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Un anno dopo, appena in tempo ❤️♥️Auguri Lucia Natali
22/10/2026

Un anno dopo, appena in tempo ❤️♥️
Auguri Lucia Natali

Erano forse anni che sognavo un ottobre così. Come quei disegni con le bucket list autunnali che si vedono qui du Instag...
16/10/2026

Erano forse anni che sognavo un ottobre così.
Come quei disegni con le bucket list autunnali che si vedono qui du Instagram: le mele, le tazze fumanti, le pile di libri, le lucine, le candele, le vellutate di zucca che cucini con intenzione e riuscendo a “vivere il momento”.

Non è banale, ma se penso alle prime ricette del mio blog (che ha quasi vent’anni ;)), allora era proprio così: ogni risotto, minestra, paninetto era una piccola celebrazione del tempo e dello spazio.

Poi lentamente, insidiosamente, tutto ha preso una piega veloce, prima in modo divertente e rocambolesco e in seguito in modo sempre più pressante e vorticoso.

Quest’anno però è stato diverso: il piccolo incidente (con grandi effetti collaterali ;)) di giugno ha cambiato la prospettiva, e ora che sto ricominciando a camminare, molto lentamente e con molti limiti, i paletti che sono costretta a mettermi mi stanno in un certo senso dando un nuovo ritmo, anzi, restituendomi un senso del tempo che capivo di aver perduto ma non riuscivo a recuperare ❤

Insomma, come diciamo con le mie sorelle, le mie amiche e le mie colleghe, nulla accade per caso e forse ci voleva proprio un vero e proprio ALT! per venirne in un certo senso a capo.

Quindi… godiamoci gli effetti collaterali di cui vedete i risultati in queste foto ;): una una torta-crumble alle mele e profumata alla cannella (altro imprescindibile, autunnale, elemento 😉 🤎🧡🍂🍁❤️), ma tagliata a cubotti, così si vedono bene tutti gli strati…

La ricetta è decisamente facile, la consiglio a tutti, e per la farina, ho scelto la tipo 0 W 200 degli amici di Grandi Molini Italiani , non troppo forte e dunque perfetta per questa ricetta che deve essere friabile e leggermente sbriciolosa.

Manco a farlo apposta è la stessa farina che ho usato nel mio primo post in collaborazione con Grandi Molini Italiani esattamente 7 anni fa!

Un piccolo omaggio al ricordo dell’inizio della nostra avventura, soprattutto oggi che, per chi è curioso di sbirciare nelle Stories ci sono delle novità in arrivo 😉

Per la ricetta invece, ecco il link!
https://rossellavenezia.com/2026/10/cubotti-alle-mele-e-cannella.html

Che sia una buona autunnale giornata per tutti!

  [ottobre]• La cannella (sdoganata oserei dire esposta)• Per la caviglia è ancora decisamente troppo presto andare a ca...
13/10/2026

[ottobre]

• La cannella (sdoganata oserei dire esposta)
• Per la caviglia è ancora decisamente troppo presto andare a camminare nel bosco, sentire che ci siamo comunque vicini
• (accontentarsi delle ;)) Foglie del parco in città
• Le bacche
• Le tazze
• Le pile di libri sul davanzale
• La sciarpa buttata direttamente sulle spalle sopra il maglione senza ancora mettere il cappotto
• Le cene a casa delle amiche
• La bowl di yogurt in versione autunnale (con le melette, la cannella appunto, i frutti rossi, gli avanzi della torta del set)
• La torta del set 🧡🤎 Cosa sarà? Lo scopriremo nel prossimo post ;-P

Cosa mi manca di Pantelleria, cioè della prima, breve Pantelleria della mia vita, è soprattutto quel profilo bitorzoluto...
29/09/2026

Cosa mi manca di Pantelleria, cioè della prima, breve Pantelleria della mia vita, è soprattutto quel profilo bitorzoluto e nero al tramonto, quella presenza giurassica e rassicurante che ti prende la testa e la bocca dello stomaco, mentre capisci che non ti serve quasi nulla, per vivere, infondo, se non la facoltà di sentire: odori, sapori, brezze marine o pietre roventi, te stesso, volendo, inaspettatamente mentre guardi lontano lontano, e intanto annusi inforchetti addenti un vigoroso piatto di busiate alle vongole piccanti.

La ricetta improvvisata durante queste vacanze tardive la trovate ora sul blog: rossa e appunto piccantina come piace a me, e fotografata un po’ di corsa perché il tempo da impiegare pendeva tutto vistosamente verso l’assaggio caldo.



Busiate piccanti alle vongole: link alla ricetta nel primo commento ;)

Pensavo fosse perché ancora non c’era nemmeno l’ombra di un tavolo, tantomeno di una sedia, ma nonostante ora un po’ all...
19/09/2026

Pensavo fosse perché ancora non c’era nemmeno l’ombra di un tavolo, tantomeno di una sedia, ma nonostante ora un po’ alla volta siano arrivati pezzi di cucina nuova, il tavolino tondo in marmo che tanto volevo, le sedie di design originali anni settanta che ho scippato ai miei genitori, cuscini e materassi per sedute definitive e lucine temporanee alle pareti, il “posto” resta sempre e solo lui: la finestra sul fiume.

Che siano i gattini a cercare un punto in cui arrotolarli, i miei cugini per sedersi di passaggio per fare un saluto, i muratori a con la loro pausa pranzo nel mezzo del caos e della polvere, istintivamente tutti, alti o bassi, quadrupedi o bi- , vogliamo sederci a riposare leggere mangiare parlare lì, sul gradino finestrato.

Quindi la mattina ogni volta la scena è questa: la sveglia che suona a più riprese fino a che uno dei gatti, autorizzato dal suono persistente, mi atterra in faccia, io che mi trascino, al momento pure zoppicando, in cucina non capendo esattamente dove sono, il profumo del caffè, e qualcosa di morbido da mangiare, che sia accogliente.

Ecco per iniziare ogni giorno mi serve una colazione accogliente, che mi aiuti a capire dove sono e mi instradi nella giornata.

C’è una tag sul blog che si chiama proprio “cose panose”, credo che quasi venti anni fa quando l’ho istituita pensavo proprio a questo: leggermente dolce ma soprattutto morbido per accoglierci ed accogliere ogni giorno.

Magari con cioccolato pure meglio ;)

, nel caso ve li foste persi un paio di giorni fa sul blog. Ricetta al link in bio e che la giornata e il finesettimana siano meravigliosi per tutti voi ♥️🩷

Tornare bambini a colazione ❤️♥️
16/09/2026

Tornare bambini a colazione ❤️♥️

Settembre è ufficialmente, sul blog, da sempre, un mese dolce, di quella dolcezza associata quasi più al morbido più che...
16/09/2026

Settembre è ufficialmente, sul blog, da sempre, un mese dolce, di quella dolcezza associata quasi più al morbido più che al goloso in senso stretto.

È un mese di ripartenza e forse per questo ormai da anni mi viene da associare la partenza dell’anno scolastico e la ripartenza lavorativa al primo momento della giornata: la colazione.

E così, da mesi avevo in mente che volevo provare a fare a casa i pangoccioli, i noti paninetti tondi con gocce di cioccolato, e alla fine non poteva che accadere ora che li facessi e li postassi, esattamente a settembre, col loro portato di coccole e morbidezza, col cioccolato tritato a mano così i pezzi piccoli si disseminano nell’impasto rendendolo tutto di fatto “cioccolatoso”, e quelli grandi arrivano all’improvviso facendoti sentire il vincitore di una specie di lotteria della felicità sonnolenta, la mattina quando ancora non ci stai capendo nulla, e hai ancora decisamente bisogno di qualcosa di caldo e morbido.

Proprio perché li ho pensati per l’inizio della giornata, la farina predominante è quella integrale decorticata a pietra degli amici di Grandi Molini Italiani , e per rendere la consistenza finale ancora più morbida ho usato l’ormai collaudato (e semplicissimo) metodo thang zhong , ovvero un roux di acqua (e/o latte) e farina, che permette di concentrare i liquidi, pregelatinizzandoli, come per la besciamella, dell’impasto a cui viene aggiunto.

https://rossellavenezia.com/2026/09/i-pangoccioli.html

Auguro una giornata morbida a tutti voi. È un settembre che lo sia altrettanto ♥️❤️

A casa dei miei nonni, a Melfi, c’erano 4 balconi, e ognuno suscitava la mia attenzione di bambina sensibile alla confor...
12/09/2026

A casa dei miei nonni, a Melfi, c’erano 4 balconi, e ognuno suscitava la mia attenzione di bambina sensibile alla conformazione degli spazi.

I primi due percepibili, perchè di fatto sulla strada, sono balconi gemelli, i più “istituzionali” diciamo, belli simmetrici a destra e a sinistra del portone d’ingresso della casa, con le balaustre lavorate e così pieni di piante bellissime e d’estate fiorite che quando passava la banda, il giorno della festa dell’Assunzione, noi piccole, mamma e nonna e zia, anche se i balconi erano due, quasi non riuscivamo a starci.

Poi c’era un terzo terrazzo misteriosissimo per me, che partiva dal salone, ed era largo e abbastanza profondo, un rettangolo ma non troppo allungato, che finiva su un muro. Nel senso che qual balcone era “passante” (senza di fatto passare, ovvero senza collegare) su un vicolo. Avresti potuto affacciarti a destra e sinistra e vedere le persone che ci passavano sotto, da una parte all’altra, nel vicolo, ma questo era impossibile perchè i suoi parapetti in muratura, alti, e la grande presenza, qui oserei dire ancora di più, di piante lussureggianti, lo rendeva impossibile, e aggiunto a questo la sua profondità inusuale dovuta al fatto che non fosse uno sbalzo sospeso nell’aria ma un ponte agganciato a due muri a tutti gli effetti, lo rendevano ai miei occhi denso come un Giardino Segreto.

In ultimo c’è il quarto terrazzo sul retro, ferocemente esposto a sud, che collega visivamente i due punti più importanti della città di Melfi, ovvero il campanile della cattedrale e il Castello di Federico II: un terrazzo lunghissimo ai nostri occhi di bambine e più magico dei quattro ai miei, perchè, essendo la casa composta da due precedenti unità immobiliari separate all’interno, in un punto, da un pianerottolo, e unite solo da una stanza e non da un disimpegno, questo era di fatto l’unico collegamento che bypassava velocemente l’intera grande casa e che ci permetteva di sgattaiolare furtivamente dalla nostra camera alla sala da pranzo, facendo capolino dal di fuori nella camera dei nostri giovani zii.

Ci permetteva di giocare a nascondino o di sgusciare fuori dal nostro letto di giorno alla controra, quando invece avremmo dovuto dormire, da piccole, o di uscire nelle notti di plenilunio da adolescenti col nostro libro di Fogazzaro o di Eco in mano dopo aver passato l’intera giornata a negarci al resto del mondo in un rifiuto del Meridione tutto adolescenziale quando già le nostre amiche erano in vacanza “da sole” mentre noi dovevamo stare ancora a ruota di mamma e papà.

Su questo terrazzo, che era anche quello “di servizio”, venivano stesi e ripresi e piegati panni a cicli continui (ricordo lenzuola, e tovaglie enormi) e soprattutto, qui, veniva coltivato il basilico.

Le piante “da parata” erano sostanzialmente ovunque tranne che qui, e il basilico non era da nessuna parte e qui invece regnava. Regnava in enormi vasi di coccio addossati alle pareti di intonaco, resistendo al sole che schiaffeggiava l’intera facciata praticamente tutto il giorno, e crescendo con le sue grandi foglie verdi e lucide.

Quello è il basilico della mia vita, quello che mi impedisce di capire fino in fondo la finezza e bellezza delle foglioline liguri, quello che profumava vigorosamente quando ci passavo coi polpacci nudi accanto anche solo ad averlo sfiorato, e quello a cui ho pensato la prima volta che ho letto la storia di Elisabetta da Messina nel Decamerone di Boccaccio.

Su questo terrazzo, che era anche quello “di servizio”, venivano stesi e ripresi e piegati panni a cicli continui (ricordo lenzuola, e tovaglie enormi) e soprattutto, qui, veniva coltivato il basilico.

Le piante “da parata” erano sostanzialmente ovunque tranne che qui, e il basilico non era da nessuna parte e qui invece regnava. Regnava in enormi vasi di coccio addossati alle pareti di intonaco, resistendo al sole che schiaffeggiava l’intera facciata praticamente tutto il giorno, e crescendo con le sue grandi foglie verdi e lucide.

Quello è il basilico della mia vita, quello che mi impedisce di capire fino in fondo la finezza e bellezza delle foglioline liguri, quello che profumava vigorosamente quando ci passavo coi polpacci nudi accanto anche solo ad averlo sfiorato, e quello a cui ho pensato la prima volta che ho letto la storia di Elisabetta da Messina nel Decamerone di Boccaccio.

Forse è per questo mio immaginario di basilico che contiene l’intera estate che verso la fine di agosto comincio ad agitarmi, a guardare le mie piantine cercando di capire quale sia il momento oltre il quale non andare per non sprecarlo all’avvicinarsi dell’autunno, e farci un bel pesto e magari qualcos’altro 😜

La pasta al pesto è sempre una bella idea, ma per chi se lo fosse perso pure il Pull Apart Bread con formaggio e pesto al basilico di qualche giorno fa può essere una buona idea.

La ricetta la trovate qui: https://rossellavenezia.com/2026/08/pull-apart-bread-al-basilico-con-formaggio-e-pesto.html

Il terrazzo “dei panni e del basilico”, il lungo corridoio esterno della casa dei miei nonni, è nell’ultima foto del carosello.

E quelle, siamo io e la mia bellissima mamma

C’ho il blog che vive di vita propria. E stamattina se n’è uscito con questa ricetta, lo giuro.L’incipit è “Trovatevi un...
09/09/2026

C’ho il blog che vive di vita propria. E stamattina se n’è uscito con questa ricetta, lo giuro.

L’incipit è “Trovatevi un temporale”, ed io mi sono accorta che era “partito”, con gambe proprie, grazie ad un commento della mia amica Manù Emanuela Lupi che mi era stato notificato via mail e che diceva “Di’ la verità lo hai fatto apposta!”, perché non so da voi ma qui sul fianco adriatico fino a un bel pezzo di entroterra sta venendo giù il cielo.

Io ‘sto post boh, non so quando l’ho scritto né tantomeno perché l’ho programmato oggi (ah sia ben chiaro, io non programmo un bel niente, mi viene l’impellenza di scrivere, e in quei casi metto giù una data a ufo pensando “prima di allora aggiusterò le cose, c’è tempo 😅”, e poi me lo scordo), e così ogni tanto esce un post come un pop up, e ci va di lusso se il post è completo 😉

In ogni caso, il mio non è vaticinio ma frustrazione da commento anti-forno, e quindi devo aver pensato che i primi di settembre avremmo avuto zucchine a bizzeffe ma forse temperature che non scatenassero altri tipi di tempeste.

Però, che bello sarebbe mangiarcela davvero in giardino d’estate e senza il temporale sta lasagna qui?
Con gli amici, tipo la Mari Marina Della Pasqua | Food Photo & Video | Rimini più i rispettivi pazienti consorti (che poi è la prova provata che si trattò di vita vera e non di set).

Gli scatti risalgono in effetti ad un inizio estate, e se guardate molto da vicino insieme alle zucchine ci sono gli asparagi. Ma voi potete mettere quello che volete, tanto, l’ho capito relativamente da poco, il segreto delle lasagne è affogarle di formaggio.

Non potete sbagliare 😉

La ricetta è (autonomamente) sul blog, ed ora vado a leggerla anche io per capire davvero cosa avevo scritto ;))

https://rossellavenezia.com/2026/09/lasagne-con-crema-di-formaggi-zucchine-e-basilico.html

Baci baci!

Succede questa cosa inspiegabile per cui il pane segue spontaneamente i miei ritmi di marcia, la viennoiserie i miei rit...
02/09/2026

Succede questa cosa inspiegabile per cui il pane segue spontaneamente i miei ritmi di marcia, la viennoiserie i miei ritmi di risveglio, le focacce suscitano la mia curiosità e il mio interesse e la pizza, nonostante sia uno dei miei piatti preferiti (sempre dopo un piatto di spaghetti, sempre dopo ;)), nonostante io mitizzi chiunque sia in grado di prepararsela in casa, quando si tratta di farla da me, provoca interdizione e sospetto, e resta bloccata in un punto in me non meglio precisato tra l’idea e la realizzazione, e quindi spesso e volentieri resta nei miei sogni.

Ero in questa specie di limbo qualche giorno fa, davanti ad un sontuoso pezzo di formaggio Castelmagno che stazionava nel mio frigo alla fine di uno shooting, e all’idea che doveva a tutti i costi essere associato ad uno dei migliori mieli di casa (Castagno? Colza?).

Poi ho realizzato di avere in dispensa un pacco di preparato per pinsa romana Grandi Molini Italiani .

La pinsa differisce dalla pizza per forma (leggermente ovale e oblunga invece che tonda), per farina (un mix di grano riso e soia invece che solo grano), idratazione (alta piuttosto che media) e consistenza (croccante fuori e morbida dentro mentre la pizza ha un cornicione alto, soffice e alveolato, con una parte centrale sottile e morbida) e nonostante grazie ai miei oltre vent’anni di vita romana io la conosca bene di palato, non avevo mai avuto idea di come realizzata.

Immaginate la mia felicità quando ho capito che al pacco di farina che avevo dovevo solo aggiungere acqua, sale e olio.

Il giusto alloggiamento per il mio sogno di gloria di Castelmagno e miele, con la sola aggiunta di un po di mozzarella perché alla parte filante, ora ditemi voi, chi può mai rinunciare.

SPAZIALE 💛

La ricetta la trovate qui: https://rossellavenezia.com/2026/09/pinsa-castelmegno-e-miele.html
E intanto buona cena a tutti!

Indirizzo

Fabriano
60044

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