30/05/2026
E se il prossimo protagonista delle bollicine la “dimenticata” Blanquette de Limoux?
Perché ogni tanto vale la pena ricordare un fatto storico che molti appassionati ignorano: quando in Champagne ancora non si parlava di metodo classico, a Limoux i monaci producevano già vini spumanti. La Blanquette de Limoux è, di fatto, la più antica espressione conosciuta di spumante metodo classico.
Eppure oggi resta spesso confinata ai margini delle carte dei vini e delle conversazioni tra appassionati.
Un errore.
Perché quando stappi una bottiglia come la della famiglia Antech ti rendi conto che, con poco più di 16 euro, porti a casa uno spumante che ha personalità, storia e una qualità-prezzo quasi imbarazzante.
Il Mauzac, vitigno autoctono protagonista al 90%, regala una firma aromatica originale e riconoscibile. Le note fresche e minerali si intrecciano con una componente fruttata ben definita, senza mai diventare eccessiva. La sosta sui lieviti per 24 mesi dona complessità, mentre il sorso resta agile, beverino, immediato e tutt’altro che banale.
Mi è piaciuto soprattutto l’equilibrio: acidità viva ma non aggressiva, frutto presente ma mai invadente, bollicina fine e ben integrata.
Forse la Blanquette de Limoux paga il fatto di non avere il fascino mediatico di altre denominazioni più celebri. Ma se il mercato continuerà a cercare autenticità, territorialità e valore, non mi stupirei di vederla ritagliarsi uno spazio sempre più importante.
Perché a volte il futuro del vino passa proprio da chi è arrivato per primo.