12/05/2026
Ho appena finito di mo***re la "Cetrioapache" di quest'anno e mi sono fermato a riflettere.
Mi piace questo momento della giornata, quando tutto inizia a rallentare e io mi fermo a pensare alle cose che ho realizzato.
In questo momento ho l’orto davanti: vedo cosa ho fatto bene e cosa devo aggiustare.
È una sorta di terapia naturale.
E mi accorgo che, alla fine, non è solo lavoro.
È un dialogo continuo con la terra.
Perché l’orto non mente: ti restituisce esattamente quello che gli dai.
Se hai fatto bene, lo vedi subito. Se hai sbagliato, ti insegna senza fare sconti.
E in quel silenzio, mentre la giornata si spegne piano, capisco una cosa semplice:
non serve correre sempre.
Serve fermarsi. Guardare. Capire.
Perché è proprio lì, in quel momento sospeso tra quello che hai fatto e quello che farai domani, che cresci davvero.
Un po’ come le piante: non le vedi cambiare ogni minuto… ma cambiano.
E forse è questo il bello di tutto:
che mentre coltivi la terra… in realtà stai coltivando anche te stesso.