Azienda Agricola Don Vince’

Azienda Agricola Don Vince’ L’azienda agricola Don vince’ ha sede a Grotte (AG) a circa 20 km dalla meravigliosa valle dei templi.

L’azienda è prettamente a conduzione familiare in regime di agricoltura biologica e produce principalmente olio.

05/06/2026

🫒🇮🇹 LE CULTIVAR ITALIANE DELL’OLIO EVO 🇮🇹🫒

1️⃣ Frantoio – Toscana
Profilo equilibrato con note erbacee e di ca****fo. Perfetto per bruschette, zuppe e verdure grigliate.

2️⃣ Coratina – Puglia
Olio intenso e piccante, ricco di polifenoli. Ideale per piatti robusti e legumi.

3️⃣ Moraiolo – Umbria
Dal gusto deciso e leggermente amaro. Molto apprezzato per carni e cucina tradizionale.

4️⃣ Leccino – Toscana
Sapore delicato e mandorlato. Ottimo con pesce, insalate e preparazioni leggere.

5️⃣ Taggiasca – Liguria
Cultivar dolce e raffinata con sentori di frutta secca. Perfetta per piatti delicati e focacce.

6️⃣ Itrana – Lazio
Fruttato fresco con note di pomodoro verde. Molto versatile in cucina mediterranea.

7️⃣ Nocellara del Belice – Sicilia
Intensa e aromatica, con carattere erbaceo e speziato. Ideale sia da tavola sia per l’olio EVO.

8️⃣ Biancolilla – Sicilia
Olio leggero e floreale, dal gusto morbido e armonioso. Ottimo a crudo su verdure e pesce.

Ogni cultivar racconta il territorio da cui nasce e rende unico ogni olio extravergine italiano. 🌿

31/05/2026
24/05/2026

Caccia camminando. Apre la cresta come una bandiera. 🐦

L'upupa (Upupa epops) è il simbolo della LIPU. Ma molti italiani non l'hanno mai vista da vicino.

Non è una rondine, non è un rondone, non è un passeriforme. Appartiene all'ordine dei Bucerotiformi — lo stesso dei buceri africani — e in Italia è l'unico rappresentante della famiglia Upupidae. Lunghezza 25-29 cm, apertura alare 44-48 cm, piumaggio inconfondibile: corpo color cannella chiaro, ali e coda con larghe bande bianche e nere, becco lungo e leggermente ricurvo verso il basso, cresta erettile a ventaglio con apice nero.

Il maschio in primavera apre la corona di penne e canta un soffice "hup-hup-hup" che le ha dato il nome scientifico — Upupa epops, dal greco ἔποψ — e il nome italiano. Entrambi trascrizioni del suo richiamo.

A differenza di rondini e balestrucci, l'upupa non caccia in volo. Caccia camminando. Sonda il terreno con il becco lungo per estrarre grilli, grillotalpa, larve di coleottero, bruchi, formiche, lombrichi. Predilige i paesaggi agricoli tradizionali — frutteti, vigneti, prati con muretti a secco, terrazzamenti, strade sterrate — dove può fare lunghi bagni di polvere e trovare il suo cibo nel suolo. La grillotalpa, divoratrice di radici di ortaggi, è una delle sue prede preferite.

Nidifica in cavità: tronchi cavi di alberi vecchi, fessure di muri in pietra, cantine, fienili abbandonati. Depone fino a sette uova fra fine aprile e inizio maggio. Durante la cova il maschio porta cibo alla femmina, e poi anche ai piccoli — il cosiddetto "dono nuziale" continua per settimane.

In Italia la specie è classificata Minore Preoccupazione (LC) dalla Lista Rossa IUCN, ma la realtà è meno rassicurante. La LIPU stima per il periodo 2000-2020 un declino moderato dello 0,66% annuo, con popolazione italiana fra le 20.000 e le 50.000 coppie nidificanti. A livello dell'Unione Europea lo stato di conservazione è classificato "sfavorevole". La bioregione alpina è la più critica, quella mediterranea la più favorevole.

Le cause sono familiari: intensificazione agricola che elimina muretti a secco, abbattimento di alberi vecchi con cavità, pesticidi che riducono gli insetti del suolo.

L'upupa è protetta in Italia dalla Legge 157/1992 (art. 2). Catturarla, ucciderla, prelevarne i piccoli o distruggerne il nido sono illeciti penali o amministrativi. La Direttiva Uccelli 2009/147/CE conferma la tutela a livello europeo.

Se hai un orto, un frutteto, un giardino con muretti a secco o un albero vecchio con cavità, hai costruito senza saperlo un habitat per l'upupa. Un solo individuo può consumare centinaia di larve di coleotteri e di grillotalpe al giorno — controllo biologico naturale, senza chimica, senza costo.

24/05/2026

Vivevano tutti nella campagna del nonno. L'allodola che cantava sopra ogni
campo al mattino prima dell'alba. Il verso della tortora in ogni bosco d'estate.
Il torcicollo sul tronco del vecchio fico. L'upupa arancione sul prato. Chi ha
più di quarant'anni li ricorda. I bambini di oggi non li hanno mai sentiti.
Non sono migrati altrove — stanno scomparendo dove sono sempre stati.

Dal 2000 al 2023, l'Italia ha perso il 36% degli uccelli di campagna.
In Pianura Padana il 50%. Venti delle 28 specie monitorate sono in declino
significativo (dati LIPU/Farmland Bird Index 2023, commissionato dal Ministero
dell'Agricoltura). Questi sono i dieci suoni che stanno scomparendo.

1. ALLODOLA — declino -54% in 23 anni:
Il canto più alto della campagna italiana — trecento metri sopra i campi, in
verticale, senza mai smettere. Nidifica a terra tra l'erba alta. Le macchine
falciano i nidi. I pesticidi eliminano gli insetti di cui sfama i pulcini.
I campi a monocoltura la lasciano senza cibo e senza riparo.
Soluzione: strisce di prato incolto ai bordi dei campi, sfalcio tardivo, zero
erbicidi sui bordi.

2. TORTORA SELVATICA — declino -80% in Europa dal 1980, VU globale:
Il "turr turr" dell'estate — il suono delle giornate calde in ogni campagna
italiana. Oggi classificata come Vulnerabile a livello globale. Perde le siepi
a bacca di cui si nutre, i prati con erbe spontanee, e in Italia è ancora
cacciabile — unico paese EU dove la caccia continua.
Soluzione: piantare siepi con bacche (biancospino, sambuco, prugnolo),
zero erbicidi, sostenere la sospensione della caccia.

3. AVERLA PICCOLA — declino -72% in 23 anni:
La "macellaio degli insetti" — appende i grossi insetti sulle spine dei
rovi prima di mangiarli. Ha bisogno di prati aperti con siepi spinose ai
bordi. L'agricoltura intensiva ha eliminato entrambi. Scompare in silenzio.
Soluzione: mantenere le siepi con rovi e biancospino, lasciare bordi erbosi
non falciati.

4. SALTIMPALO — declino -73% in 23 anni:
Il piccolo uc***lo dalle guance nere che si posava sul filo del telefono
sopra ogni campo in primavera. Nidifica nell'erba alta ai bordi dei prati.
Le macchine lo colpiscono. I pesticidi eliminano i grossi insetti di cui si
nutre.
Soluzione: nessuna falciatura dei bordi erbosi da aprile a luglio.

5. TORCICOLLO — declino -78% in 23 anni:
Il più discreto dei picchi — non bussa, nidifica nei buchi dei vecchi alberi
da frutto. In aprile torna dall'Africa e trova il frutteto ammodernato, senza
vecchi tronchi cavi. I pesticidi eliminano le formiche di cui si nutre
quasi esclusivamente.
Soluzione: lasciare i vecchi alberi da frutto anche se improduttivi, zero
insetticidi.

6. UPUPA — in declino in tutti gli ambienti collinari e mediterranei:
La cresta arancione, il verso "bu-bu-bup" — l'uc***lo più riconoscibile di
ogni campagna mediterranea. Caccia larve nel suolo, ha bisogno di terreno
aperto non cementato. I pesticidi avvelenano le larve. I giardini troppo
pavimentati la lasciano senza cibo.
Soluzione: un angolo di prato non cementato nel giardino, zero insetticidi
del suolo.

7. VERDONE — declino -54% in 23 anni:
Il granivoro verde dei giardini — una volta presente in ogni orto con i semi
di cardo e di girasole spontaneo. L'erbicida ha eliminato i fiori spontanei
da cui dipende. La siepagna monocultura non produce semi.
Soluzione: piantare girasoli, echinacea, cardo — qualsiasi fiore che produca
semi abbondanti.

8. PASSERA MATTUGIA — declino -63% in 23 anni:
Diversa dalla passera d'Italia — la piccola passera di campagna con la
guancia bianca e il cappuccio marrone. Nidificava in ogni edificio rurale.
Gli edifici moderni non hanno cavità. I granai sigillati la escludono.
Soluzione: cassette nido con foro di 28 mm, mangiatoie con semi misti.

9. RE DI QUAGLIE — specie in pericolo (EN) in Italia:
Canta nascosto nell'erba alta — "crrex crrex" — ogni sera di giugno. Oggi
in Italia rimangono poche centinaia di coppie. La falciatrice arriva prima
che i pulcini volino. Il prato industriale falciato raso è silenzio.
Soluzione: ritardare lo sfalcio dei prati umidi dopo il 15 luglio — basta
questo per salvare la nidiata.

10. CARDELLINO — in declino in tutti gli ambienti collinari:
L'uc***lo da gabbia più amato d'Italia per secoli — oggi paradossalmente
raro nei campi dove un tempo era ovunque. Gli erbicidi hanno eliminato
i cardi e i fiori di campo da cui dipende per nutrirsi.
Soluzione: lasciare un angolo di giardino con cardi selvatici e fiori
spontanei non falciati.

IL FILO CHE LI COLLEGA TUTTI:

Ogni specie in declino sta scomparendo per le stesse 4 ragioni: veleno
(pesticidi su colture e giardini), cemento (siepi rimosse, terreno
impermeabilizzato), pulizia (campi falciati raso, zero incolti, zero bordi
erbosi), silenzio forzato (monocoltura che sostituisce il mosaico).

La soluzione è una sola — e funziona per tutti e 10: meno chimica, più siepi,
strisce incolte ai bordi, sfalcio tardivo. La campagna che salva i canti è
quella che il modello industriale considera improduttiva — e che ogni mattino
di maggio riempie di musica. 🐦

01/05/2026

Prima di rinvasare, potare o irrigare, guarda le foglie. L'olivo esprime ogni squilibrio con una precisione che pochi giardinieri sanno ancora leggere. 🌿

È l'albero più rustico del giardino mediterraneo italiano — eppure quello che si perde più spesso per eccesso di cure. Un'irrigazione troppo generosa in inverno basta a far marcire le radici senza che la superficie del substrato lo tradisca. La foglia, invece, non mente.

Sette sintomi da leggere sulla foglia d'olivo:

— Foglia sana: verde-grigio opaco sopra, faccia inferiore argentata, texture coriacea, picciolo corto e s**o.
— Macchie circolari bruno-oliva con alone giallo: occhio di pavone (Spilocaea oleagina) — fungo invernale favorito dall'umidità persistente e dagli inverni miti.
— Ingiallimento generalizzato che inizia dalle foglie vecchie: eccesso di irrigazione in stagione fredda — radici asfittiche prima che il substrato sembri intriso.
— Foglie argentate che bruniscono dall'apice e cadono: verticilliosi — fungo del suolo senza trattamento curativo, isolare la pianta.
— Deposito colloso lucido sul lembo seguito da un velo nero: fumaggine su melata di psilla dell'olivo — trattare il parassita, non il fungo.
— Piccole gallerie sinuose biancastre sotto l'epidermide: tignola dell'olivo (Prays oleae) — la larva scava il lembo dall'interno, frequente in Puglia, Calabria e Sicilia.
— Foglie decolorate verde pallido uniforme su tutta la chioma: carenza azotata — substrato esaurito o irrigazione eccessiva che liscia i nutrienti.

Leggi le foglie prima di rinvasare, potare o trattare. 🍃

16/04/2026

🌿 COME POTARE GLI ULIVI (GUIDA COMPLETA) 🌿

La potatura dell’ulivo è fondamentale per mantenere la pianta sana, equilibrata e produttiva.

📅 QUANDO POTARE?
✔️ Il periodo migliore è fine inverno – inizio primavera
👉 in genere tra febbraio e aprile, dopo il rischio di gelate
❌ Da evitare il pieno inverno (gelo) e l’autunno (piogge e malattie)

✂️ PERCHÉ POTARE?
✔️ Aumentare la produzione di olive
✔️ Migliorare luce e aria nella chioma
✔️ Ridurre malattie e rami secchi
✔️ Dare una forma equilibrata alla pianta

🌳 COSA TAGLIARE (IMPORTANTISSIMO)

🔴 Succhioni
Rami verticali molto vigorosi che crescono verso l’alto e NON producono bene

🔴 Rami secchi o malati
Da eliminare sempre

🔴 Rami interni
Quelli che chiudono la chioma e fanno ombra

🔴 Rami incrociati o troppo fitti
Creano confusione e rubano energia alla pianta

🌿 FORMA IDEALE: “A VASO”
La chioma deve essere:
✔️ aperta
✔️ arieggiata
✔️ ben illuminata

💡 REGOLA D’ORO
Meglio una potatura leggera ogni anno che un taglio troppo forte ogni tanto.

📌 Salva questo post se hai ulivi e condividilo con chi li coltiva!

16/04/2026

🌿 POTARE L’OLIVO: MENO TAGLI, PIÙ INTELLIGENZA 🌿

Quando si parla di olivi, non serve “tagliare tanto”, ma tagliare nel modo giusto e al momento giusto. È questa la vera differenza tra una pianta che sopravvive… e una che produce bene negli anni.

📅 I momenti chiave durante l’anno

✔️ Dopo la raccolta (autunno)
Si interviene con una pulizia leggera: via i rami secchi, quelli che si incrociano e quelli che chiudono troppo la chioma. L’obiettivo? Far entrare luce e aria.

✔️ Fine inverno (prima della ripartenza)
Qui si lavora sulla struttura. Si decide come crescerà l’albero nei prossimi anni, ma solo se necessario: non è un intervento da fare sempre.

✔️ Estate (intervento veloce)
Si eliminano i succhioni, quei rami vigorosi che crescono verso l’alto e sottraggono energia alla produzione.

🌳 Le regole fondamentali

👉 I rami che producono olive vanno rispettati
👉 I succhioni e i polloni si tolgono subito
👉 Mai “svuotare” troppo la pianta

🌞 La forma conta

Un olivo ben gestito ha una chioma aperta, che lascia passare la luce fino all’interno.
Quando la pianta è troppo chiusa, la produzione cala: meno luce = meno olive.

💡 In poche parole:
non serve essere aggressivi, ma equilibrati.

🌿 Un olivo curato bene oggi è una pianta che continuerà a dare soddisfazioni per generazioni.

Indirizzo

Contrada Mandria
Furci Siculo
92020

Telefono

+393475554125

Sito Web

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