30/09/2024
🥕MA MANGI COME UN CONIGLIO?🐇
Essere vegetariani o vegani a Londra è un paradiso.
La multiculturalità ha fatto sì che negli anni le alternative prive di prodotti animali fossero sempre più variegate e frequenti.
Il ritorno in patria, dopo anni vissuti all’estero, in genere rappresenta un ritorno alle abitudini alimentari di cui quasi tutti sentono una cocente nostalgia.
Negli anni ho imparato ad apprezzare cucine da tutto il mondo e anche il menu di casa mia è costellato di combinazioni che non sono solite sulle tavole italiane.
Ma ciò che mi ha fatto capire che in Italia siamo ancora davvero molto lontani da una cultura alimentare che non necessiti dell’uso di animali o derivati, sono state le esperienze nei ristoranti.
La prima cosa che mi è saltata all’occhio è la consueta domanda a un vegetariano se mangia il pesce.
Come può uno che non mangia prodotti animali mangiare degli animali?
O i pesci non sono considerati animali?
Ricordo che i frutti di mare non sono frutti, sono, per l'appunto, animali!
Ma vogliamo parlare del formaggio?
Se sei vegetariano allora parrebbe che la tua dieta consista nell’ingozzarti di verdura e formaggio. Ignorando bellamente che il formaggio è prodotto con il caglio che si ricava dallo stomaco di un animale. Morto.
Il formaggio per vegetariani è prodotto con latte animale, sì, ma il caglio è di origine vegetale!
C’è davvero molta ignoranza ma, soprattutto, totale mancanza di interesse nel documentarsi su un tema che non solo è rispettoso del Pianeta ma anche delle persone che hanno scelto di abbracciare questo stile di vita.
Dal punto di vista di chi cucina, poi, credo sia un modo per conoscere nuove ricette alternative. In Italia parrebbe che se in un piatto non compaia carne, pesce o formaggio non sia un vero piatto.
Questo mio viaggio tra i ristoranti italiani negli ultimi anni mi ha convinta che in effetti ci sia bisogno di molta più informazione di quanta credessi.
Non basta dire che sei vegetariano per avere automaticamente un servizio adeguato.
Devo ammettere che anch’io in passato non mi sono mai preoccupata più di tanto dei disagi che gli amici vegetariani provassero mangiando fuori.
Ora me ne dispiaccio.
Di certo se erano miei ospiti era un’occasione anche per me di evitare di cucinare carne.
Ma non avevo mai compreso pienamente le varie forme di discriminazione a cui sono andati incontro negli anni.
Fino a un’esperienza che ho vissuto qualche tempo fa.
Scena: elegante matrimonio in ristorante immerso nelle colline astigiane.
Decido di fare coming out.
Mentre in genere mi son sempre adeguata ai menu senza rompere le scatole a nessuno, ora da tempo non tollero proprio più ingerire cadaveri, pertanto chiedo un menu vegetariano.
Supero il momento di perplessità quando mi chiedono se mangio il pesce.
Dovrebbe saperlo un ristorante di un certo livello.
Ma continuo a coltivare la speranza.
Arriva dunque il fatidico giorno.
Ora vi narrerò delle alternative al menu che mi son state proposte.
La tartare di carne, deliziosamente composta a forma di romantico cuore, è stata sostituita da due fette di pomodoro e una di mozzarella.
Lo sformatino di verdure con Castelmagno non è stato sostituito perché, ovviamente, nessuno si è posto il problema che quel formaggio non fosse assolutamente vegetariano (come la mozzarella di cui sopra).
Il carpaccio dell’amico polpo ha trovato un originale sostituto in fettine di mela, fi*****io e peperone, mentre lo spiedino di frutti di mare per me è diventato un peperone abbrustolito con in mezzo spalmato del formaggino sempre rigorosamente non vegetariano.
Il riso ai frutti di bosco era per fortuna vegetariano, se non si considera la mantecatura, indovinate… con formaggio!
Le linguine ai frutti di mare son state sostituite da linguine salatissime con una cremina di noci e b***o, - anch’esso non vegetariano -, dal sapore assolutamente insignificante.
Ma il top del top è stato raggiunto dal secondo!
Arrosto con patate e cipolline in agrodolce è stato sostituito dalle stesse patate lavate dal sugo di arrosto, che sapevano ovviamente di sciacquatura e, udite, udite!
Due pezzi di… formaggio!
Quando son tornata da un giretto in giardino c’erano sul nostro tavolo fette di torta per tutti ma mancava al mio posto.
Suppongo credessero che l’uovo della crema non mi fosse consentito!
Ho rubato quella di mio marito che tanto non mangia dolci e ho fatto un bel respiro.
Ho pensato a tutti i vegetariani e vegani che negli anni hanno dovuto subire questo trattamento sprezzante dai ristoratori.
Ho realizzato perché non amino mangiare fuori o comunque cerchino ristoranti specializzati che, per fortuna, almeno nelle grandi città cominciano a essere diffusi.
E sono felice di essere passata anch’io da questa parte, perché ora posso parlarne con cognizione di causa e aiutare le persone a saperne di più, a capire quanto l’alimentazione vegetariana e vegana sia varia, deliziosa, originale e non sia solo un po’ di verdura mal combinata, insaporita con un tocchetto di formaggio.
Mi sono sentita imbarazzata a ogni tristissimo piatto che mi veniva allungato mentre gli altri ospiti guardavano con compassione la dieta a cui mi stavo sottoponendo.
Ma il peggio è che credessero che mangiare vegetariano fosse ciò che mi veniva proposto da questo ristorante.
Parlando con gli altri commensali ho realizzato come non ci sia proprio idea di cosa significhi nutrirsi di prodotti non animali.
Di quanta bontà e ricchezza ci sia nei frutti della natura che non richiedono allevamenti intensivi e uccisioni.
Ho trascorso la serata a mandare link di siti e di ricette che mi avevano chiesto durante il giorno.
A me non interessa convertire nessuno.
Vegano o vegetariano sono solo etichette e non sono di certo una religione o un credo.
Io stessa ci sono arrivata dopo un lungo percorso in cui non mi sono mai posta direttamente questo obiettivo.
Quando lavoriamo sulla nostra spiritualità tutti i tasselli a un certo punto trovano il loro posto e non esistono più sacrificio o imposizione ma soltanto consapevolezza.
Sono grata a questo sconsiderato ristorante, totalmente privo di questa coscienza, per aver risvegliato, con la sua pochezza, la curiosità che ha generato domande.
E voi, a che punto siete con le vostre domande?