La storia del Club
La Salamandra è un'associazione di persone che, pur lavorando nei più svariati settori della società, sono accomunate dal piacere di condividere una grande passione per l'arte della Cucina. Il Club la Salamandra, nasce nel lontano 2001 come iniziativa che mutuava la già collaudata esperienza delle Chuchi - si tratta di circoli molto esclusivi, riservati e rigorosamente composti
di soli uomini e con un'attività sociale tutta interna - pressoché radicata nel centro e nord europa. Il nostro club, pur rifacendosi al modello tedesco, si é proposto, da subito, come strumento culturale orientato verso il territorio. Questa connotazione pubblica é rimasta inalterata nel tempo anzi, si é via via arricchita di strumenti nuovi e più efficaci quali il connubio con l' arte e la musica. Infine, la presenza sul web, per esempio, ci ha permesso di mettere in rete le nostre ricette e farci conoscere da una platea più vasta. Il territorio in cui operiamo è quello Pisano in Toscana. Perché il nome Salamandra
Gli chef di professione usano la salamandra per dorare, gratinare e tenere in caldo, grazie all’intenso calore che questo apparecchio irradia da sopra. Generalmente, è sempre presente nelle cucine professionali ma lo è di meno in quelle domestiche - questo è dovuto soprattutto al suo notevole ingombro e all’uso particolare. Quindi, il nome Salamandra a che fare con la cucina ma, allo stesso tempo, è il nome di un timido animaletto che é un anfibio, che ama nascondersi e mimetizzarsi, per uscire solo in condizioni particolari, per esempio la notte o nelle giornate umide e di pioggia; nell'antichità gli si attribuiva, erroneamente, la facoltà di poter passare indenne attraverso il fuoco,in realtà si tratta di animaletti inoffensivi e tutt'altro che ignifughi. Un pò come succede a tutti noi, soci del Club che, viviamo due mondi paralleli quello delle nostre professioni e quello delle nostre passioni cosicché, quando entriamo in cucina per formare una brigata, ci trasformiamo in ... cuochi, ma per passione. Un nome ambivalente dunque, che sintetizza bene lo scopo del nostro stare assieme.