19/04/2026
La crisi in Medio Oriente rischia di tradursi rapidamente in un aumento dei prezzi anche per beni di largo consumo come l’acqua minerale. Secondo le stime, una bottiglia da un litro e mezzo potrebbe costare a breve fino a cinque o sei centesimi in più. Un rincaro apparentemente contenuto, ma che su scala nazionale si tradurrebbe in una maggiore spesa complessiva per i consumatori italiani pari a circa 606 milioni di euro l’anno. L’impatto si estenderebbe anche alle bevande analcoliche, in un contesto di rialzi diffusi lungo tutta la filiera.
Il motivo degli aumenti è sorprendente e non riguarda il prodotto finale, l'acqua minerale, appunto. Alla base ci sono le richieste avanzate dai produttori di materie plastiche e packaging, che negli ultimi giorni hanno comunicato ai clienti la necessità di rivedere le condizioni economiche dei contratti. Le comunicazioni prevedono l’introduzione di sovrapprezzi e clausole di adeguamento straordinario, spesso con effetto immediato. Le aziende del settore dell’acqua minerale si trovano così davanti a costi più elevati per bottiglie, tappi ed etichette, incrementi che risultano troppo consistenti per essere assorbiti internamente e che quindi tendono a essere trasferiti sui prezzi finali.
Questo scenario potrebbe tradursi in una riduzione della disponibilità di acqua minerale nei punti vendita, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione estiva, quando la domanda cresce in modo significativo. Il problema non sarebbe quindi solo economico, ma anche legato alla continuità dell’offerta.
La situazione è ora al vaglio dell’Autorità Antitrust, dopo l’esposto presentato dai consumatori. L’associazione segnala come le comunicazioni inviate da diversi operatori presentino una struttura molto simile e facciano tutte riferimento al contesto geopolitico e all’aumento dei costi energetici e logistici. In alcuni casi compare anche una voce specifica, denominata “War Med Surcharge”, applicata per giustificare gli aumenti. Secondo il Codacons, tuttavia, la traslazione immediata e uniforme dei rincari sui clienti finali solleva dubbi sulla proporzionalità e potrebbe nascondere fenomeni speculativi.