo; formula appositamente studiata per chi sto antipatico e vuole darmi uno schiaffo morale;

BRONZE: PROSECCO E GIARDINO. Come il pacchetto base, ma con la possibilità di sorseggiare il prosecco passeggiando nel giardino della villa nello splendore dei colori di inizio autunno; soluzione consigliata per chi non ha idea di chi io sia, non gliene frega niente della presentazione ed è lì solo per conoscere Madre Aline, ma un calice di prosecco “aggratis” non si rifiuta mai;

SILVER: PROSECCO+LIBRO. Pacchetto studiato per chi ha i minuti contati o comunque non vuole sorbirsi 45 minuti di chiacchiere: arriva, beve un prosecchino accompagnato con due patate, sfoglia il libro (anche con le dita unte), lo compra e se ne ritorna a casa con tante grazie;

GOLD: PROSECCO+LAGNA+LIBRO. Per i temerari che avranno la pazienza di sorbirsi chiacchiere mie e di altri; però se qulcuno a metà presentazione crede proprio di non potercela fare, scissione consensuale del contratto con possibilità di svignarsela prima della fine, dopo aver acquistato il libro naturalmente, ma con un prosecco di rabbocco;

PLATINUM: PROSECCO+ LAGNA+LIBRO+DEDICA. Per gli eroici che, oltre ad acquistare il libro, pazienteranno per avere una dedica di mio pugno; previsti slot di 10 minuti con interrogatorio per consentirmi di capire i tratti caratterizzanti la personalità e quindi una dedica vergata su misura; 10 secondi per coloro i quali si accontenteranno di "con viva simpatia" oppure "con amicizia";

Vi aspetto!

Il Marchese del Bitter

28/08/2026

AMORE E CORTEGGIAMENTO

Penso che ora sia abbastanza facile: recuperi il suo numero di cellulare, le mandi un whatsapp interlocutorio del tipo “Ciao, posso accompagnarti a casa dopo la scuola?” In base alla risposta, o in assenza di riposta, sai come muoverti; è un po’ come stare in guerra al sicuro di una trincea da dove spari ogni tanto qualche colpo senza il pericolo di venir colpito.

Per noi boomer il corteggiamento era invece un’arte in cui nessuno nasceva “imparato”, ma da apprendere a suon di sperimentazioni e conseguenti cicatrici da portare come medaglie; dovevamo uscire allo scoperto, attaccare come arditi con il coltello tra i denti e affrontare il pericolo di ve**re falciati da una mitragliata di due di picche in mondovisione.
Difficilmente la potevi isolare dal gruppo di amiche con le quali si accompagnava, per cui l’approccio per invitarla ad una festa, o proporle un giro in Vespa, doveva essere fatto di fronte ad un plotone d’esecuzione femminile che non vedeva l’ora di fucilarti raccontando in giro il “No” con cui eri stato fulminato Urbi et Orbi.
Ma non bastava certo il primo “No” a fermarci perché tanto era scontato - mica poteva correre il rischio di farsi una reputazione di ragazza facile - e poi, bene o male, ti eri conquistato una manciata di secondi della sua attenzione dimostrandole che per quei pochi attimi a incrociare il suo sguardo eri disposto a subire il ludibrio sulla pubblica piazza.
La mossa successiva era la telefonata a casa, mica c’erano i cellulari, alla quale difficilmente avrebbe risposto lei; dovevi prepararti ad affrontare il padre o la madre presentandoti con educazione, chiedere di lei con tono gentile ma senza strafare e incassare il secondo due di picche: “Adesso non può, sta studiando e comunque non chiamare più!” tu tu tu tu…
Poi dovevi vedertela con rivali arrivati da un altro pianeta che, agli occhi delle nostre coetanee, erano diventati l’icona del vero maschio anni ‘80: Simon Le Bon e Tony Hadley, frontman dei Duran Duran e Spandau Ballet che avevano imposto un certo tipo di moda futurista, con le loro giacche imbottite sulle spalle tanto da sembrare dei super eroi in arrivo da Marte; noi, invece, si svernava in simil-piumini riempiti di poliestere, stretti sulle spalle, larghi sui fianchi e noi magri magri dentro che sembravamo il batacchio di una campana. Chi non poteva permettersi il look in technicolor di Simon, la maggior parte di noi, la buttava allora sul Kurt Cobain ante litteram, e sì, perché i Nirvana dovevano ancora arrivare, atteggiandosi da introverso con una smorfia di tristezza che piegava un angolo della bocca; i capelli cadevano sulle spalle, trasandati ma puliti, ripassati in inverno con un velo di crema Nivea per tenerli dritti e lucenti senza il crostone del gel, mentre d’estate si risciacquavano con birra Dreher e poi acqua per delle meches fai da te. Era però una tattica che non pagava: ci si poteva improvvisare dannato, ma bello come lo sarebbe stato Kurt nessuno lo era.
Per cui partiva un altro assalto, mostrando il petto alle figure di palta che ci attendevano appena mettevamo il naso fuori dalla trincea; ci si presentava allora con un piccolo regalo, magari una compilation di pezzi in cassetta, scrupolosamente scelti dopo aver indagato sui suoi gusti musicali.

Era insomma una partita a scacchi dove ogni mossa era il risultato di una strategia che ne prevedeva almeno altre 5-6 a seguire; e alla fine arrivava chi, incurante delle regole della scacchiera, muoveva anche i pedoni con la stessa libertà della regina e le dava “scacco matto” in due mosse e noi lì a guardarla, con l’alfiere in mano pronto a fare la diagonale, mentre se ne andava con lui mano nella mano.

Non avevamo capito nulla perché la nostra concezione della donna era di stampo dantesco, come una Beatrice da contemplare ma non toccare; eppure sapevamo che Dante con Beatrice non ci aveva battuto chiodo, neppure dopo averle regalato la Divina Commedia, altro che compilation in musicassetta.
A 16 anni avevamo così messo in archivio almeno una dozzina di storie d’amore, quelle che ci eravamo costruiti nel nostro immaginario, ma delle quali le protagoniste non erano state informate.

Ci vollero anni e pacchi di due di picche perché capissimo che, a differenza della matematica, invertendo i fattori il risultato cambia: le “Beatrici” volevano essere tirate giù dal piedistallo per essere prima amate e poi corteggiate per tutti i giorni a ve**re.

Il Marchese del Bitter

Saranno benvenuti anche quelli che verranno solo per saccheggiare il buffet senza comprare il libro
27/08/2026

Saranno benvenuti anche quelli che verranno solo per saccheggiare il buffet senza comprare il libro

25/08/2026

LETTURE FORMATIVE

Non si legge più, soprattutto quelli della mia generazione, ma non è colpa nostra, piuttosto di chi, quando avevamo le braghe corte, ci ha imposto libri che ci hanno portato a odiare la lettura.

Prendiamo CUORE di Edmondo De Amicis, che deve essere stato un sadico; è infatti un compendio di sciagure che si abbattono su poveri bimbi che già hanno la sventura di non essere particolarmente intelligenti, per giunta sono orfani o ripudiati dalla famiglia.
Si parte con una coppia di padovani che, per troppo amore evidentemente, vende il figlio ad una compagnia circense; qui il bimbo se la passa benissimo a pane, acqua e mazzate; allora fugge per tornare dai genitori, quelli che gli volevano tanto bene; si imbarca su una nave dove altri viaggiatori, impietositi dalla sua storia, gli donano dei soldini che però lui decide di rendere per dignità, in quanto li sente parlare male dell’Italia; bravo mona, prendi i soldi e fregatene, no?
Più sfortunata è la piccola vedetta lombarda, un altro ragazzino che se ne sta appollaiato su un albero; scorge un plotone austriaco in arrivo e avvisa i soldati italiani; gli austriaci iniziano allora a prenderlo a schioppettate ma non lo beccano; dopo che sente fischiare due, tre, dieci pallottole cosa fa uno dotato di appena un briciolo di raziocinio? Salta giù dall’albero e si mette al riparo; invece lui là, continua a fare da bersaglio finché lo beccano e cade stecchito; ancora più mona del suo coetaneo padovano.
Le cose vanno un po’ meglio al tamburino sardo, ma non perché più intelligente, quanto per mera fortuna; anche lui viene preso a fucilate dagli austriaci mentre sta correndo a chiedere rinforzi per una guarnigione di soldati piemontesi; il tamburino viene colpito, ma gli va di gran lusso perché ci rimette solo una gamba che gli viene amputata.
E’ poi la volta di Ferruccio che, una sera a casa della nonna, riceve la visita di due ladri che gli chiedono di consegnare tutti i soldi; uno dei due perde la maschera che gli copriva il volto e viene così riconosciuto dalla nonna; il ladro sfodera il coltello per colpirla, ma Ferruccio si mette davanti alla nonna e sacrifica così la sua vita per lei che aveva già superato la novantina.
Infine ecco Mario, il più furbo della cucciolata, orfano pure lui naturalmente; Mario incontra Giuditta su una nave in rotta verso Malta e se ne invaghisce; la nave naufraga, Mario e Giuditta sono aggrappati ad un legno e stanno per morire, quando si palesa una scialuppa con un solo posto disponibile; era l’8 marzo e il ragazzino, non avendo un mazzo di mimose da regalare alla sua bella, cede il posto sulla scialuppa a Giuditta e muore annegato; tipica storia di patriarcato rivista nel film “Titanic”.

Dopo tutte queste sfortune uno cercava letture più leggere per evitare che tutta quella rogna gli rimanesse attaccata; chiedeva così lumi agli insegnanti che consigliavano I RAGAZZI DELLA VIA PAL di Ferenc Molnár. È la storia di un gruppo di ragazzi che difende con i denti un’area dismessa nel centro di Budapest dove si ritrovano e giocano; sono inquadrati come un piccolo esercito del quale l’unico soldato semplice è Nemecsek, il più piccolo e pure di salute cagionevole; quando un altro gruppo di ragazzi più grandi contende tale spazio ai ragazzi della via Pàl, si scatena una battaglia che il piccolo Nemecsek, benché gravemente malato, affronta da eroe e i ragazzi della via Pàl conquistano definitivamente la vittoria; bel finale, vero? Invece no: Nemecsek muore di polmonite.

Come ultima spiaggia ci si buttava allora su OLIVER TWIST, sempre di Dickens. Oliver nasce in una notte di tempesta e perde la madre: cominciamo bene; cresce così in un orfanotrofio, camm-na appena che si ritrova a fare il falegname in una fabbrica di bare; allora scappa e si dà alla piccola delinquenza con un branco di giovani balordi, la prima baby gang della letteratura; arrestato dalla polizia, passa qualche tempo in carcere finché viene liberato dalla sua banda e finirebbe per diventare un delinquente a vita se non ereditasse una fortuna che gli permetterà di vivere da nababbo; finalmente un lieto epilogo.

Se in seguito abbiamo ancora letto qualcosa è solo grazie alla speranza di ereditare una fortuna come Oliver Twist.

Il Marchese del Bitter

23/08/2026

LE VACANZE DI ANTONIO

Antonio è un signore tranquillo, con il suo lavoro sicuro ed un gruzzoletto da parte che cresce pian piano grazie a piccoli risparmi quotidiani. Però gli piacerebbe regalare alla sua signora una bella vacanza che non può permettersi al momento. Così è da un po’ che studia l’andamento dei titoli di borsa sul Sole 24 Ore.

Un giorno al bar conosce Giovanni che gli dice: “Io lavoro nel commercio e sto cercando 1.000 penne Bic da acquistare: le hai? Le pago 2 € l’una”.

Antonio non ha le Bic, ma poco dopo incontra casualmente Matteo che si presenta: “Io lavoro nel commercio e vendo penne Bic a 1 € l’una”. Antonio, che non è in cattivi rapporti con l’aritmetica, fa due conti, sborsa 1.000 € e compra le Bic. Poi torna da Giovanni che gliele paga 2.000 €. Tutto contento per aver guadagnato 1.000 € senza troppa fatica, torna a casa e rende partecipe della sua impresa commerciale la moglie che lo loda per il suo spirito imprenditoriale.

Il giorno dopo Antonio incontra ancora Giovanni che gli dice: “Non avresti altre 1.000 Bic da vendermi? Te le pago 3 € l’una.”
Antonio corre allora da Matteo per comprare le penne, però si sente dire: “Ieri il prezzo era 1 €, ma oggi è aumentato a 2 €”. “Poco male, ci guadagno comunque” pensa Antonio. Così compra le penne per 2.000 € che rivende subito a Giovanni per 3.000 € guadagnando altri 1.000 €.
Antonio, una volta a casa, racconta tutto alla sua signora che comincia a pensare di aver sposato un genio.

La cosa si ripete il giorno successivo, solo che questa volta Antonio compra le penne da Matteo per 3.000 € e le rivende a Giovanni a 4.000 €, guadagnandoci comunque altre 1.000 €.
Al ritorno a casa, festa grande per i 3.000 € guadagnati in tre giorni e la signora, con l’extra guadagno, programma già le prossime vacanze in Costa Azzurra.

Il quarto giorno Giovanni propone ad Antonio l’affare della vita: “Trovami altre 1.000 Bic e te le pago 10 € cadauna”. Antonio, convinto ormai di avere il bernoccolo per gli affari, corre da Matteo che però gli spiega: “Sai, è la legge della domanda/offerta: se cresce la domanda, sale pure il prezzo. Oggi le Bic te le posso vendere a 8 € l’una”. “Compro a 80, vendo a 100, ci guadagno 20” pensa Antonio, che paga e corre a cercare Giovanni, ma non lo trova: Giovanni è sparito!
Mogio mogio Antonio torna a casa con la carriola di Bic pagate 8.000 € di cui non sa che farsene e la moglie lo bastona per aver perso alla fine 5.000 €.

E Giovanni e Matteo? Stanno in vacanza assieme in Costa Azzurra… Coi soldi spillati ad Antonio!

“La finanza è l’arte di far passare i soldi di mano in mano, finché non spariscono.”

Il Marchese del Bitter

IL SABATO DEL VILLANONegli anni ‘80 la moda divideva noi ragazzi in tre fasce sociali come nella Roma antica: i patrizi ...
19/08/2026

IL SABATO DEL VILLANO

Negli anni ‘80 la moda divideva noi ragazzi in tre fasce sociali come nella Roma antica: i patrizi con i Levi’s, i plebei con i Roy Rogers e gli schiavi con i Carrera.

Per chi ha l’occhio buono e la memoria lunga, in questa foto del 1980 ho un paio di Roy Rogers. Ma il sabato pomeriggio le barriere sociali si annullavano perché tutti ci mescolavamo in centro riempiendo i negozi dove spendere le 4 lire di sanguinosi risparmi.

Entrare in certi negozi, soprattutto per noi villici che venivamo dal Bronx di Malcantown, era come varcare le porte del Paradiso: pullover disposti in gradazioni cromatiche che declinavano i colori dell’arcobaleno in tutte le variazioni di nuance fra l’uno e l’altro, come in una scala musicale dove però, oltre ai 12 semitoni, trovavano posto tutti i comma che li suddividevano. I Levi’s buttati là su un cubo, con le gambe che scivolavano giù e si infilavano dentro un paio di El Charro, mentre dal girovita partiva verticale un cachemire Ballantyne in technicolor.

Il più delle volte ci si accontentava di stare per ore in adorazione delle vetrine, dove faretti da 1000 watt sparavano cannonate di luce che avrebbero fatto toccare l’estasi a Paola Ferrari. Le vetrine erano il top per imparare le nuove tendenze di accostamento colori, il master in contrasti cromatici audaci, tipo l’azzurro con l’arancione: dissonanze che scuotevano la stabilità armonica come nel Jazz.

Purtroppo anche allora il costo della miscela dava un duro colpo alle nostre finanze e non rimanevano che pochi spicci, soprattutto a me che non lesinavo con l'olio, ma lo versavo a sentimento e con generosità nel serbatoio. Più o meno come il bitter nel prosecco adesso.

Così andavo avanti con il mio solito look da era pre-armocromistiana come quello in foto: Roy Rogers, maglione in simil-cachemire e desert boot Quasi-Clarks.

Attenzione però: se dovevo bere birra andavo di Moretti e della Dreher usavo solo i vuoti per riempirli di miscela.

Il Marchese del Bitter
Storie semiserie di un boomer di provincia

Buona corsa Capitano
18/08/2026

Buona corsa Capitano

Ha sposato mia figlia, ha detto di chiamarsi Fumagalli Brambilla, di essere di pura progenie ariana, ma "a me mi" convin...
16/08/2026

Ha sposato mia figlia, ha detto di chiamarsi Fumagalli Brambilla, di essere di pura progenie ariana, ma "a me mi" convince poco. Facciamogli l'inganno della cadrega!

10/08/2026

Che fosse grande lo sapevamo fin dai Jackson 5; che sarebbe diventato il più grande lo imparammo a Natale 1982

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