16/08/2026
Storia della storia di come si arrivò a trasformare un capannone che produceva piastrelle, alla produzione di dolci e pasticceria ❤️
ANNI 60 – LO STABILIMENTO VIGNONI
La foto degli anni Sessanta ritrae lo stabilimento di Ovidio Vignoni, erede di una lunga tradizione industriale casalecchiese.
A cavallo tra ’800 e ’900, Casalecchio stava cambiando volto: da località rurale con case sparse nella campagna a sito di villeggiatura, e poi a cittadina con villini e decorose abitazioni civili. Questo sviluppo portò a una vivace attività edilizia.
Fu in quegli anni che la ditta Amadori & Masetti avviò una rivendita di materiali per l’edilizia, destinata in breve tempo a crescere, fino a produrre in proprio manufatti in cemento: tubi, condutture, tombini fognari, e in seguito marmette per pavimenti.
Lo stabilimento, situato sulla riva destra del Reno accanto al ponte, utilizzava l’acqua del canale, prelevata tramite un’apposita derivazione, per alimentare le lavorazioni.
Con il tempo, e dopo una nuova sistemazione societaria, l’azienda prese il nome SELCE (Società Emiliana Lavorazione Cementi). Negli anni sessanta l’impresa fu rilevata da Ovidio Vignoni, che proseguì l’attività nello stesso settore, mantenendo la produzione di manufatti in cemento e dando lavoro a molti casaleccesi.
Oggi i vari fabbricati, di cui era composto lo stabilimento, sono stati frazionati e ospitano varie attività artigianali e commerciali.
Nella foto, lo stabilimento occupa il primo piano, ma l’occhio è subito attratto dalla collina sullo sfondo. All’epoca faceva ancora parte dei possedimenti della famiglia Talon Sampieri; oggi è interamente area pubblica, compresa nel cosiddetto Parco Talon. A metà collina, disposte in sequenza verso l’alto, si distinguono le tre Montagnole (ex case coloniche): la Montagnola di Sotto, in parte nascosta dalla vegetazione; la Montagnola di Mezzo; e la Montagnola di Sopra.
Negli anni Sessanta, come si può ben notare, i campi della collina erano interamente coltivati, con una regimazione attenta curata dagli ultimi contadini che vivevano nelle case coloniche.
All’epoca, anche le Montagnole erano circondate da campi, a differenza di oggi, quando lo stesso paesaggio è in gran parte coperto da bosco e sterpaglia: una trasformazione che, se da un lato arricchisce l’aria di ossigeno grazie agli alberi, dall’altro ha portato un totale abbandono della gestione idrogeologica.
Per mantenere vivo l’equilibrio tra uomo e natura sarebbe importante riscoprire quel legame antico con il territorio e trovare forme moderne di cura e attenzione.
Le nostre colline lo meritano.
R.Dei