07/10/2025
I peggiori insulti, le parole più taglienti e offensive spesso non vengono dagli altri. Vengono da te. Rivolte a te.
Quelle che ti dici sottovoce, quando nessuno ti sente. Quelle che il cervello ti “suggerisce” e che registra, trasformandole nella “tua” verità.
In poche parole: siamo le peggiori “hater” di noi stesse.
1️⃣ “Fai schifo.”
“Sei un cesso”
“Come pretendi di piacere se vai in giro cosi”
Davanti allo specchio. Dopo una giornata storta, o solo perché non ti piaci. Ti esce così, spontaneo. Come se fosse un dato di fatto, non una coltellata.
Ma ogni volta che lo ripeti, quella frase diventa cicatrice. Ti abitui al disprezzo come se fosse disciplina. Come se insultarti servisse a migliorarti.
Ma non è così. È solo dolore mascherato da sincerità.
2️⃣ “Ma come hai fatto a fare un errore così?”
“Sei proprio stupida.”
“Sei deficiente”
Ti massacri per ogni minimo sbaglio. Non ti concedi una tregua, una carezza, un “va bene lo stesso”. Ti parli come non parleresti mai a nessun’altra persona. E lo chiami “essere dura con te stessa”.
Ma non è forza. È abuso. Una violenza silenziosa che ti logora piano, finché cominci a crederci davvero: che non vali, che non sei capace, che non ti meriti niente.
3️⃣ “Sono tutte più belle di me.”
Ti perdi a guardare vite perfette e corpi perfetti, finché dimentichi che anche tu lo sei — solo in un modo diverso. “Vorrei essere così”, dici. E intanto ti svuoti, ti spegni, ti convinci che la tua luce non basti.
Ogni confronto è una lama invisibile che ti taglia l’autostima. E più lo fai, più il cervello smette di credere in te.
Ma possiamo smettere.
Perché non puoi guarire da una guerra se continui a combatterti ogni giorno. È ora di riscrivere la voce nella testa.
Con parole che curano, non che feriscono. Con uno sguardo che accoglie, non che giudica.
Noi ci incontreremo per farlo insieme — per smettere di farci del male da sole.
Non ti dico altro qui.
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Smetti di essere la tua stessa hater.