Dal 15 giugno 2014, una nuova attività a Macerata, in centro storico; un punto di incontro che vuole raccontare il fortissimo legame che c’è tra la nostra terra e l’Argentina, con una proposta che fonde la tradizione gastronomica e di ospitalità dei due paesi (forse non tutti sanno che a Buenos Aires ci sono più passaporti italiani che a Roma). L’Italia è stata per lungo tempo paese di emigrazio
ne e la nostra zona non fa eccezione: pur rappresentando una piccola percentuale di quella nazionale, l’emigrazione marchigiana è piuttosto significativa (ai primi del 900 verso i paesi del sud America si indirizzarono il 30% degli espatri in totale) e tutt’oggi non c’è maceratese che non abbia parenti oltremare. Volver (tornare) è il titolo di un memorabile tango di Gardel, Volveré (tornerò) non è una promessa né un sogno, ma solo un progetto di piccola impresa per raccontare il tema dell’emigrazione ed il valore identitario del cibo, in ogni cultura. Da Piaggia della Torre 70 anni fa partiva il giovane fornaio Umberto Tartuferi, zio del nuovo imprenditore, seguendo come tanti “il sogno argentino” e proprio da li inizia la nuova avventura di suo nipote, Juan Alberto Salto che, arrivato nel 2001 in Italia, dopo aver sperimentato diversi tipi di lavoro, ha messo a fuoco la sua passione per la panificazione e la voglia di proporre i sapori della sua terra. Molti sono i termini inglesi che vorrebbero colonizzare questa piccola impresa: take away, fast food, 2 go, fast and good, street food, ma la lingua più parlata al mondo, lo spagnolo mantiene la propria forza ed il termine più appropriato è “Comidas al paso” (cibo da passeggio), per proposte che varieranno nelle diverse stagioni, ma che potranno esser degustate anche in loco grazie ad un ambiente particolarmente accogliente. Uno spazio narrante curato da Francesco Forti, pensato per soddisfare il desiderio di sempre di ritrovarsi e scambiare idee intorno ad un cibo di qualità, magari insolito, ma non per questo esotico. Un arredo semplice che vuole introdurre il fruitore al tema dell’emigrazione ed al valore di scambio culturale contenuto dal cibo, visto che la gastronomia attuale è il risultato di un antico e importante processo di circolazione di saperi e sapori secondo l’ assioma che recita: “chi scambia, cambia”, uno scambio continuo, propedeutico alla concreta integrazione.