25/07/2026
24 luglio 1930.
Era il periodo "issimo" per l'Italia ma, nonostante gli assolutismi, l’aria della Marca Trevigiana era pesante, immobile, intrisa di una calura e afa estiva.
Nelle case e nei rari "Banchi a Ristoro" (volgarmente detti bar) della zona, gli autarchici apparecchi radiofonici dell'Eiar diffondevano le rassicuranti melodie della tradizione Nazionale mentre, nei salotti borghesi di Treviso, risuonavano soprattutto le grandi arie del M° Giacomo Puccini, scomparso da soli sei anni.
Il grande Maestro Lucchese restava il custode indiscusso dell'anima italiana a cavallo di due epoche: l'Ottocento e il modernissimo futurista Novecento.
Quella mattina, l'ondeggiare dolce dei legni e il canto spiegato dei violini in “Un bel dì vedremo” dalla Madama Butterfly sembravano cullare la quiete e l'attesa della provincia Trevigiana.
Nessuno, tra quegli accordi perfetti, poteva immaginare che di lì a poco l'orizzonte stesse per farsi cupo, tetro, funebre.
Infatti alle 13:15 il preludio di Tosca, verso l’ora di pranzo, spezzò l’armonia bruscamente con un silenzio innaturale, quasi teatrale.
Con furia inumana avvolse la parte sud di Bassano del Grappa per poi trovar un boato cupo e profondo che squarciò l’aria: come i celebri e terribili tre accordi eseguiti a pieno organico, in un fortissimo tagliente che apre l'atto iniziale di Tosca, l'inizio della tragedia fu violenta e improvvisa.
Si stava generando la "Tromba del Montello", un mostro meteorologico di categoria F5 dove per 80 chilometri, questo immenso vortice nero corse con la furia di venti a 500 km/h, come un’orchestra impazzita in cui i timpani e i piatti battevano il ritmo esasperato della più spaventosa e tetra delle marce funebri.
Il mostro puntò dritto verso il cuore del Montello, prima di spegnersi in Friuli con l'epicentro del dramma: una landa desolata da "Manon Lescaut" dove il Comune di Volpago del Montello, con le frazioni di Venegazzù e Selva, divenne il palcoscenico di un’apocalisse fisica.
La distruzione totale trasformò il paesaggio fertile nella cupa e straziante landa desolata dell'ultimo atto dell'opera Pucciniana.