06/09/2026
«Cinquanta filari di viti mi promettesti,
che maturavano ciascuno a suo tempo,
e vi erano grappoli d’ogni sorta,
quando le stagioni di Zeus li facevano maturi.»
Omero, Odissea, XXIV, 341-344
adattamento poetico dal testo greco
Nel libro XXIV dell’Odissea, Odisseo cerca nel ricordo un segno capace di convincere Laerte della propria identità. Non ricorda soltanto una terra: ricorda con precisione gli alberi che il padre gli aveva destinato, il loro numero, i filari di vite e i diversi tempi della loro maturazione.
È attraverso questi dettagli concreti — nomi, piante, stagioni — che padre e figlio ritrovano una memoria condivisa. La vigna diventa così un luogo della continuità: qualcosa che si riceve, si conosce e si trasmette nel tempo.
È una memoria che incontra, quasi naturalmente, la storia della Vigna delle Sanzioni. La geometria dei terrazzamenti, la pietra dei muretti a secco e la fuga dei filari compongono ancora oggi un paesaggio costruito attraverso generazioni di lavoro e di cura.
Anche qui la varietà appartiene alla vigna stessa: nello storico uvaggio in vigna, conservato dalla tradizione degli anni Trenta, vitigni diversi condividono il medesimo luogo e concorrono alla sua identità.
La terra conserva ciò che il tempo non cancella.
Opera a china di Stefania Coppini