Rosso Melangola - Il melangolo di Ferentillo

Rosso Melangola - Il melangolo di Ferentillo Questa pagina Facebook sulla melangola della Valnerina nasce per promuovere e valorizzare l'antico frutto recentemente riscoperto della melangola.

Questa pagina Facebook sulla melangola della Valnerina nasce per promuovere e valorizzare la melangola e per far conoscere ad un pubblico più vasto tutti i prodotti che vengono realizzati con questo antichissimo frutto riscoperto solo negli ultimi anni. A Ferentillo, in Valnerina, esiste presso il Frantoio dell'Azienda Agrituristica La Drupa, uno degli esemplari di melangolo più antichi dell'Umbri

a. Questa pianta e i suoi frutti dopo essere stati studiati scientificamente hanno portato alla sperimentazione e quindi alla realizzazione di alcuni prodotti agroalimentari a base di melangola. I prodotti fin qui realizzati sono l'Olio agrumato alla melangola e la marmellata di melangola (prodotti dall'Azienda Agrituristica La Drupa) e la Birra alla melangola (prodotta dal Birrificio artigianale Magester). Questa pagina nasce anche con l'intento di divulgare il più possibile la storia di questa pianta attraverso ricerche, pubblicazioni, progetti ed eventi come “Rosso Melangola” un evento che si svolge ormai da due anni a Ferentillo e che ha come tema principale la melangola. Il nome “Rosso Melangola” deriva dalla tradizione industriale ternana che utilizzava questo termine per descrive il colore dell'acciaio in fusione. Di seguito troverete una breve descrizione della pianta del melangolo estratta dalla collana “Conoscere e Sapere - L'occhio ammira e resta incantato, Dialoghi di un viaggio alla ricerca della Merangola nella storia e nel territorio ternano” realizzata dalla Provincia di Terni in collaborazione con Isabella Dalla Ragione e Enrico Maccaglia.

“L'arancio amaro (Citrus aurantium L.), conosciuto anche con il nome di arancio forte, merangolo, cedrangolo, melarancio, portogallo, ecc.., appartiene alla famiglia delle Rutaceae ed al genere Citrus, che comprende una trentina di specie in gran parte coltivate da antichissima data. E' probabilmente un reincrocio di Citrus Maxima (il pomelo) e Citrus reticulata (il mandarancio). Originario dell'Estremo Oriente, Cina meridionale, Nord della Birmania e dell'Annam (Vietnam centrale), ha raggiunto le coste del Mediterraneo probabilmente per opera degli Arabi almeno dal X sec. ed è stato introdotto in Italia dalla Palestina nel XI sec. dai Crociati come albero ornamentale. Si tratta di un alberello sempreverde, spinescente e con un altezza media variabile da 2 a 6 metri, che presenta un'elevata rusticità sopravvivendo in esterno, nelle zone a clima non particolarmente rigido. Specie piuttosto longeva che può arrivare e talvolta superare i cento anni di età. Le foglie hanno colore verde intenso, ovate e appuntite all'apice, provviste di grandi alette sul picciolo. I rami più vigorosi sono molto spinosi; ha un robusto apparato radicale con fittone. I fiori sono ermafroditi, bianchi e molto simili a quelli dell'arancio dolce, come i frutti che però sono più rugosi e ricchi di olii essenziali. Fiorisce principalmente nel periodo primaverile ed i frutti, che possono persistere sulla pianta anche molti mesi dopo la maturazione, raggiungono una colorazione arancione intenso verso la fine dell'autunno. Da sempre ha evocato un simbolismo paradisiaco e secondo una fantasiosa interpretazione rinascimentale, le arance sarebbero state i pomi d'oro che Eracle conquistò nel giardino delle Esperidi, dopo aver ucciso il drago che li custodiva. Si tratta di una pianta forse gia nota ai Romani. Un frutto di arancio amaro probabilmente è stato dipinto su una parete della casa dell'Ara Massima a Pompei. L'albero di arancio amaro più famoso d'Italia è forse quello situato nel cortile adiacente all'atrio del convento domenicano di Santa Sabina, a Roma, portato secondo la tradizione dal Portogallo nel 1216 da Domenico da Guzman in persona. A distanza di secoli continua a dare frutti attraverso alberi rinati dalla radice originale e pare che da qui provenissero le cinque arance candite che Santa Caterina da Siena offrì, nel 1379, a Papa Urbano VI. Leggenda o verità, comunque, da tempo immemorabile questa specie viene coltivata, soprattutto nelle regioni vocate all'agrumicoltura per l'estrazione degli oli essenziali e degli altri principi aromatici presenti nelle foglie, nei frutti e nei fiori. Nell'alimentazione, la polpa viene utilizzata per marmellate e frutta candita, mentre la buccia viene impiegata nella produzione di liquori. Dai fiori dell'Arancio amaro si estrae un olio essenziale che viene commercializzato colo nome di essenza di Zagara, chiamato anche “neroli” perchè, sul finire del 1600, la duchessa di Neroli, moglie di Flavio Orsini, ne faceva largo uso per profumare i suoi guanti. Inoltre dalle sue foglie si estrae un altro olio essenziale detto essenza di “petitgrain”, che è un eccellente tonificante. Ha un effetto addolcente sul nostro cuore ed elimina la tristezza e la delusione.

Indirizzo

Ferentillo
05034

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