30/07/2026
Grande brava
Lei i Mondiali non può farli, è la riserva. Hanno deciso così . Ne hanno scelte tre per l’Italia e il suo nome non c’è. Le consigliano di tenersi pronta, di allenarsi. Non si sa mai.
A quindici giorni dai Mondiali s’infortuna una delle tre azzurre prescelte e lei riceve la notizia : ci andrà.
Ha il pettorale 382 e i colori dell’Italia : “L’obiettivo è arrivare ottava”. Prima della gara ha concertato il tempo da tenere con Sandro Damilano. E parte . La gara dei 10 chilometri di marcia dei Mondiali di Atene 1997 si disputa in pista e questo le piace, le fa sentire il pubblico. Tiene il ritmo che ha concordato con Damilano, è in testa, fa selezione. Forse c’è la speranza almeno di far bene. Le sue avversarie più temibili sono russe, sono tre, ma non fanno squadra. E alle calcagna lei se ne ritrova solo una : si chiama Irina Stankina. Ma è più giovane di lei di otto anni, di quindici centimetri più alta e le sta addosso. Si allarga in curva.
La Stankina accenna a un sorpasso. Poi rientra.
Ancora dietro di lei. La Stankina inciampa, soffre. E prima dell’ottavo chilometro in mezzo alle due s’inserisce un ostacolo : è un giudice che accompagna la Stankina all’uscita. Viene squalificata. Lei prosegue in testa, accelera. Ha lasciato un giro di vantaggio a un’altra russa: è la Nikolaeva, campionessa olimpica e data per favorita. Se la ritrova davanti, la doppia. Può gestire, può pensare veloce. Agli allenamenti in mezzo alle macchine a San Giorgio di Gioiosa Marea, sul lungomare, sulla statale. Alla sua famiglia e al compagno di una vita che sposerà. Pensa a Salvatore Coletta, il suo allenatore.
Alza il braccio destro prima della linea del traguardo, poi sorride di gusto. Ha staccato tutti con la sua tecnica sublime, con una frequenza di passo insostenibile : “La russa mi avrà pestato i piedi almeno venti volte . Ha sentito più di me la fatica. Io invece non avevo nessuna intenzione di mostrarmi debole. Poi ho visto la russa squalificata e ho pensato ‘è fatta, ora non mi fermo nemmeno se mi ammazzano’ ”. C’è la bandiera tricolore, le sta benissimo. In quei Mondiali di atletica del 1997 è la prima vittoria italiana. E’ lei che rompe il ghiaccio, che fa respirare il medagliere. La ringraziano, nonostante fosse partita solo come riserva. E’ felice : “ Penso a quella volta che abbiamo fatto il terzo posto in Coppa del Mondo e non è nemmeno uscita la notizia. E’ meraviglioso avere la prima pagina sull’Herald Tribune ”. Poi dedica la vittoria alla compagna di Nazionale rimasta a casa per infortunio.
La aspettano in 5 mila a Gioiosa Marea . La pazzia collettiva per il suo Europeo vinto a Spalato nel ’90 ? Superata di slancio. Non si trova un balcone senza la bandiera dell’Italia. Arrivano in massa da Patti, si aggregano i turisti. C’è il maxischermo per rivedere le altre vittorie.
Nello Stretto di Messina la nave traghetto innalza il Gran Pavese.
Per lei e solo per lei. Si accoglie così una regina. E una campionessa del Mondo.
Ma dopo quatto giorni di foto e inviti, programma rispettato e allenamento da San Giorgio a Patti, il percorso di sempre. Progetti per il futuro ? “Voglio andare a Palermo sulla tomba di Joseph O’Dell, che è stato giustiziato in Virginia, perché continuerò a impegnarmi contro la pena di morte . E contro la mafia”.
Un anno dopo si va Budapest per gli Europei. Speranze di vittoria ? “Toglietevelo dalla testa. Non possono chiedermi di vincere per forza. Non voglio essere considerata la salvatrice della patria, perché ogni gara ha la sua storia”.
Poi parte, accelera, vola e diventa campionessa d’Europa.
Il 25 luglio 1969 nasce Annarita Sidoti .
__________________________________________________________
(fonti: la Repubblica - Il Giornale di Sicilia - La Gazzetta del Sud)