22/03/2026
Era la fine del 2020 quando è suonata la sveglia in provincia di Belluno: il numero degli abitanti è sceso sotto soglia 200mila. Da allora lo spopolamento non si è fermato. La giovane storia appassionata e appassionante del Biodistretto Terre Bellunesi -69 produttori, quattromila ettari coinvolti, 105 soggetti non agricoli partecipanti- va letta su questo sfondo: il declino della montagna, la rarefazione dei servizi, l’arretramento delle attività industriali, la banalizzazione di un certo turismo, l’accanimento terapeutico dell’industria della neve e la crescente invasione “coloniale” dei soggetti economicamente forti della pianura.
“La preoccupazione principale è come rimettere in sesto il settore primario, sfilacciato e svilito, attivando una vera e propria comunità di sostegno -racconta Marcello Martini Barzolai, presidente del Biodistretto e allevatore dell’Alto Comelico-. Quello che stiamo facendo è controintuitivo: l’agricoltura, che è il settore più debole, è chiamata a guidare il processo di rinnovamento sociale”.
L’inizio dei lavori risale al 2012, arrivando così in tempo per l’approvazione della legge sul biologico del 2022 che ha normato i Biodistretti. “È stato portato avanti un impegno importante per coinvolgere soggetti diversi in tutta la Provincia, dai confini con l’Austria al basso Feltrino. La debolezza della montagna è spesso costituita da microcosmi chiusi -spiega Valter Bonan del Gruppo di coordinamento del Biodistretto- e solo una progettualità di area vasta fondata nella consapevolezza delle interdipendenze socioambientali può permettere una gestione partecipata e condivisa dei beni comuni a partire dall’acqua e dalla terra fertile”.
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