15/05/2026
TUTTOFOOD 2026 a Milano … Cibus per la mente o (forse) anche per il corpo?
La kermesse gastronomica internazionale che termina oggi ed è stata inaugurata lunedì 11 alla Fiera di Milano, come ogni anno (alternata a CIBUS di Parma) presenta la proposta mondiale di cibo ad un pubblico di addetti ai lavori, giornalisti e amanti del cibo.
I padiglioni hanno proposto, in ambienti dal fantascientifico al minimalista, prodotti dei vari territori, basati su tradizione, passione ed anche innovazione. A parte i vari testimonials (Damiano Carrara, Samira Lu, Lino Banfi alcuni di questi) prede di selfie selvaggi dai soliti noti e la presenza per niente discreta (visti gli abiti e l’abbigliamento sgargiante e poco consono) di influencer alla ricerca di omaggi elemosinati dagli espositori, a fronte di foto ospitate sui loro profili social, la giornata nelle “vasche” dei vari padiglioni è corsa via veloce….18 chilometri il risultato finale, percorsi tra profumi, odori e tante….troppe delusioni. Lo sforzo di tanti, soprattutto, piccoli produttori che hanno investito somme per partecipare all’evento e presentare quello che, spesso, è più il piacere e la passione a creare o allevare, che non il risultato economico, è stato vanificato da due fattori direi contrapposti ma importanti. Il primo quello del posizionamento di piccoli stand alla luce o meglio all’ombra di coreografici allestimenti riempiti, spesso, solo da scatole vuote o con prodotti industriali. Il secondo e forse quello ancor più “deleterio”, per un curioso enogastrosofo come me, quello di intere corsie con proposte congelate, sottovuoto, in atmosfera modificata e quant’altro, tra cui si poteva trovare esattamente tutto lo scibile della cucina, come piatti e composizioni preparate, dalla pasta alla parmigiana, alla carbonara, dai pesci e carni in tutte le salse e cotture fino alle preparazioni anche liofilizzate di verdure o torte, il tutto accompagnato da barattoli di vetro o lattine di sughi, condimenti o pizze congelate “cotte” in forni a legna, con tanto di pizzaioli al seguito, ma con risultati che sono diametralmente opposti ad una buona pizza fatta con impasti equilibrati e cotta a dovere da cruda. Nel chiedere ai produttori (anche di materie prime di qualità) un parere su queste “presenze” mi è stato riferito che oggi la tendenza di troppe cucine (leggi cuochi) è quella di usare prodotti già precucinati, solo da scaldare o al massimo come basi precotte solo da farcire e magari usare insieme alle innumerevoli proposte di pasta fresca “industriale” servita con altrettanti sughi in lattina. La stessa domanda fatta ad alcuni grossisti Ho.Re.Ca. presenti tra gli stand ed a cui avevo segnalato dei gustosi prodotti freschi presenti in esposizione da poter acquisire per proporre ai propri clienti, mi ribadiscono il concetto che ormai nella gran parte della ristorazione (ahimè a volte anche di livello) non è più proponibile la cultura del fresco ma va per la maggiore, il preparato, il congelato o il semilavorato.
Per concludere, dopo una giornata gustosa ma faticosa, il pensiero che mi attanaglia è quello di capire il perché i cuochi (molti Chef) non necessitino più di elaborare la materia prima, creare o proporre personalizzazioni di piatti iconici ma preferiscano globalizzarsi dietro a proposte , magari non pessime, ma certamente di origine industriale o , se va bene, semi artigianale, facendo così sopire quella che è la vera arte che dovrebbe regnare in cucina…la creatività unita alla professionalità nella preparazione dei piatti. L’auspicio sarebbe, a questo punto, che si potesse realizzare una manifestazione dove anziché presentare i prodotti si presentassero le abilità dei tanti chef nel realizzare piatti usando materie prime di qualità facendo così far rivalutare dal pubblico, quella che è una professione dura e usurante ma che, se vissuta con passione, rende delle gratificazioni impagabili.
Sperare non costa niente, ma al tempo stesso, magari in attesa di sviluppi, vorrei invitare chi, come me, ama la buona cucina di qualità di preferire i locali che propongono e dispongono di piatti fatti con cura e amore in abbinamento a materia prima di qualità, disertando quei locali che trincerandosi dietro a “specchietti per allodole” di menù farneticanti propongono solo piatti da “quattro salti” o da fornetti scaldavivande che propinano come creazioni gastronomiche di alta qualità.
(Marco Marucelli)