Il Marchese del Bitter

Il Marchese del Bitter Titolo honoris causa conferitomi dal Gruppo Campari per meriti acquisiti nei bar di ogni dove

24/06/2026

Gent.le sorella Aline Pereira Ghammachi,

Seguo le sue vicende fin dalla sua nomina alla guida del convento Cistercense di Vittorio Veneto; allora le avevo dedicato una delle mie storielle, incantato dal suo particolare carisma e da quegli occhi che brillano di luce e illuminano anche chi la circonda.
Ero rimasto ammirato per come lei avesse saputo coniugare lavoro e preghiera sempre con il sorriso; il sorriso è importante, ti fa vedere la vita con la lente dell’ottimismo: se un bicchiere è mezzo pieno, c’è chi lo vede mezzo vuoto e chi mezzo pieno, ma il vero ottimista ne travasa il contenuto in uno di capacità inferiore perché sia pieno fino all’orlo.
Con questa formula lei aveva messo insieme, come una provetta ingegnere, una macchina originale e perfettamente funzionante, aperta al mondo e capace anche di sfornare prodotti atti a rimpolpare le casse del convento: non di solo pane vive l’uomo, ma senza muore.
Ma anche l’ingegnere ha il suo grande nemico che è AmmioCuggino, quello che è laureato in scibile umano e sa tutto.
Trovando un buco nella sua fittissima agenda, AmmioCuggino è arrivato un giorno al monastero Cistercense di Vittorio Veneto, un orologio svizzero per precisione ed efficienza, e ha pensato: “Caspita, non segna l’ora esatta, è avanti di due secondi; ci penso io a metterlo in bolla con l’orologio atomico di Greenwich”.
Così l’ha aperto, ha tirato fuori molla, ruotismi e bilanciere per concludere che il guasto stava nella molla e l’ha sostituita con la sabbia rimediata da una clessidra; ha rim***ato il tutto e magicamente la sabbia ha grippato gli ingranaggi bloccando l’orologio; “Missione compiuta” ha dichiarato trionfante AmmioCuggino alla stampa: “Prima l’orologio non segnava mai l’ora esatta, ora lo fa per ben due volte al giorno”.
Cara madre Aline, non se ne faccia un cruccio, in fondo a Gesù Cristo è andata peggio perché ha dovuto vedersela con scribi, farisei e il Sinedrio al gran completo: tutti AmmieiCuggini.
Leggo che dopo un anno le cose si sono ora risolte felicemente con l’indulto da parte del dicastero vaticano e la dispensa dai voti.

Con le mie passeggiate quotidiane passo spesso davanti alla villa che ora ospita lei e le sue consorelle e mi è venuta un’idea.
Un paio di anni fa ho pubblicato un libriccino senza pretesa di essere letteratura; è una raccolta di racconti, alcuni veri di tempi andati e anche moderni, altri frutto di fantasia, dove animali, uomini ed eroi diventano protagonisti; tutti però conditi con il sale dell’ironia con lo scopo di strappare un sorriso e far pensare; storie che possono far sorridere in giornate storte, che ricordano come eravamo e come siamo diventati, con quella leggerezza che, come diceva Italo Calvino, "va associata con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono"; il libro può essere letto aprendo una pagina a caso perché ogni storia è indipendente da quelle che la precedono e la seguono e ognuna ha il respiro di non più di 3-4 minuti di lettura.

Vedendo dal cancello la bellezza del giardino della villa, ho pensato che non sarebbe male organizzarci una presentazione del mio libro i cui proventi verrebbero destinati interamente alla sua comunità.
Mi permetto di lasciarle una copia al cancello della villa così che, se ne avrà voglia, lei possa sfogliarlo e decidere se la mia proposta è fattibile; potrà trovare la storiella che la riguarda a pag. 24 con il titolo “Io speriamo che me la cavo”.

In occasione di un'eventuale presentazione, ovviamente, sarà mia premura portare anche qualche bottiglia per brindare alla fine perché, come scriveva Molière, “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro e un buon amico”.
Sulla buona bottiglia e il buon amico posso garantire, sul buon libro molto meno.

Il Marchese del Bitter

INGEGNERIL'iscrizione alla facoltà di ingegneria dovrebbe essere impedita per legge a chiunque non abbia la maturità cla...
21/06/2026

INGEGNERI

L'iscrizione alla facoltà di ingegneria dovrebbe essere impedita per legge a chiunque non abbia la maturità classica: il rischio di ritrovarci ingegneri spacamaroni non sarebbe azzerato, ma almeno eviteremmo la certezza.
Con questa consapevolezza, oggi di tanti anni fa, chiusi un capitolo faticoso ma stupendo della mia vita.
Mi ritrovai così con un bagaglio di ridondanza accademica che avrebbe dovuto essermi utile negli anni a ve**re, per poi scoprire che mi sono servite di più tutte le cose inutili studiate al classico.

Il Marchese del Bitter

19/06/2026

SESSISMO A TAVOLA

Dovevi rinunciare a tutto, anche all’autobus nelle giornate di neve e fartela a piedi per andare a lezione, ma dopo un paio di mesi riuscivi a raggranellare 20.000 lire per invitarla in pizzeria; non c’erano dubbi su chi dovesse pagare, anche se lei si fosse presentata all’appuntamento in Chanel e tu con jeans Carrera e maglione fatto dalla nonna con i ferri da calza; poi iniziava la fase del corteggiamento con galanterie del tipo accompagnarle la sedia mentre si accomodava, masticare con la bocca chiusa, non risucchiare la mozzarella che filava a mo’ di spaghetto, non appoggiare i gomiti sul tavolo oppure tracannare d’un sorso una birra media e ordinarne contemporaneamente un’altra: tutti comportamenti che non erano automatici, ma che con un buon allenamento domestico si potevano sostenere, almeno per un paio d’ore. Eravamo insomma figli di un patriarcato che ci imponeva un anacronistico galateo con stereotipi medievali e che ora è il tempo di azzerare.

Finiamola di riservarle accortezze maschiliste come quella di farla accomodare rivolta verso la sala, ma stravaccatevi velocemente sulla sedia lasciando che sia lei con le spalle verso gli altri tavoli e saccheggiate il cestino del pane prima che lei sieda; le spiegherete che volete proteggerla da potenziali sguardi oggettivanti di altri commensali e vi siete inoltre accollati il carboidrato per evitarle un picco di tasso glicemico.
Basta con l’assegnazione preconcetta di equilibri di potere dettati da menù di cortesia fallocentrici, con i prezzi per lui e senza per lei; se siete stati educati ad offrire sempre e comunque ad una signora, vi eviterà di perpetrare tale comportamento prevaricatore al momento di saldare il conto: se sceglierà il piatto più costoso è chiaro che non sarà lei a pagare, in caso contrario che si farà almeno alla romana; saprete come regolarvi di conseguenza.
Redarguiamo severamente il sommelier sessista che dovesse presentare a noi la carta dei vini; insistiamo, invece, che sia lei a scegliere la bottiglia anche se astemia; non versatele assolutamente il vino nel bicchiere, ma lasciate che si serva da sola all’occorrenza; se la cosa dovesse indispettirla, spiegatele che non volete essere complici di un possibile stato di alterazione alcolica che possa pregiudicare un suo eventuale consenso libero, lucido e consapevole; mal che vada vi sarete risparmiati di anchilosarvi il braccio per tenere sempre a livello il suo bicchiere e resterà maggior vino per voi.

Se lei ordinasse un panino “onto” al lampredotto e voi una verdura di stagione, ma il cameriere scambiasse i piatti al momento di servirli, apostrofatelo come misogino d’altri tempi, ancorato a vecchi pregiudizi che vorrebbero i gusti femminili cristallizzati in ancestrali classi gastronomiche dove si distinguono virili piatti proteici e unti per lui ed erbe miste anoressiche per signore, offendendole pure perché equivarrebbe a “body-shaming” per apostrofarle implicitamente come obese.
Se a fine pasto il maître si avvicinasse al tavolo e dicesse: “Possiamo offrire un amaro a lei e un limoncello o un vino dolce alla signora?” mostratevi indignati per la sua sfrontatezza, come se il superalcolico fosse cosa riservata a soli maschi alfa; insistete piuttosto perché prenda una grappa, Nonino possibilmente, spiegando, se già non lo sapesse, che è di proprietà di tre sorelle che, ad ogni raduno nazionale degli alpini, mettono fuori combattimento interi plotoni di penne nere con i loro distillati.

Durante la cena, fra una forchettata e l’altra, lei metterà alla prova con domande apparentemente innocue il vostro femminismo; attenzione: è un campo minato e dovrete avere la prudenza di un marine quando viene paracadutato dietro le linee nemiche; stare zitti non vi salverà, anzi, darete l’impressione di essere dei maschilisti fino al midollo ma di non dichiararlo per convenienza, quella, per inciso; d’altro canto evitate di esporvi troppo e di fare i fenomeni tirando in ballo il retaggio di ere remote quando la distinzione dei ruoli di genere era una necessità: la caccia per i maschi, più forti e veloci, raccolta di erbe e radici per le signore, con più occhio per evitare le piante velenose; magari il vostro intento è quello di spiegare dove ha avuto origine il patriarcato, ma lei potrebbe intendere che ne stiate dando giustificazione.

Ma è alla fine che dovrete giocare l’asso di briscola; se per tutto il tempo che siete stati a tavola si sarà adoperata per emanciparvi dai vostri vetusti propositi di gentilezza, come offrirle la cena, con argomentazioni tipo “Non accetto di essere schiava di una carta di credito fallocratica”, quando arriva il cameriere con il conto fategli capire con un cenno di consegnarlo a lei; quindi vi alzate “con permesso”, vi recate al bagno e ci rimanete una decina di minuti dandole tempo di pagare almeno la sua parte: anche gli uomini hanno il diritto di incipriarsi il naso.

Il Marchese del Bitter

MATURITA’Non avrei dovuto sostenere gli esami di maturità nel 1983: sul mio personale cartellino gravavano due sospensio...
18/06/2026

MATURITA’

Non avrei dovuto sostenere gli esami di maturità nel 1983: sul mio personale cartellino gravavano due sospensioni rimediate durante l’anno, la seconda a fine maggio proprio alla vigilia degli scrutini, con inevitabile 7 in condotta che mi precludeva l’ammissione. Tutto poi fu archiviato con un “Non luogo a procedere”: lassù qualcuno mi ama.

Ancora oggi sogno di ricevere una raccomandata dall’Università di Padova dove mi si comunica che la mia laurea viene revocata perché risulta che io non abbia mai conseguito prima il diploma di maturità; allora mi sveglio sudato, corro ad aprire il cassetto più basso del mio armadio dove, fra i pantaloni delle tute da ginnastica, la Zanna ha deciso debba stare quel tubo con il rotolo di pergamena costato 6 anni di studi matti e disperatissimi; lo apro, sfilo il rotolo, leggo e la tachicardia passa.
E’ l’incubo che disturba i miei sonni almeno un paio di volte all’anno.

Questa foto è del 21 giugno 1983, a due settimane dallo scritto di Italiano. Era l’inizio di una calda estate, curvi sui libri, con Vasco Rossi, Mike Oldfield e Irene Cara che si contendevano le frequenze in radio.
Alcuni dei miei compagni non ci sono più, come la Rasùta, andata avanti giovanissima, però il suo sorriso di quando ci davamo appuntamento sotto i tigli di Porta San Giovanni mi è ancora nitido, con i colori pastello e i contorni rubati dal tempo delle foto anni ’80 come cantava Renato Zero.
Su quel prato abbiamo sudato per 5 anni durante le ore di ginnastica (non avevamo palestra) e belli puzzoni risalivamo poi in classe per la gioia olfattiva delle nostre compagne.
In quelle aule c'era chi prendeva 9 e si lamentava e chi esultava per un 6 meno meno. Che voto fosse mai il 6 meno meno non l'ho mai capito.

In bocca al lupo a tutti i maturandi che oggi affrontano la prova di Italiano. Dopo le fatiche e le notti insonni delle prossime settimane, ricorderete questa estate fra le più belle della vostra vita.

Il Marchese del Bitter

17/06/2026

MANUALE PER RICCANZA

Ognuno di noi ne ha uno per amico che ci preserva dalla rovina finanziaria: il risparmiatore compulsivo.
Il risparmiatore compulsivo non è oculato per bisogno, ma per vocazione; è l’unto del Signore mandato fra gli uomini per insegnare loro l’arte dell’accumulo, al godimento del quale rinuncia felice in vita terrena e consapevole di non poterlo fare neppure nell’eternità.
“Nulla si crea e nulla si distrugge” vale pure per la ricchezza: la si può raggranellare qua e là per impilarla e accatastarla come la legna, ma non creare; come il vapore si trasforma in liquido quando condensa, così i beni terreni possono cambiare consistenza fisica: da fruscio di banconote dentro un materasso a liquidità virtuale in un conto bancario e poi ancora in muri con un tetto sopra.
Il risparmiatore compulsivo gode nello spazzare l’aia raccogliendo i più piccoli granelli di averi per farne un grande patrimonio e poi sedersi a rimirarlo, con un’occhiata compiaciuta anche al deserto attorno dopo la sua minuziosa opera di pulizia pecuniaria.
Da non confondere con il magnaschei che tenta ogni mezzo, lecito e non, per mettere un solo filo d’erba in più nel suo fienile.
No, il risparmiatore compulsivo è onesto fino all’autolesionismo: rifiuta sempre di dividere il conto alla romana con gli amici, ma passa mezze ore a solfeggiare sul conto del ristorante con la calcolatrice per addebitare a ciascuno quanto effettivamente consumato, pure l’assaggio delle penne all’amatriciana del vicino applicando algoritmi matematici con equazioni di secondo grado e una volta calcolate tutte le quote, presenta a ogni commensale il conto fino al sesto decimale.
Poi va alla cassa, lascia per mancia i 5 centesimi in più causa arrotondamento per eccesso e dice: “Non è che per caso salta fuori un giro di amaro della casa?”
Ed è un grosso bugiardo — a fin di bene, si capisce: il risparmiatore compulsivo si inventa le panzane più inverosimili per proteggere anche il tuo, di denaro.
Sei a casa ammalato?
Lui si rende immediatamente disponibile per farti la spesa; ti chiede di mandargli la lista su WhatsApp e un bonifico a garanzia; appena lo vede accreditato, si reca al supermercato, torna e ti consegna le buste.
Tu le apri e invece del crudo di Parma ti ritrovi un cotto di pecora algerina e una “Prime Uve” ha sostituito la “Storica Nera” Domenis che ti eri tanto raccomandato; se gli chiedi ragioni ti dice che crudo e Storica erano finiti “e poi è la stessa cosa”, conclude.
Le mele che avevi chiesto non le trovi in un sacchetto, ma sparse qua e là, ognuna con la sua etichetta di pesata: “Visto che ti ho fatto risparmiare peso del sacchetto e relativo centesimo di costo?”, ammicca orgoglioso.
Infine ecco lo scontrino con una nota a matita per addebito di € 1,28 per benzina e € 0,11 per oneri finanziari causa immobilizzo per 35 minuti di € 2,00 nel carrello della spesa.
È persona affabile, solare anche, ma ama le tenebre: a casa vive nella penombra di una sola lampadina accesa da 15 watt, quella del corridoio perché baricentrica; oramai ha imparato a evitare mobili e suppellettili usando l’eco di ritorno come i pipistrelli.
Quando gli fai visita e chiedi del bagno, ti guida come un cane per ciechi, ti apre la porta e si scusa perché “c’è un guasto elettrico anche in bagno, ma il tecnico arriva domani a sistemare tutto”; tu entri, traffichi un attimo con la lampadina e improvvisamente lux ecce surgit aurea: era solo svitata.
Il risparmiatore compulsivo è alla perenne ricerca di suoi simili per rinverdire i fasti negli anni ’80 degli Spandau Ballet, magari con una piccola rivisitazione del nome della band: gli Spendau Macché.

Il Marchese del Bitter
Storie semiserie di un boomer di provincia

13/06/2026

SCRUTINI

Consigli per docenti alle prese con gli scrutini di fine anno scolastico.

Mi è capitato molte volte di sentire genitori decantare le prestazioni scolastiche dei loro figli come fossero delle Ferrari: “Non studia mai, sta solo attento in classe ed è il più bravo. Fa solo quello che gli interessa”.
Di ritorno a casa ero allora solito dire alla Zanna: “Tutti bravi i figli degli altri, i nostri invece sono ritardati!”
Lei mi guardava con sospetto poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto, per dirla alla Baglioni, e io precisavo: “Nel senso che sono in ritardo negli studi: quand’eo che i se laurea?”
Dal canto mio sono sempre stato bravino a scuola, zona Cempions Lig diciamo, ma perché studiavo, e tanto anche; le prestazioni migliori le sfoderavo in greco dove 8 era la prassi, ma non ero il più bravo perché c’era Lele, un mostro di dialettica e sintassi al quale io potevo solo lucidare le scarpe: quella volta che catturai un 9, Lele mi bruciò con un 10, infatti. Un giorno tornai a casa con un 7 e fu un lutto; mia mamma se ne uscì con: “Come mai? Gastu mancà de rispetto al profesòr?”, al contrario di altri in famiglia che quando raccattavano un 6, fosse pure in ginnastica, si sciabolavano magnum di Clinto.
Però il voto rendeva esattamente il valore della preparazione ed era d’immediata comprensione per studenti e genitori al fine di valutare eventuali rimedi: se darsi alla macchia per qualche giorno oppure andare definitivamente in esilio per i primi, ricorrere a ripetizioni private o lisciate di groppone col corniolo (cornoèr) per i secondi.
Ora invece i professori devono per lo più abbandonare il giudizio numerico per non mettere ansia da voto agli studenti; si chiede loro di essere dei funamboli della dialettica per mediare tra sinteticità, trasparenza e veridicità nel giudizio per evitare di urtare pure la sensibilità del bidello.
Ecco allora un prontuario che suggerisco ai docenti per esprimere con poche parole votazioni da 1 a 10 senza il rischio di ricorsi al TAR.
Voto:1. Si comunica ai genitori una notizia meravigliosa: per il prossimo anno scolastico sono da escludere categoricamente spese per l’acquisto di nuovi libri di testo.
Voto: 2. Alla domanda “Come hai passato il fine settimana?” ha risposto: “Non era scritto nel libro e poi non era prevista interrogazione per oggi”.
Voto: 3. Lo studente, pur non rispondendo a nessuna delle domande, ha dimostrato spirito d’iniziativa richiedendo di avvalersi dell’aiuto da casa.
Voto: 4. Nonostante fosse stato concesso l’aiuto da casa, le risposte sono state frammentarie ed imprecise. Si consiglia ai genitori cambio gestore internet per connessione wi-fi più veloce.
Voto: 5. Forse ci siamo quasi, la salvezza sarebbe a portata di mano se solo si sostituisse il Bignami con il libro di testo raccomandato, almeno per le ultime partite di campionato… ultime verifiche volevo dire
Voto: 6. A meno di tracolli nelle ultime giornate, si può ragionevolmente iniziare l’organizzazione del carnevale di Rio per festeggiare promozione.
Voto: 7. Bravino sì, ma adesso non serve parlarne come un fenomeno. Con un paio di innesti di qualità durante il mercato estivo, si potrà puntare alla zona Cempions nella prossima stagione.
Voto: 8. Probabilmente in età adulta gestirà una pagina social illudendosi di diventare famoso.
Voto: 9. Molto bene, ma alza la mano chiedendo di rispondere quando altri sono interrogati. Non è che stia simpaticissimo ai suoi compagni, eh?
Voto: 10. Anca masa! E andare a farsi uno spritz con gli amici al bar ogni tanto?

Il Marchese del Bitter
Storie semiserie di un boomer di provincia

10/06/2026

IL BAULE DELLA ZANNA

Non mi è mai piaciuto guidare e neppure la velocità mi affascina, anzi: superati i 140 km/h in autostrada mi sudano le mani; l’unica volta che mi sono spinto oltre è stato per seguire quel pazzo di Mario per arrivare in tempo a Medugorje, sollecitati telefonicamente a sbrigarci ché la sera ci sarebbe stata un’apparizione straordinaria della Madonna in occasione del suo compleanno; Mario non ha mezze misure con il gas: ON oppure OFF; così, dopo 20 km a seguirlo sul filo dei 180 km/h e le mani che erano diventate due saponette, ho realizzato che la Madonna mi sarebbe apparsa davvero se avessi continuato a quella velocità; così ho alzato il piede dall’acceleratore e declinato con un “Pateravegloria” l’invito al compleanno divino, preferendo fermarmi a cena con la Zanna in una bettola bosniaca.

Eppure mi trovo a volte costretto a lunghi viaggi, come quello della scorsa settimana fino in Salento; cerco allora di pianificare tutto per contenere quanto più possibile il disagio: controllo livello liquidi della vettura, pieno di gasolio e partenza intelligente con studio analitico delle fasce orarie migliori durante i giorni di fermo dei mezzi pesanti.
Non ho considerato però che al loro posto si erano riversati sulle strade un paio di milioni di intelligenti par mio alla guida di camper, noleggiati o di proprietà; i primi sono i più pericolosi e si distinguono per come tentano sorpassi in autostrada con un mezzo che ha l’agilità di una mietitrebbia e l’accelerazione di una motozappa; da Bologna a Rimini mi sono così trovato intruppato fra container bianchi su ruote che sgomitavano in autostrada per arrivare per primi alle apposite piazzole attrezzate della riviera romagnola.
A 70 km/h non mi sudano le mani, ho avuto quindi modo di pensare a chi stava peggio, tipo quelli attorno a me che andavano in vacanza con una minicasa o una tenda di lusso motorizzata, a seconda del punto di vista, illudendosi di risparmiare, godere di sconfinata libertà della vita “on the road”, viaggi in assoluto relax nel bel mezzo della natura… Ma se ami le stradine amene fra tigli e abeti, perché cavolo mi vieni ad intasare l’autostrada e non ti godi il paesaggio percorrendo la Romea che è pure gratis?
Chissà dove stia il relax nel portarsi dietro una casa su ruote con tutti gli annessi e connessi: pulizie, manutenzione, soluzione di piccole e grandi rogne… Senza il comfort di una vera casa per giunta: la doccia deve essere risolta con 7 litri d’acqua, ogni due per tre devi calarti nella parte dello spurgacessi, di bidet non se ne parla, m***a il tavolo – sm***a il tavolo, cambia la bombola del gas…
Privacy? In 12 metri quadri trovano posto cucina, salotto, zona notte, bagno e terrazzo, naturalmente da condividere almeno in due persone che a fine vacanza avranno superato il limite di sopportazione reciproca; coppie più innamorate di Paolo e Francesca e famiglie da Mulino bianco rischiano di vedersi frantumate in un fine settimana.

Butto un occhio allo specchietto retrovisore, vedo sul divano posteriore dell’auto i bagagli della Zanna, penso agli altri suoi due bauli stivati nel portabagagli assieme al mio trolley modello Ryanair, e mi rallegro di non essere in camper con spazi centellinati ed essermi così risparmiato 20 minuti di discussione per convincerla a lasciare a casa almeno il baule delle scarpe. Fermo in coda, incrocio lo sguardo di un signore alla guida di un motorhome modello jumbo, illuso di poter entrare in qualche borgo medievale con la sua astronave e invece sarà costretto a parcheggiare a due km almeno dal centro abitato, inaccessibile per ragioni d’ingombro al TIR che ha preso a nolo; sì, è sicuramente un camperista a canone extralusso: i proprietari li riconosci perché sanno come gira il mondo e il loro camper è provvisto dietro di terrazzo a sbalzo dove trovano posto almeno un paio di biciclette; e scarica le biciclette e ricarica le biciclette…
Ma almeno è una vacanza risparmiosa! Ah ah, giù dal pero! Oltre alla tariffa giornaliera, lasci in cauzione un rene che puoi considerare perso perché, non avvezzo alle dimensioni, qualche danno in manovra lo farai; poi ci sono da pagare le aree attrezzate, la pulizia finale, kit cucina e bagno, chilometraggio extra… Per non parlare del gasolio che quel mattone tracanna più di uno Scania.

E intanto siamo arrivati a Cattolica, di camper non c’è più ombra: ora si stanno contendendo le piazzole migliori fra Cervia e Riccione; a me restano altri 700 km alla guida prima di arrivare alla meta; la Zanna dorme sonni tranquilli: il baule con tutte le scarpe che non indosserà mai è al sicuro in bagagliaio.

Il Marchese del Bitter

06/06/2026

E LUCEVAN LE STELLE

L’articolo 9 della Costituzione chiama la Repubblica a promuovere lo sviluppo della cultura che, in quanto tale, non può certo prescindere dalla musica lirica, un patrimonio italiano esportato in tutto il mondo che deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla disponibilità di pecunia; l’Unesco tale articolo l’ha recepito benissimo e infatti il canto lirico è patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Anche la nostra scuola non è stata da meno; alle elementari, infatti, ci hanno insegnato a cantare in coro l’inno di Mameli e la Leggenda del Piave, mentre alle medie ci hanno fatto soffiare dentro un flauto dolce di plastica, col risultato di farci odiare quello che qualche secolo fa era uno strumento che trovava il tappeto rosso nelle composizioni dei maggiori musicisti europei.
Nessun ministro dell’istruzione ha mai pensato che sarebbe bastato leggere attentamente la Costituzione per fare una riforma seria che si limitasse a far ascoltare qualche opera lirica agli adolescenti, invece che far loro subire torture musicali con uno zufolo che di dolce non aveva proprio nulla; senza considerare poi il dramma dell’insegnante di musica, diplomato o diplomando al conservatorio, che, invece di stare fra la sezione di archi della Berliner Philharmoniker, doveva vedersela con mocciosetti che usavano quel flauto come una cerbottana per farsi la guerra a pallottole di carta.

Forse allora il legislatore ha voluto proteggerci da quell’ecatombe di giovani con il cuore lacerato da amori tossici che preferivano lasciare prematuramente le sofferenze terrene.
Aida segue il destino del suo amato Radames, reo di alto tradimento, e viene con lui sepolta viva; Madame Butterfly fa harakiri dopo aver atteso invano il ritorno dell’amato Pinkerton, che intanto dedica le sue attenzioni amorose ad altra signora; ne' La Traviata, Violetta ha solo il tempo di dare un ultimo saluto ad Alfredo e poi deve congedarsi da questo mondo; ne' La Bohème, la povera Mimì passa una vita di stenti accanto all’amato Rodolfo finché muore fra le sue braccia.
Giacomo Puccini era il più sadico perché, oltre ad aver condannato a morte Madame Butterfly e Mimì, fa fare un volo senza ali pure a Tosca che si lancia da Castel Sant’Angelo, sempre per amore, ben s’intende.

Almeno Tosca, a differenza delle altre, povere fanciulle in balia di un destìn crudele, ha un caratterino mica da ridere: prima si accorda con il poliziotto Scarpia per far evadere il suo amato Mario, condannato a morte, promettendogli in cambio la concessione delle sue “grazie”; poi, quando le viene chiesto il pagamento anticipato, gli pianta un coltello in petto, tanto per chiarire che con lei il patriarcato non funziona e che comunque i pagamenti mai prima di 60 giorni fine mese.
Intanto che la sua bella trama per farlo liberare, Mario attende l’alba a lui fatale rinchiuso a Castel Sant'Angelo, e ricorda le capriole amorose con la bella Tosca, disperato perché la morte, che l’attende di lì a poco, metterà la parola fine alla passione; allora dall’animo nasce l’aria immortale “E lucevan le stelle” con la quale il povero Mario si congeda dalla vita.

Oh dolci baci, oh languide carezze,
mentr'io fremente
le belle forme disciogliea dai veli!
Svanì per sempre il sogno mio d'amore...
l'ora è fuggita,
e muoio disperato,
e muoio disperato!
E non ho amato mai tanto la vita!
tanto la vita.

A pensarci bene, meglio evitare quest’aria: spiegare a candidi bimbi quelle belle forme che Mario disciogliea dai veli può essere pericoloso, per loro e per l’insegnante che rischierebbe il linciaggio da parte dei genitori; al limite lo mettiamo nel programma di terza media.
Una riforma semplice semplice a costo praticamente zero, visto che tutto è disponibile in rete gratuitamente e non serve comprare vinili; certo, i venditori di flauti protesteranno, ma se ne faranno una ragione; e magari, fra una decina d’anni, avremo a Sanremo una nuova generazione di ugole che potrà permettersi il lusso di fare a meno dell’Auto-Tune.

Il Marchese del Bitter

30/05/2026

FRANCESCO PER SEMPRE

Qualche giorno fa avevo scritto un elogio dell’ignoranza, dove volevo spiegare l’importanza del tenere sempre “sinque schei de mona in scarsea”, come la tradizione veneziana raccomanda; però non più di cinque, altrimenti si passa all’accumulo compulsivo e l’ignoranza diventa stile di vita.

Renato Guttuso espresse chiaramente il proprio credo politico con il “Manifesto per la Resistenza” prima, con “I funerali di Togliatti” poi; allo stesso modo Picasso: “Guernica” e “La colomba della pace” sono l’emblema del suo impegno politico. Dopo questo, nessuno si sognò mai di tirarli per la giacca esortandoli a ribadire il loro essere comunisti, perché un artista esprime le proprie idee con le opere che sono anche il suo manifesto politico, senza bisogno di ridondanti proclami.
Ora, davvero c’è chi bacchetta De Gregori perché non si schiera, quando è da 60 anni che la sua anima sta a sinistra?

Prendiamo PABLO: due migranti, uno spagnolo e l’altro italiano, viaggiano in treno verso la Svizzera; condividono la stessa meta, ma non lo stesso destino perché Pablo muore sul lavoro, anzi, Pablo viene “ammazzato” dal lavoro, come canta De Gregori; o forse si crede che Pablo sia morto in un incidente stradale? Era il 1975, quando ancora la morte sul posto di lavoro era considerata un rischio ineludibile o comunque accettabile dai più.

Venne poi GENERALE, con il soldato che posa finalmente le armi perché la guerra è finita e chiede al suo superiore se ne sia valsa la pena; naturalmente la domanda non trova risposta e il milite se ne torna alla quotidianità del Natale con moglie e figli, a quel desco familiare che la sinistra auspicava come cellula per il lascito ereditario dei valori di classe; quei “funghi buoni da mangiare e buoni da seccare” sono la solidarietà fra compagni di un semplice pranzo condiviso e non il bottino di una scampagnata in m***agna.

Parliamo di VIVA L’ITALIA? Non è una canzoncina da cantare quando gioca la nazionale, ormai dimenticata perché da tre edizioni non partecipiamo più ai mondiali; “Viva l’Italia, l’Italia liberata” è un inno al valore della Resistenza partigiana; “L’Italia che resiste”, con cui De Gregori conclude il brano, è quella che l’artista spera rivendichi per sempre le proprie radici; chissà perché nessuno mai la canta il 25 aprile.

TITANIC punta il dito contro le disuguaglianze fra classi sociali, tutte comunque a bordo della stessa nave destinata ad affondare; è un pezzo attuale ancor oggi, con la progressiva scomparsa della classe media e l’allargarsi della forbice fra ricchi e poveri; sul Titanic non ci sono vie di mezzo: c’è chi ha un biglietto di terza classe per l’America, dove spera di sfuggire alla miseria, e chi viaggia sul ponte di prima sorseggiando champagne d’annata; l’iceberg intanto li attende paziente per mandarli tutti in fondo al mare.

Hai sempre difeso chi rubava nei supermercati piuttosto che chi ha rubato per costruirli, sei un monumento della musica italiana con 50 anni di pezzi dove hai sempre cantato te stesso, poi arrivano il collega che ormai non canta più perché troppo “impegnato” sui red carpets, l’attore che ha studiato alla scuola comici di Sbirulino, e ti fanno il predicozzo perché non pontifichi dal palcoscenico?
“Sono di sinistra, ma non le appartengo. Voglio avere la libertà di poter verificare sempre le mie scelte e quelle degli altri.”

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