Pe Nin Perde la Sumente

Pe Nin Perde la Sumente La Biodiversità come eredità, conservare e coltivare i saperi e sapori contadini.

Pé NIN PERDE LA SUMENTE DELLA BIODIVERSITA' VEGETALENell’ambito del progetto “Pé Nin Perde la Sumente”, allo scopo di po...
04/06/2026

Pé NIN PERDE LA SUMENTE DELLA BIODIVERSITA' VEGETALE

Nell’ambito del progetto “Pé Nin Perde la Sumente”, allo scopo di porre le basi per il ritorno della viticoltura in territori pedemontani e montani abruzzesi, dal 2020 BIO Cantina Sociale Orsogna ha disposto una campagna di rilevamento di ecotipi di Vite domestica (Vitis vinifera subsp. sativa).
L’obiettivo è recuperare il patrimonio genetico dei vitigni autoctoni presenti sul territorio, al fine di tutelare, conservare e coltivare la biodiversità dei vecchi vigneti. La distruzione dei vigneti storici e il rinnovo con nuovi vitigni ha fatto perdere una parte importante della biodiversità viticola; fortunatamente esistono ancora preziosi vigneti, costituiti 50-100 anni fa, provenienti dalla selezione massale del patrimonio viticolo del territorio. Le aree pedemontane, dove la viticoltura intensiva non è arrivata, conservano una importante ricchezza di ecotipi* di vite adattati nel tempo al territorio.

*Ecotipo di vite (Vitis vinifera) è una popolazione ottenuta attraverso una selezione massale ed è l’espressione della interazione tra il loro assetto genetico e le specifiche condizioni ambientali.

I vini Pé Nin Perde la Sumente da ecotipi di viti della Maiella Orientale che i contadini hanno coltivato, addomesticato e conservato per oltre un secolo contengono ricordi, storie, esperienze delle comunità depositarie dei contenuti fondamentali che creano il ponte tra persone e generazioni.

"NIN PERDE LA SUMENTE": PREMIATI AD ALTINO GLI STUDENTI VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO DI RACCONTI DIALETTA...
15/05/2026

"NIN PERDE LA SUMENTE": PREMIATI AD ALTINO GLI STUDENTI VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO DI RACCONTI DIALETTALI

L'INIZIATIVA SI INSERISCE NEL PROGETTO MULTIDISCIPLINARE DI BIO CANTINA SOCIALE ORSOGNA "PE’ NIN PERDE LA SUMENTE". DIRETTORE ZULLI, "BIODIVERSITÀ CULTURALE È PARTE DI QUELLA AMBIENTALE, VA TUTELATA E TRASMESSA ALLE GENERAZIONI FUTURE", SINDACO MURATELLI, "NOSTRI RAGAZZI MERAVIGLIOSI E TUTTI VINCITORI"

ALTINO - Dalla biodiversità ambientale a quella della parola dialettale, con la riscoperta e trasmissione alle future generazioni di termini, modi di dire, perle di saggezza popolare che raccontano mondi, sensibilità, memorie condivise diversamente non esprimibili.

Nato con questo intento, il concorso di racconti dialettali, “Nin perde la Sumente”, ha celebrato domenica scorsa la cerimonia di premiazione della sua terza edizione, in una gremita sala polivalente del Comune di Altino, in provincia di Chieti.

Protagonisti gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Altino, plesso dell'istituto comprensivo Giulio De Petra di Casoli, che hanno proposto otto racconti, ispirati ad altrettanti proverbi, vincitori dei quali sono stati "Na femmena coraggiose", di Tommaso D'Andrea, "Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule" di Daniel D'Alonzo e Sofia Caricati, "Piagne lu morte pe frecá Lu vive", di Nicolò Daniele e Alysia Trotta con menzione speciale "Ommene avvisate, mezze salvate", di Chiara Porreca e Kevin Badea.

Il concorso, nato su iniziativa dell'associazione Interflumina di Altino e degli scrittori Tino Bellisario e Nicola Scutti, si inserisce nel progetto più complessivo “Pe’ nin perde la sumente”, per il recupero della biodiversità culturale dei territori montani e pedemontani, dove per secoli i contadini hanno coltivato, addomesticato e conservato le varietà autoctone, varato da Bio Cantina Sociale Orsogna leader in Abruzzo e in Italia nel settore biologico, con circa 300 soci operativi su oltre 1.500 ettari di vigneto. Un modello profondamente radicato nel territorio. Negli anni, la cantina ha riscoperto e rimesso in produzione varietà viticole autoctone dimenticate, custodite per secoli dai contadini di montagna insieme a saperi, tradizioni e linguaggi unici.

Il concorso di Altino fa parte di un ciclo di appuntamenti che interesseranno da maggio a settembre i paesi della Maiella orientale e centrale delle rete di “Pe’ nin perde la sumente” di cui a breve sarà reso noto il cartellone.

Ha commentato il sindaco di Altino Vincenzo Muratelli: "i racconti proposti dai ragazzi, tutti vincitori e tutti meravigliosi, hanno regalato emozioni speciali legando la tradizione del nostro dialetto locale con i proverbi più caratteristici e iconici e più in generale proponendo la valorizzazione, riscoperta e la tutela del grande patrimonio culturale che esprime l'identità e racconta anche la storia delle nostre comunità".

Ha aggiunto Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna: "La biodiversità culturale è parte di quella ambientale: va tutelata e trasmessa alle generazioni future. La parola dialettale, quella dei nostri padri e dei nostri nonni, è un elemento di ricchezza al pari degli antichi vitigni autoctoni che abbiamo riscoperto e rimesso in produzione."

Presenti alla giornata conclusiva oltre al sindaco Muratelli e al direttore Zulli, le docenti che hanno affiancato ragazzi e ragazze nella ideazione scrittura dei testi Marina Esposito, Valentina Carapella, Lucia Travaglini, Donatella Scutti, Pamela Renzetti e Sabrina Di Celma. E ancora Luisella Spinelli presidente di Associazione Interflumina, Tino Bellisario e Nicola Scutti.

L'ideatore del concorso Tino Bellisario ha evidenziato che "la parola dialettale è come un seme prezioso e raro da conservare e far germogliare. Leggete i bellissimi racconti presentati dai nostri ragazzi: in italiano corrente non sarebbero stati la stessa cosa, avrebbero perso molto del loro profondo significato"

La giuria è stata composta Giuseppe Manzi, Aurelio Rossi e Ilaria Di Biase.

Primo premio dunque al racconto "Na femmena coraggiose", di Tommaso D'Andrea: la storia di Palma, una ragazza di Roccascalegna che decide di combattere durante la seconda guerra mondiale al fianco dei partigiani, con una molteplicità di temi che si intrecciano tra di loro, primo fra tutti il riferimento alla storia del territorio e, quindi, a quello che nella Maiella orientale ha significato il conflitto e la parabola dei partigiani della Brigata Maiella. Si legge nella motivazione, "pur mantenendo connotati storici precisi, il racconto fa leva su degli elementi immaginari che però diventano simbolici di un'idea del mondo diversa. Al posto dell'avversario infatti, presumibilmente un soldato appartenente all'esercito nazista, l'autore immagina una donna che invece di attaccare Palma le parla con umanità e dolcezza. Questo farà in modo che essa ritrovi la forza e la fiducia per andare avanti", il racconto "fa poi riferimento al ruolo femminile nella Resistenza e focalizza un'ingiustizia che hanno vissuto molte donne del passato: quella di assumere un'identità maschile per essere prese in considerazione in svariati ambiti ufficiali".

Secondo posto per "Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule" di Daniel e Sofia: storia di Vincenzo, un abitante avaro e un po' stolto di Altino che che si rifiuta di cambiare le sue lire in euro rimanendo con niente in mano, "un vero e proprio racconto d'origine del proverbio, con l'uso di alcuni termini dialettali del mondo ortolano come 'spogna' per dire fi*****io, ed espressioni iconiche del parlato popolare, 'l'arte di Marí Cazzette' per intendere l'inutilità di un'azione, 'c'avè durmite sopre a corne ngule' per indicare una dormita spensierata", infine, "la capacità di riferirsi ad alcuni cambiamenti epocali, attraverso la percezione popolare 's'ha cagnate lu monne' per indicare il passaggio dalla lira all'euro".

Terzo posto per "Piagne lu morte pe frecá lu vive" di Nicolò Daniele e Alysia Trotta, la storia di Concetta che ha compassione per il vicino Antonio che piange per la solitudine. Si propone quindi di cucinare per lui ogni giorno, salvo poi scoprire che è stata presa in giro. A convincere la giuria, "l'ironia utilizzata e l'uso di termini ed espressioni tipiche del mondo dialettale ('tommele' per indicare l'antica unità di misura del terreno, 'stu disgrammofone mmbecille d'ommene', maledizioni in cui sembra di sentire l'eco di un'anziana signora arrabbiata)", come pure "il riferimento alla solidarietà che si attiva nel vicinato. Un tempo il vicinato era una vera e propria istituzione, in caso di problemi o di lutti, erano i vicini di casa che aiutavano a far fronte ad incombenze più o meno pratiche".

Menzione d'onore poi a "Ommene avvisate, mezze salvate", di Chiara Porreca e Kevin Badea: la storia di un uomo che non ascolta la moglie e si avventura nel bosco, dove incontra un orso. A convincere la giuria i termini quasi dimenticati come ad esempio "'sparacce', ad indicare la modalità con cui si consumava il cibo in campagna fino a poco tempo fa: avvolgendolo in uno strofinaccio grezzo", ed ancora "il riferimento all'orso nella Valle dell'Aventino e, quindi, la possibilità di riflessione sulla convivenza con esso". Il protagonista infine, "si trova a vivere nella realtà qualcosa che pensava fosse solo una leggenda. Questo rimanda ad alcune suggestioni provate ascoltando le storie degli anziani in cui verità e leggenda andavano di pari passo, fuse".

Tanti applausi e complimenti per gli altri testi in concorso "La lengue nen te osse ma osse rompe" di Francesco Braccio e Rebecca Casciano, "La salute senza suolde è na mezze malatie" di Raoul Nolletti e Alessia Anghel Miruna, "Piagne lu morte pe’ frecà lu vive" di Nicolò Daniele e Alysia Trotta, "Chi cachə mmezze ala nevə quende se squaje se vede" di Simone Gigante e Serena Iezzi, "Sta bbone Rocche, sta bbone tutte la Rocca" di Zoe D’Orazio. Infine "1943. Un autunno terribile'' di Angelo Ciscato, Daniele Maria Vittoria, Annalaura Di Lallo, Luca D'Orazio, Giovanni Fortunato, Kevin Koci, Anastasia Marcolongo, Omest Mema, Marika Rosellini, Samuele Verratti e Alessia Zinni, della classe III A, con referente l'insegnante Valentina Carapella.

Pè Nin Perde la Sumente, la biodiversità come eredità
04/05/2026

Pè Nin Perde la Sumente, la biodiversità come eredità

🍾  Vinitaly 2026 e… Pé Nin perde la sumente!Sulla terrazza dello stand si brinda insieme a BIO Cantina Sociale Orsogna c...
14/04/2026

🍾 Vinitaly 2026 e… Pé Nin perde la sumente!

Sulla terrazza dello stand si brinda insieme a BIO Cantina Sociale Orsogna con il Nero Antico Spumante “Pé Nin Perde la Sumente”: un calice che racconta molto più di un vino. Racconta una terra, una comunità, una memoria che resiste.

🌿 LA BIODIVERSITÀ E LA MEMORIA STORICA
Il Nero Antico nasce dal sapere collettivo di Gessopalena, custodito nel tempo da chi quella terra l’ha vissuta davvero. Un’eredità preziosa raccolta dal viticoltore Mariano Bozzi, tramandata dal nonno Giuseppe d’Amico, sopravvissuto alla strage nazista e rimasto per ricostruire il paese e salvare le “viti nere antiche”.

🍇 IL NERO ANTICO, UN TESORO ENOLOGICO
Non è solo una riscoperta: è un simbolo di biodiversità e identità abruzzese. Secondo vitigno autoctono a bacca nera della regione dopo il Montepulciano, il Nero Antico rappresenta un progetto di recupero in cui BIO Cantina Orsogna ha messo il cuore.

Dal protocollo con il Parco Nazionale della Maiella fino all’accordo con il Comune di Gessopalena, questo vitigno è tornato a vivere, esprimendo tutta la sua unicità: raccolta tardiva, grande freschezza e una sorprendente versatilità, dal rosso ai rosati fino alle bollicine.

✨ LA SPUMANTIZZAZIONE
Elegante, fresco, delicato: il Nero Antico Spumante conquista con il suo colore rosa e la sua finezza. Le uve, raccolte a fine ottobre, mantengono un’acidità perfetta per la rifermentazione in bottiglia, senza solfiti aggiunti e senza sboccatura, per preservare l’anima autentica del territorio.

🥂

Pé Nin Perde la Sumente vi aseptta al Vinitaly 2026📍 con Bio Cantina Sociale Orsogna al Padiglione 7, Stand C10
12/04/2026

Pé Nin Perde la Sumente vi aseptta al Vinitaly 2026

📍 con Bio Cantina Sociale Orsogna al Padiglione 7, Stand C10

🌿✨ Buona Pasqua da Pé Nin Perde la Sumente! ✨🌿Che questa Pasqua ci ricordi l'importanza di coltivare insieme un mondo pi...
05/04/2026

🌿✨ Buona Pasqua da Pé Nin Perde la Sumente! ✨🌿

Che questa Pasqua ci ricordi l'importanza di coltivare insieme un mondo più armonioso, dove le radici della nostra cultura e della natura possano seminare un futuro di pace 🌸🥚

🎭🍷 Custodire la memoria, coltivare il futuroNell’ambito del progetto Pé Nin Perde la Sumente, in occasione del Meeting d...
27/01/2026

🎭🍷 Custodire la memoria, coltivare il futuro

Nell’ambito del progetto Pé Nin Perde la Sumente, in occasione del Meeting dei Santantoni svoltosi lo scorso sabato 24 gennaio presso il Teatro Comunale di Gessopalena “Gennaro Finamore”, il Sindaco Mario Zulli ha consegnato un riconoscimento al nostro Presidente Giuseppe Micozzi.

Un gesto che ci onora profondamente e che premia l’impegno di Bio Cantina Sociale Orsogna nel custodire e tramandare l’eredità culturale locale e le sue molteplici espressioni, attraverso un progetto che unisce agricoltura, memoria e identità.

Pé Nin Perde la Sumente non è solo recupero e valorizzazione di preziosi vitigni autoctoni di Gessopalena – Nero Antico di Pretalucente e Vedovella – ma anche un insieme di azioni sul territorio volte a salvaguardare la memoria contadina e l’identità popolare dei paesi della Maiella Orientale.

Tra le espressioni più sentite e ancora vive di questo patrimonio culturale immateriale ci sono le rappresentazioni rituali legate a Sant’Antonio Abate, che ogni anno, nel mese di gennaio, animano i paesi d’Abruzzo con canti, fuochi e riti antichi.

Al Meeting dei Santantoni hanno partecipato i gruppi di Casoli, Taranta Peligna, Palena e le contrade La Bassa e Pincianesi di Gessopalena, ciascuno con una propria e originale riproposta dei canti e delle rappresentazioni rituali santantoniare.

Grazie a chi continua a tenere viva questa straordinaria eredità collettiva. 🌾🔥
Perché senza memoria, nessun seme può davvero germogliare.

Pé NIN perde la sumenteper non perdere il seme, le origini.Perdere la semente oggi significa perdere memoria, identità, ...
21/01/2026

Pé NIN perde la sumente
per non perdere il seme, le origini.

Perdere la semente oggi significa perdere memoria, identità, futuro.
Custodire il seme, invece, è un atto di resistenza e di cura.

🌱 La biodiversità come eredità
Un patrimonio vivo che ci è stato affidato e che abbiamo il dovere di tramandare.

👉 Biodiversità culturale
Memorie contadine, saperi antichi, usi, costumi e tradizioni che raccontano chi siamo e da dove veniamo.

👉 Biodiversità colturale
Ecotipi di vite, rose antiche, varietà abbandonate che resistono al tempo e all’omologazione.

Ogni seme custodisce una storia.
Ogni storia è una radice.
Senza radici non c’è futuro.

09/01/2026

🌱FUTURI VIGNAIOLI 2025
Benvenuti alla vita, piccoli semi della nostra comunità🌱

Bio Cantina Sociale Orsogna, nell'ambito del progetto Pé Nin Perde la Sumente, in collaborazione con il Parco Nazionale della Maiella e la sua Banca del Germoplasma, e con la partecipazione delle cantine sociali associate Legonziano, San Michele di Vasto, Valpeligna e Sannitica , ha dato il benvenuto agli 11 piccoli figli della sua comunità di vignaioli, nati nell’anno 2025.

Salutare i nuovi nati significa celebrare la vita e rinnovare un impegno condiviso: investire nel futuro, tutelare la salute e costruire un avvenire sostenibile nel rispetto profondo della terra.

Ogni nuovo nato è stato simbolicamente accolto dalla comunità con un messaggio di benvenuto presso il Convento della Santissima Annunziata di Orsogna, luogo di memoria, cura e appartenenza.

Indirizzo

Via Ortonese, 29
Orsogna
66036

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