24/06/2026
Gent.le sorella Aline Pereira Ghammachi,
Seguo le sue vicende fin dalla sua nomina alla guida del convento Cistercense di Vittorio Veneto; allora le avevo dedicato una delle mie storielle, incantato dal suo particolare carisma e da quegli occhi che brillano di luce e illuminano anche chi la circonda.
Ero rimasto ammirato per come lei avesse saputo coniugare lavoro e preghiera sempre con il sorriso; il sorriso è importante, ti fa vedere la vita con la lente dell’ottimismo: se un bicchiere è mezzo pieno, c’è chi lo vede mezzo vuoto e chi mezzo pieno, ma il vero ottimista ne travasa il contenuto in uno di capacità inferiore perché sia pieno fino all’orlo.
Con questa formula lei aveva messo insieme, come una provetta ingegnere, una macchina originale e perfettamente funzionante, aperta al mondo e capace anche di sfornare prodotti atti a rimpolpare le casse del convento: non di solo pane vive l’uomo, ma senza muore.
Ma anche l’ingegnere ha il suo grande nemico che è AmmioCuggino, quello che è laureato in scibile umano e sa tutto.
Trovando un buco nella sua fittissima agenda, AmmioCuggino è arrivato un giorno al monastero Cistercense di Vittorio Veneto, un orologio svizzero per precisione ed efficienza, e ha pensato: “Caspita, non segna l’ora esatta, è avanti di due secondi; ci penso io a metterlo in bolla con l’orologio atomico di Greenwich”.
Così l’ha aperto, ha tirato fuori molla, ruotismi e bilanciere per concludere che il guasto stava nella molla e l’ha sostituita con la sabbia rimediata da una clessidra; ha rim***ato il tutto e magicamente la sabbia ha grippato gli ingranaggi bloccando l’orologio; “Missione compiuta” ha dichiarato trionfante AmmioCuggino alla stampa: “Prima l’orologio non segnava mai l’ora esatta, ora lo fa per ben due volte al giorno”.
Cara madre Aline, non se ne faccia un cruccio, in fondo a Gesù Cristo è andata peggio perché ha dovuto vedersela con scribi, farisei e il Sinedrio al gran completo: tutti AmmieiCuggini.
Leggo che dopo un anno le cose si sono ora risolte felicemente con l’indulto da parte del dicastero vaticano e la dispensa dai voti.
Con le mie passeggiate quotidiane passo spesso davanti alla villa che ora ospita lei e le sue consorelle e mi è venuta un’idea.
Un paio di anni fa ho pubblicato un libriccino senza pretesa di essere letteratura; è una raccolta di racconti, alcuni veri di tempi andati e anche moderni, altri frutto di fantasia, dove animali, uomini ed eroi diventano protagonisti; tutti però conditi con il sale dell’ironia con lo scopo di strappare un sorriso e far pensare; storie che possono far sorridere in giornate storte, che ricordano come eravamo e come siamo diventati, con quella leggerezza che, come diceva Italo Calvino, "va associata con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono"; il libro può essere letto aprendo una pagina a caso perché ogni storia è indipendente da quelle che la precedono e la seguono e ognuna ha il respiro di non più di 3-4 minuti di lettura.
Vedendo dal cancello la bellezza del giardino della villa, ho pensato che non sarebbe male organizzarci una presentazione del mio libro i cui proventi verrebbero destinati interamente alla sua comunità.
Mi permetto di lasciarle una copia al cancello della villa così che, se ne avrà voglia, lei possa sfogliarlo e decidere se la mia proposta è fattibile; potrà trovare la storiella che la riguarda a pag. 24 con il titolo “Io speriamo che me la cavo”.
In occasione di un'eventuale presentazione, ovviamente, sarà mia premura portare anche qualche bottiglia per brindare alla fine perché, come scriveva Molière, “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro e un buon amico”.
Sulla buona bottiglia e il buon amico posso garantire, sul buon libro molto meno.
Il Marchese del Bitter