24/06/2026
𝗖𝗛𝗜𝗔𝗠𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗘 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗟𝗢𝗥𝗢 𝗡𝗢𝗠𝗘.
Ieri il Senato ha approvato il DDL Caccia.
Un testo che non nasce per proteggere la fauna selvatica, ma per rispondere alle richieste del mondo venatorio.
Un testo che considera gli animali selvatici un problema da contenere, una risorsa da sfruttare, un bersaglio da gestire.
Noi diciamo NO.
Lo diciamo come rifugio. Lo diciamo come persone che ogni giorno guardano negli occhi animali salvati dallo sfruttamento. Lo diciamo come cittadini che credono che il valore di una società si misuri anche da come tratta i più vulnerabili.
Ci raccontano che è gestione.
Ma quando la risposta è sempre il fucile, non è gestione. È violenza istituzionalizzata.
Ci raccontano che è tutela della biodiversità.
Ma la biodiversità non si protegge ampliando gli spazi della caccia. Non si protegge aumentando la pressione sugli animali selvatici. Non si protegge trasformando la fauna in un problema da eliminare.
Si protegge difendendo gli ecosistemi. Si protegge riducendo il consumo di suolo. Si protegge fermando la distruzione degli habitat. Si protegge imparando a convivere con il vivente.
In un tempo in cui dovremmo costruire una nuova relazione con gli altri animali, il Parlamento sceglie invece di rafforzare una cultura che appartiene al passato, che va contro il sentimento popolare e favorisce i cacciatori.
Una cultura che divide il mondo tra chi ha diritto di vivere e chi può essere abbattuto.
Noi non ci stiamo.
Non ci stiamo perché ogni animale ha un valore che non dipende dalla sua utilità per l’essere umano.
Non ci stiamo perché la fauna selvatica non appartiene ai cacciatori.
Non ci stiamo perché gli animali non sono bersagli.
Non ci stiamo perché la natura non è un poligono di tiro.
Per questo ci uniamo alle mobilitazioni delle altre associazioni.
L’iter non è concluso.
Il testo deve ancora passare alla Camera.
È adesso che bisogna alzare la voce.
Per chi non vota. Per chi continua a pagare il prezzo delle nostre decisioni.
No al DDL Caccia. No a qualsiasi passo indietro nella tutela degli animali. No alla normalizzazione della violenza.
Gli animali non sono nostri. La loro vita non ci appartiene.
Quando uno Stato sceglie di ascoltare chi chiede più fucili invece di chi chiede più tutela, non sta governando la convivenza: sta scegliendo da che parte stare. E oggi, ancora una volta, ha scelto di non stare dalla parte degli animali.