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Ci sono serate che lasciano il segno perché riescono a raccontare un ingrediente nella sua essenza. È quello che è accad...
22/07/2026

Ci sono serate che lasciano il segno perché riescono a raccontare un ingrediente nella sua essenza. È quello che è accaduto durante questo percorso gastronomico dedicato al tonno rosso, autentico protagonista della tavola e filo conduttore di un'esperienza capace di unire tecnica, territorio e cultura del vino.

A interpretarlo è stato Luigi Pomata, chef che ha costruito gran parte della propria identità culinaria attorno a questo straordinario pesce. Il profondo legame con Carloforte e con la tradizione della tonnara, unito a una conoscenza maturata in anni di studio e ricerca, gli permette di valorizzarne ogni taglio con rispetto, precisione e creatività. Ogni piatto diventa così il racconto di una diversa anima del tonno, dimostrando come questa materia prima possa esprimere eleganza, complessità e profondità al pari delle migliori carni.

L'apertura, significativamente intitolata "Wagyu non Wagyu", ha subito chiarito il messaggio della serata: un carpaccio di ventresca di tonno rosso, accompagnato da battuta di manzetta sarda, balsamico di tonno e mostarda di cedro, capace di mettere in discussione i luoghi comuni e di esaltare la straordinaria consistenza della ventresca. Il Franciacorta DOCG Barone Pizzini Animante L.A., con la sua freschezza e l'eleganza del perlage, ha sostenuto il piatto senza mai sovrastarne la delicata intensità.

Il viaggio è proseguito con un Riso Carnaroli dell'Oristanese arricchito da pesto di limoni, capperi, cozze e bottarga di tonno rosso. Un piatto profondamente mediterraneo, dove agrumi, sapidità e profumi marini trovavano un equilibrio di grande finezza. L'abbinamento con il Sancerre "Les Calcaires" 2022 di Lucien Crochet ha esaltato la componente minerale e la freschezza del piatto, accompagnandolo con precisione ed eleganza.

La conclusione è stata affidata a un tonno rosso speziato, servito con melanzane profumate alla menta e salsa all'acqua di mare. Una preparazione che ha confermato come il tonno possa sostenere strutture gustative importanti senza perdere la propria identità. Il Bourgueil Clos Sénéchal 2020 di Domaine Breton, Cabernet Franc in purezza, ha trovato un equilibrio sorprendente con il piatto, dimostrando come un rosso di carattere, se scelto con intelligenza, possa accompagnare magnificamente una grande preparazione di mare.

A guidare gli ospiti nel percorso enologico è stato Vasco Ciuti, Maestro Assaggiatore ONAV, che con competenza, passione e uno stile comunicativo coinvolgente ha raccontato ogni vino, andando oltre la semplice degustazione. Il suo intervento ha permesso ai presenti di comprendere le ragioni di ogni abbinamento, trasformando il calice in uno strumento di lettura della cucina di Pomata e rendendo il dialogo tra vino e piatto ancora più evidente.

Il valore di una serata come questa non risiede soltanto nell'eccellenza delle materie prime o nella qualità dei vini, ma nella capacità di trasmettere conoscenza. Ogni portata, ogni calice e ogni spiegazione hanno contribuito a costruire un percorso coerente, dove nulla è apparso casuale.

Un sentito ringraziamento ai protagonisti della serata, Luigi Pomata e Vasco Ciuti, che con professionalità, competenza e passione hanno regalato ai partecipanti un'esperienza capace di dimostrare come il tonno rosso possa essere molto più di un ingrediente: un patrimonio gastronomico da conoscere, rispettare e valorizzare.

Inoltre ringraziamo Kpurple Cristiana Cappagli per le foto.


















Una di quelle serate che riescono a lasciare qualcosa anche dopo l’ultimo calice. Non soltanto per la qualità dei piatti...
26/05/2026

Una di quelle serate che riescono a lasciare qualcosa anche dopo l’ultimo calice. Non soltanto per la qualità dei piatti, ma per il modo in cui cucina e vino sono riusciti a parlare la stessa lingua per tutta la cena. Lo chef Francesco Zucca ha costruito un percorso elegante, profondamente legato al territorio, ma con una sensibilità contemporanea che non cerca mai di stupire a tutti i costi. Tutto era calibrato, pensato, ma soprattutto autentico. Fondamentale anche il lavoro sugli abbinamenti con i vini di Paolo Faragò, protagonisti veri della serata insieme ai piatti.

Faragò, dopo il suo passato da calciatore con il Cagliari Calcio, ha scelto di non allontanarsi dalla Sardegna, trasformando il legame con questa terra in un progetto personale fatto di vigneti, ricerca e passione. E questa passione si percepisce chiaramente nei suoi vini: identitari, sinceri, mai banali, capaci di raccontare il territorio con grande personalità.

L’inizio è stato subito avvolgente: crema tiepida di patate al finocchietto selvatico, cozze, spuma di bottarga e guttiau croccante. Un piatto che aveva il sapore della Sardegna più vera ma raccontata con delicatezza. La dolcezza della patata e il profumo del finocchietto facevano da base perfetta alla sapidità marina della bottarga e delle cozze, mentre il guttiau croccante dava ritmo e contrasto. Un equilibrio molto centrato, mai pesante, mai costruito. Bellissimo anche l’abbinamento con il Metodo Classico dosaggio zero da uve moscato di Faragò: verticale, pulito, teso, capace di accompagnare il piatto senza invaderlo, lasciando la bocca fresca e pronta al boccone successivo.

Con la fregula al fumetto di muggine, b***o al limone, pecorino e riduzione di Rosso Mediterraneo si è entrati in una dimensione ancora più intensa. Un piatto ricco ma estremamente elegante, dove ogni elemento aveva un ruolo preciso. Il fumetto dava profondità, il b***o al limone portava freschezza e tensione, mentre il pecorino aggiungeva quella parte sapida e avvolgente che teneva tutto insieme. La Malvasia secca accompagnava molto bene il piatto, ma il momento davvero sorprendente è arrivato quando, quasi come un gioco, è stata servita anche la Malvasia macerata. Lì la cena ha cambiato passo. Un vino di grande personalità, complesso ma vivo, con una materia incredibile e una capacità rara di amplificare ogni sfumatura del piatto. Uno di quegli assaggi che restano impressi perché riescono a creare un dialogo vero con il cibo.

Il terzo piatto, il muggine affumicato al faggio in salsa cagliaritana di scabecciu e cipolla rossa fermentata, è stato forse quello più emozionale e identitario. Sapori netti, profondi, ma trattati con grande sensibilità. L’affumicatura era presente ma mai aggressiva, lo scabecciu portava acidità e memoria, mentre la cipolla fermentata aggiungeva una complessità quasi sorprendente. Il Cannonau Riserva di Faragò ha accompagnato il piatto con eleganza e struttura, senza mai sovrastarlo, anzi valorizzandone la parte più calda e speziata. Ma anche qui la Malvasia macerata si è rivelata straordinaria: un abbinamento meno prevedibile, forse, ma capace di creare qualcosa di davvero speciale con le note affumicate del muggine e la profondità agrodolce dello scabecciu. È stato uno di quei momenti in cui capisci quanto un vino possa cambiare completamente la percezione di un piatto.

Una cena fatta di tecnica, certo, ma soprattutto di sensibilità. Nessuna ricerca dell’effetto facile, nessuna costruzione forzata: solo grande attenzione al gusto, al territorio e all’equilibrio. Una di quelle esperienze che ti fanno ve**re voglia di sederti di nuovo a tavola ancora prima di esserti alzato.

foto : Kpurple Cristiana Cappagli

stay tuned
19/05/2026

stay tuned

Con Tenute Faragò - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉
01/04/2026

Con Tenute Faragò - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉

Serata all’insegna della buona cucina con lo chef  Andrea Xaxa, che ha proposto un percorso interessante e ben struttura...
01/04/2026

Serata all’insegna della buona cucina con lo chef Andrea Xaxa, che ha proposto un percorso interessante e ben strutturato, accompagnato da abbinamenti mirati.

Si parte con l’antipasto: gattuccio, fegato e noci, gel di cipolla rossa marinata in aceto di mele e zucchero, chips di semola. Un piatto deciso, giocato su contrasti netti e ben bilanciati.
In abbinamento: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOCG Classico Riserva 2021 “San Paolo” – Cantina Pievalta.

Il primo piatto è un tortello ripieno di ragù bianco di campagna, crema di pecorino giovane, avvolgente e ricco, con una bella armonia tra sapidità e cremosità.
In abbinamento: Garage Rosato da Monica, Cannonau e Muristeddu – cantina I Garagisti di Sorgono.

Chiusura con un semifreddo al kefir di capra, mousse al miele, olio all’arancia. Un finale originale, fresco e ben equilibrato.
In abbinamento: Kabir, Moscato di Pantelleria DOC – Cantina Donnafugata.

Ad accompagnare il tutto, ottimo pane fatto dallo chef con lievito madre, segno di grande attenzione ai dettagli.

A traghettare i partecipanti in questo percorso, con competenza e passione, il sommelier Ferruccio Sabiucciu .

Una serata ben riuscita, tra sapori decisi, abbinamenti centrati e una cucina che sa farsi ricordare.
Grazie Kpurple per le foto

Francesco Zucca Tenute Faragò Ferruccio Sabiucciu
24/03/2026

Francesco Zucca Tenute Faragò Ferruccio Sabiucciu

il prossimo 21 Aprile saranno nostri ospiti lo chef Francesco Zucca e Paolo Faragò di Tenute Faragò  per una serata all'...
18/03/2026

il prossimo 21 Aprile saranno nostri ospiti lo chef Francesco Zucca e Paolo Faragò di Tenute Faragò per una serata all'insegna del buon cibo e del buon vino.. Con la collaborazione del sommelier Ferruccio Sabiucciu..

Il prossimo 4 Marzo sarà nostro ospite Andrea Xaxa chef del ristorante Lughènte.
09/02/2026

Il prossimo 4 Marzo sarà nostro ospite Andrea Xaxa chef del ristorante Lughènte.

La serata del 15 dicembre 2025 con Samuele Muscas che ama definirsi Oste e non chef, non è stata una semplice cena, ma u...
26/01/2026

La serata del 15 dicembre 2025 con Samuele Muscas che ama definirsi Oste e non chef, non è stata una semplice cena, ma un racconto costruito attorno all’anatra, materia prima nobile e sorprendentemente versatile, interpretata con intelligenza e rispetto per il territorio.
Si comincia con un piatto che invita alla lentezza: le rillettes d’anatra, cremose e avvolgenti, adagiate su pane a lievito madre dal profumo vivo e fragrante. La dolcezza intensa della sapa di Nuragus si insinua tra i bocconi come una memoria antica, mentre il radicchio tardivo porta con sé una vena amaricante che asciuga il palato. Le mandorle chiudono il cerchio con una nota croccante e tostata. L’abbinamento con la BB20 del birrificio Barley non è casuale: la birra, ambrata e profonda, gioca su sfumature di caramello, miele scuro e frutta secca, riuscendo a sostenere la ricchezza del piatto senza appesantirlo, ma anzi accompagnandolo con una morbidezza calda e misurata.
Il percorso prosegue con uno dei momenti più eleganti della serata: il prosciutto d’anatra affumicato al ciliegio, dal profumo fine e mai invadente, che richiama sentori lievemente fruttati e affumicature gentili. Accanto, il suo paté al Moscato introduce una dimensione aromatica, quasi vellutata, mentre la composta di mandarini e vaniglia aggiunge luminosità, giocando tra dolcezza, agrume e spezia. Nel calice, il “Kosiu” della cantina Pinna di Maracalagonis accompagna con discrezione: un vino avvolgente, profumato, capace di dialogare con le note dolci e aromatiche del piatto senza coprirne la delicatezza, ma anzi amplificandone le sfumature più sottili.
Il finale salato è un ritorno deciso alla terra e al carattere. La salamella d’anatra arriva intensa e succosa, sostenuta da una polenta di mais presidio Slow Food, che con la sua finezza e il suo colore chiaro restituisce dignità a un ingrediente troppo spesso considerato marginale. Il cavolo nero introduce una profondità vegetale, quasi austera, mentre il jus d’anatra lega tutto con una concentrazione di sapori che racconta tecnica e pazienza. Qui il Ba.Bo della cantina Santu Teru trova una delle sue espressioni più felici: un rosso dalla personalità netta, che unisce potenza e misura. Nel bicchiere emergono profumi di frutti rossi maturi, note di spezie scure, richiami di macchia mediterranea e leggere sfumature balsamiche. Al sorso è pieno, avvolgente, con un tannino presente ma ben levigato, capace di sostenere la succulenza della salamella e la profondità del jus senza mai risultare aggressivo. Un vino che non si limita ad accompagnare il piatto, ma lo completa, aggiungendo ritmo e persistenza alla chiusura della portata.

A chiudere la serata, un fuori programma dolce che ha conquistato tutti: il panettone Barley alla BB Anniversario, un dessert che è quasi una dichiarazione d’intenti. Le pere e l’uvetta jumbo al rum, carnosa e profumata, si intrecciano alle gocce di cioccolato fondente, mentre la glassa al cioccolato bianco con mandorle tostate aggiunge rotondità e croccantezza. Il tutto è stato abbinato alla sua birra naturale, la BB Anniversario, creando un dialogo coerente tra impasto, aromi e bevuta, in cui le note ossidative e maltate della birra esaltano la complessità del dolce senza sovrastarne l’eleganza.
Nel complesso, l’incontro con la cucina di Samuele Muscas si è rivelato un esercizio riuscito di armonia tra cucina identitaria e visione contemporanea, dove nulla è urlato, ma tutto è pensato. Un racconto fatto di sapori netti, abbinamenti intelligenti e rispetto profondo per la materia prima, capace di lasciare non solo il ricordo di una buona cena, ma quello di un’esperienza gastronomica autentica.
Un ringraziamento come sempre a Ferruccio Sabiucciu per aver accompagnato gli ospiti in questo viaggio enogastronomico.
Kpurple Cristiana Cappagli per le foto .
Dot Vini San Sperate e Mangiovino per i vini.
Barley per le birre e il panettone

Indirizzo

Via Cagliari
Capoterra
09012

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