S.Semprini

S.Semprini Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di S.Semprini, Piazza Augusto Imperatore, Rome.

Il miglior albergo di Roma.La finirei qui, perché dopo tutti sti palazzoni fatti con lo stampino aperti alle bolgie, fin...
22/05/2026

Il miglior albergo di Roma.

La finirei qui, perché dopo tutti sti palazzoni fatti con lo stampino aperti alle bolgie, finalmente l’avvocato Romeo ci insegna il lusso.
Non entrano tutti, i prezzi sono i più alti della città, gli Schifano appesi nella hall e le anfore Romane sotto la piscina sono raccontate da un maestro al suo tramonto… Ma un grande tramonto convince più di un’ infondata alba.
Un onore.

I pezzi d’arte costellano un albergo perfettamente pulito e disegnato in modo unico.
Le stanze ibridano storia e design in un mix d’eccellenza.
Insomma, l’avanguardia.

Il ristorante non sfigura con i suoi piatti di Hermès , bicchieri in titanio ed una cucina a vista, chirurgica.
è un talento che gioca fuori casa, ma non si sente.
Anzi importa il suo stile e la sua visione, figlia del suo maestro
Peccato per la cacio e pepe che personalmente non ho capito.
Quasi non c’entra nulla.
La materia prima è inarrivabile, le cotture delle proteine sono PERFETTE.
La sala è all’altezza, i materiali pregevoli e l’esperienza unica.
La pungenze ( del peperoncino e del rafano) sono dosate e stimolanti.
La gelée di frutti di mare è fresca e di giusta compagnia ad una generosa dose di granciporro.
Il servizio del pane è studiato per divertire e convincere con i suoi passaggi fumè ed i suoi side.
Il dolce, una goduria finalmente dolce.

Grazie.



Grazie.

Non voglio che i giovani cambino paese, voglio che i giovani cambino il Paese.
01/04/2026

Non voglio che i giovani cambino paese, voglio che i giovani cambino il Paese.

A Viterbo,  si impone come un indirizzo capace di alzare l’asticella della proposta gastronomica locale, muovendosi con ...
22/03/2026

A Viterbo, si impone come un indirizzo capace di alzare l’asticella della proposta gastronomica locale, muovendosi con disinvoltura tra suggestioni d’oltreoceano e raffinati richiami francesi. Un american bistrot contemporaneo, dove ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza solida e riconoscibile.
Protagonista assoluto è il grande bancone bar, fulcro scenico e operativo del locale: qui la competenza del personale emerge con chiarezza, tra miscelazione precisa e un servizio attento, mai invadente. È proprio questa sicurezza, questa naturale padronanza del mestiere, a rendere LAB quello che è… l’altro figlio del proprietario!
La cucina non resta in secondo piano, anzi. Si muove dialogando alla pari con la proposta liquida. Lo speck d’anatra colpisce e stuzzica durante i primi sorsi, mentre i tortelli di carne e cioccolato sorprendono per equilibrio e originalità, senza mai scivolare nell’eccesso. I ragù, eleganti e ben costruiti, raccontano una ricerca concreta, fatta di tecnica, sensibilità e semplice ma impeccabile origine.
L’ambiente è coerente con la proposta: stile industriale curato, soffitti alti che amplificano il respiro del locale, e quel bar centrale che diventa punto di incontro e osservazione. Qui il cibo non è un semplice accompagnamento alla bevuta, né il contrario: LAB costruisce un equilibrio raro, dove cucina e cocktail convivono e si valorizzano a vicenda.

Ps: La gentilezza di questa proprietà è memorabile.

Grazie.

Le due stelle e mezzo di  .Il percorso si sviluppa su una linea gustativa fresca, quasi in ogni portata. I richiami alla...
18/03/2026

Le due stelle e mezzo di .

Il percorso si sviluppa su una linea gustativa fresca, quasi in ogni portata. I richiami alla cucina mediterranea sono evidenti, familiari, rassicuranti.
Proprio per questo disarmanti nella loro precisione. Non c’è spazio per esitazioni: ogni boccone è diretto, leggibile, ma mai banale. La tecnica è profonda, solida, ma sempre al servizio di un’idea “nostrana” del gusto, che mette al centro memoria e identità.

Eppure per quanto mi riguarda, qui, la vera differenza la fa la sala. Probabilmente una delle migliori in città.

Il personale, maturo e attentamente selezionato, si muove con una sicurezza rara, sotto la guida di un maître che ricorda più un direttore d’orchestra che un semplice coordinatore. I tempi sono perfetti, i gesti misurati, l’attenzione costante ma mai invadente.

È interessante ritrovare anche alcuni volti già noti, oggi visibilmente cresciuti grazie a un contesto che evidentemente sa formare e valorizzare.

Non c’è nulla fuori posto: dall’accoglienza al servizio, fino al silenzio ovattato regalato dalla moquette, tutto contribuisce a costruire un’esperienza di eleganza e classe autentica.

Il conto è importante, senza dubbio. Ma è una di quelle esperienze in cui ogni euro trova una sua giustificazione.

Grazie.


22/02/2026
Più di cent’anni di insegna, di mani infarinate e di sala vissuta, oggi suggellati dal massimo riconoscimento nelle clas...
21/02/2026

Più di cent’anni di insegna, di mani infarinate e di sala vissuta, oggi suggellati dal massimo riconoscimento nelle classifiche delle trattorie italiane: tre Gamberi, simbolo di una cucina che non si limita a custodire la memoria, ma la rinnova con intelligenza e misura.

Qui il territorio è radice e orizzonte. La proposta gastronomica affonda nei sapori schietti della Tuscia, ma non teme incursioni di ricerca, sempre calibrate, mai invasive. È una cucina che parla dialetto ma conosce le lingue del mondo, capace di restare fedele alla propria identità pur evolvendo con passo sicuro.

Determinante l’innesto di Samuele, sommelier e oste di terza sé non quarta generazione di ristoratori. Dopo un lungo viaggio nel firmamento stellato, torna alla casa di famiglia con uno sguardo più ampio e una sensibilità affinata. La carta dei vini è il suo racconto: un percorso che spazia dai grandi nomi di Francia alle piccole e preziose etichette locali, selezionate con rigore e intuito. Non è solo una lista, ma una regia. Si percepisce chiaramente la mano di un maestro capace di costruire abbinamenti che dialogano con il piatto e ne amplificano la voce.

Ma è dietro al banco della pasta che si consuma uno dei riti più emozionanti. La sfoglia è spessa, ruvida, viva; trattiene il condimento e in cottura si arriccia con eleganza rustica. Con l’amatriciana, intensa e profumata, o con il sugo di lepre, profondo e avvolgente, la pasta fresca diventa materia narrativa, racconto di domeniche lente e mani esperte. Ogni forchettata restituisce il senso della manualità, del tempo giusto, della tecnica tramandata e perfezionata.

E poi c’è ciò che nessuna guida può misurare fino in fondo: il calore. Quella capacità tutta familiare di farti sentire atteso, non semplicemente accolto. Alla l’ospitalità è un gesto naturale, mai costruito. Si esce con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di autentico, di aver condiviso una storia più che un pasto.

Da Piazza Barberini soffia un vento nuovo che profuma di caffè filtro e b***o caldo: .rome_ , lo specialty coffee inaugu...
11/02/2026

Da Piazza Barberini soffia un vento nuovo che profuma di caffè filtro e b***o caldo: .rome_ , lo specialty coffee inaugurato dai ragazzi di , è già un indirizzo da segnare per il brunch della domenica.
L’atmosfera è luminosa, rilassata, di quelle che ti fanno restare anche dopo l’ultimo sorso. In tavola un katsosandu goloso, accompagnato da fagioli e uovo poché.
Comfort food fatto come si deve, poi una tartare ben condita, fresca e precisa. E ancora pesce con salsa pil pil, omaggio alla tecnica sp****la d’alta cucina, eseguito con mano sicura e gusto pulito.

Ma il cuore resta lui: il lievitato. Croissant, bun e impasti sono la loro matrice, la firma che arriva da lontano e si sente al primo morso.
L’esperienza? Leggera, scorrevole, senza inutili sovrastrutture. Si mangia bene, si beve meglio e si esce con la voglia di tornare. 🌙

A Santo Stefano di Sessanio, la cucina di  dialoga con il contesto storico senza limitarsi alla rievocazione. Il patrimo...
04/02/2026

A Santo Stefano di Sessanio, la cucina di dialoga con il contesto storico senza limitarsi alla rievocazione.
Il patrimonio gastronomico abruzzese viene riletto da con un approccio autoriale che supera il perimetro della tradizione godereccia, spingendosi verso una ricerca gustativa più profonda e talvolta spigolosa.

L’esperienza è inscindibile dal luogo: interni in pietra, tavoli nudi in legno, terracotta al posto della porcellana e una luce di candela che ricostruisce un immaginario medievale volutamente austero. Uno storytelling coerente, capace di sospendere il tempo e rendere il pasto un episodio a sé, fuori dal flusso della ristorazione contemporanea.

Nel menu Evoluzione, tra infusioni, fermentazioni e contrasti amari, prendono forma piatti giocati su carne ovina, legumi e vegetali, con una tecnica matura e una forte tensione aromatica. Il riferimento alla scuola romitiana è riconoscibile ma metabolizzato, in un percorso che trova un proprio equilibrio. Spiccano Lenticchia, cotica e alloro, i ravioli di castagne in brodo di verza e Cavolo nero, mela e rafano. Si chiude con Lattuga, vaniglia e limone, “dolce-non dolce” che sintetizza la visione del cuoco.

Servizio attento, carta dei vini focalizzata su piccoli produttori locali, con chicche talvolta sorprendenti.
Più che un semplice ristorante, un’esperienza gastronomica immersiva, già solida nonostante l’apertura recente.

C’era una volta “Il Ristorante”.Fa strano pensare che un tempio di tale portata, nato per concorrere ai più alti vertici...
18/12/2025

C’era una volta “Il Ristorante”.

Fa strano pensare che un tempio di tale portata, nato per concorrere ai più alti vertici della ristorazione moderna, si ritrovi in una condizione tanto dozzinale e trasandata.
Ok le chiavi , ed ok il mezzo miliardo di euro speso per costruire tutto l’ambaradam, e forse anche ok i ranking interni di andamento qualitativo ma purtroppo l’esperienza si presenta mediocre.
Nel ristorante non è presente alcun senior manager al momento del servizio, forse troppo occupato a fare altro, e si vede.
Vassoi sporchi che riposano alle nostre spalle ospitano un pittoresco “mischione” di piatti e bicchieri provenienti da più tavoli.
Insomma non c’è la sensazione di trovarsi in un posto serio. Il locale è bellissimo, nel cuore della città.
Tempestato da pezzi d’autore e di materiali pregevoli questo posto sembra la “Ferrari” dei ristoranti, ma non si piazza nemmeno tra i primi cinque e questo lascia pensare.
E che non si dia la colpa ai junior manager, preparati e coraggiosi ragazzi chiamati ad insegnarsi da soli.
Poi ci mette la firma, ormai solo quella dopo le decine di recensioni infelici.
Il degustazione è ben presentato, la scarola è magnifica e si veste di un’eleganza senza precedenti grazie alla tattile della salsa di pinoli.
Lo scampo, invece, voleva essere “croccante” grazie alle scaglie di carapace che lo accompagnavano…
E poi la Sommellerie, presunto vanto del locale, ancora serve Marabino e Nicoleo. ( stesse proposte di pairing e mescita da tre anni)
Dal fare concorrenza alla all’essere i cugini di il passo qui è stato rapido ed indolore.

I commensali attorno a noi si lasciano andare ad appassionate effusioni sui preziosi divani che compongono la sala e lo staff, stanco, poco qualificato e ridotto ai minimi termini impoverisce l’esperienza non giustificandone il prezzo da stellato.
Il pane è sempre buono, anche se la rigenerazione lo rende eccessivamente “biscottoso e friabile”.
Per oggi è tutto.
Torneremo a trovarvi quando deciderete di fare le cose sul serio, nobilitando ciò che vi è stato concesso di gestire, con etica e correttezza.

Troppo vecchi per le pose. ❤️
03/12/2025

Troppo vecchi per le pose. ❤️

Indirizzo

Piazza Augusto Imperatore
Rome
00186

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando S.Semprini pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi