Sono un viticoltore hobbista che coltiva la propria vigna e mette in fermentazione esclusivamente le uve che produce. Reputo vitale la biodiversità sostenendo la coltivazione di varietà antiche, autoctone e rare. Rispetto per l’ambiente, la gestione delle malattie avviene evitando la chimica di sintesi. Lo sfalcio sull’interfila, sulla fila e sulla scarpata lo eseguo rispettivamente tre-sei volte
e due tre volte all’anno, per favorire la biodiversità di piante e invertebrati. Considero la vecchia dei miei vigneti un valore assoluto da curare e mantenere. La vendemmia è un motivo di festa, va fatta rigorosamente a mano e non da solo, invito sempre nuovi amici. La fermentazione la svolgo senza l’inoculo di lieviti selezionati, quelli naturali sono sacri. La distillazione avviene senza fretta, aspetto i primi freddi per estrarre più essenze. L’imbottigliamento è facoltativo, l’acquavite riposa in piccole damigiane fino a quando viene commissionata. La convivialità è caposaldo, così non solo bevo il risultato della faticosa annata come ricompensa, ma anche per condividere con gli amici il piacere e poter scambiare opinioni sull’acquavite e la vita.