Perché fare una dieta senza lieviti? Nel mio caso la scelta è dipesa da un test per le intolleranze alimentari a cui mi sono sottoposta in seguito (ahimé!) ad anni di colite e altri acciacchi (scusate se non entro nello specifico). Il risultato del test ha evidenziato una forte intolleranza ai lieviti e un’intolleranza media al frumento e al glutine. Per me è stata una scoperta piuttosto drammatic
a considerato il mio amore per la buona cucina! Leggendo nell’esito dell’esame gli alimenti “vietati”, mi sono vista sfilare davanti agli occhi gran parte dei miei più affezionati compagni di pasto: dal rassicurante miele, al gustoso formaggio, al semplice pane (proprio a me, che mi diletto di panificazione domestica con il lievito madre!) al buon vino (per una romagnola, è un colpo basso) fino ad arrivare perfino alle olive! Prima di affrontare la dieta vera e propria, mi sono presa una settimana per digerire l’idea, consolare le parti del mio cervello abituate ad essere gratificate con il cibo (ricordando loro, con ideali pacche sulle spalle, che: “è solo un periodo, passerà”) e allenarmi nella pianificazione di pasti e spuntini: un compito non così semplice, soprattutto se, come me, non si ha la minima intenzione di rinunciare a gusto e varietà alimentare. E poi… e poi mi sono buttata! Sono passate ormai 3 settimane e devo dire vi sto scrivendo con il sorriso sulle labbra: mi sento meglio, le esclusioni non sono così drammatiche come temevo e i miei “acciacchi” sono già migliorati. Sto sperimentando nuove ricette e, insomma, quello che avevo temuto essere un periodo di tristi privazioni, si sta rivelando un interessante percorso di ricerca e coscienza alimentare! Da questo entusiasmo è nata l’idea per il blog, che vuole essere una sorta di “diario alimentare evoluto” in cui annotare le esperienze, le ricette, le idee di menù, i momenti di scoraggiamento (di certo ci saranno!) e in generale i “saperi” che sto accumulando in questo periodo di riassestamento alimentare… il tutto condito da un po’ di miei disegni! Porterò avanti questa dieta (e quindi, presumibilmente, anche il blog) per 4 mesi. In questo lasso di tempo il mio corpo dovrebbe avere il tempo di “fare pace” con gli alimenti verso i quali aveva sviluppato intolleranza, riabituandosi ad essi in un processo graduale che viene paragonato allo svezzamento infantile. E al termine di questo periodo chissà se troverò la risposta alla fatidica domanda:
ma questi lieviti, se li conosci li eviti?