24/02/2026
La riflessione di un allevatore sulla selezione nel Gatto Siamese e nell’Orientale Shorthair passa per punti chiari:
1) La scelta: Sulla luna. Al Polo Nord. Nel cuore di una giungla ancora inesplorata. Sulla cima di una vetta inviolata. È lì che nasce la storia: dove qualcuno osa andare oltre. Dove qualcuno pianta una bandiera e decide che quel confine non è un limite, ma un inizio. E io? Dove scelgo di stare? In fila, dietro agli altri, seguendo strade già tracciate? Potrei farlo. Otterrei risultati, certo. Un’idea che funziona non tradisce mai. Ma progredire è un’altra cosa. Evolvere è un’altra cosa. E per evolvere serve coraggio. Il coraggio di abbandonare certezze rassicuranti. Il coraggio di percorrere sentieri inesplorati, di mettere in discussione convinzioni che sembrano incrollabili. Il coraggio di spingermi oltre, verso limiti mai sfiorati prima. Finché un giorno realizzo che il punto d’arrivo degli altri è soltanto il mio punto di partenza. Solo così il futuro dei miei Siamesi ed Orientali potrà essere molto più di un’altra pagina strappata al calendario.
2) L’intramontabile: Molti gatti sono belli. Ma pochi restano memorabili. Il tempo è severo: lo charme svanisce, le mode cambiano, l’occhio si abitua. Solo quando un gatto appare inevitabile quando comprendiamo che non potrebbe essere diverso da come è allora diventa intramontabile. Ed è proprio da lì che inizia la vera evoluzione. Ogni giorno scelgo. Scelgo con mente analitica, con esperienza empirica o con intuito? Forse con tutte e tre. Ma ciò che conta è la consapevolezza. Ogni decisione deve essere in sintonia con lo standard, ma mai immobile. Perché lo standard non è una gabbia: è un orizzonte da interpretare, rispettare, affinare. Il mio ideale è chiaro. Voglio un gatto estremo. Linee forti, decise, marcate. Un’eleganza tagliente, quasi aliena. Un corpo e un carattere che siano una cosa sola: estroverso, curioso, giocherellone, affettuoso, intensamente comunicativo. Un gatto che non si limita a essere guardato, ma che ti entra dentro e lascia un segno inequivocabilmente forte.
3) L’armonia: la struttara della forma Il tipo orientale è equilibrio dinamico. Taglia media, struttura snella ma muscolosa. Un corpo lungo, tubolare, flessuoso. Torace e spalle in armonia con la testa. Zampe lunghe e sottili, piedi piccoli e ovali. Ossatura fine, elegante. Coda lunghissima, sottile come un frustino, che completa la linea con precisione assoluta. Il collo è lungo, sottile, netto. Separa la testa dalle spalle con fierezza. E poi la testa. Unica. Inconfondibile. Iconica. Un triangolo perfetto che nasce dalla punta del mento e si apre senza interruzioni fino alle orecchie, senza pinch, con linee pure e diritte. Il naso lungo, con una lieve discesa. Il cranio tondeggiante tra le orecchie. Di profilo, un cuneo pieno alto, senza cavità, con una curva marcata che scende fino al tartufo. Mento forte, saldo, perfettamente allineato. Gli occhi: a mandorla, obliqui, ultra-laterali. Uno sguardo che accende il volto. Nel Siamese, un blu profondo e puro, quasi leggendario. Nell’Orientale, un verde intenso, vibrante con l’eccezione dei bianchi, che possono sorprendere con occhi blu o impari. Le orecchie sono il sigillo finale: enormi, larghe alla base, perfettamente inserite . Non semplici orecchie, ma architettura.
4) Non accontentarsi: Oltre la vittoria La selezione è un lavoro silenzioso. Lento. Meticoloso. Ogni dettaglio viene osservato, stimolato, ridefinito. Non solo la morfologia, ma il carattere: equilibrio, dolcezza, socievolezza. Perché bellezza senza armonia interiore è solo apparenza. Le vittorie arrivano. Expo nazionali, internazionali. Riconoscimenti, titoli, soddisfazioni. Sì, la strada è quella giusta. Ma un allevatore non può fermarsi al trofeo. Il vero traguardo non è la coppa, è la qualità. Non è l’applauso, è la consapevolezza di aver creato qualcosa di straordinario. Ogni accoppiamento è pensiero, studio, responsabilità. Ogni cucciolo è un progetto, un sogno, una promessa.
5) La ricerca infinita: Migliorare la razza. Per alcuni è inconcepibile per altri è presunzione. Per me è missione. Significa rivedere, ripensare, ridefinire. Significa rispettare profondamente la loro natura, il loro essere inconfondibilmente Orientali e Siamesi, senza compromessi. Ci sono momenti di stanchezza. Momenti in cui il dubbio si insinua. Ma poi ritorna l’idea. La visione. La passione. E si ricomincia. Non credo al gatto perfetto. Se esistesse, avrei smesso di selezionare molto tempo fa. Io credo nell’evoluzione. Credo nel miglioramento continuo. Credo che il punto più alto raggiunto oggi possa diventare la base di partenza di domani. Ed è per questo che continuo. Con dedizione assoluta. Con rispetto. Con amore. Con Passione . Oltre ogni limite.