Macelleria equina e Gastronomia COSTA Lorenzo e PAOLA

Macelleria equina e Gastronomia COSTA Lorenzo e PAOLA Da tre generazioni con passione e devozione per questo mestiere...

16/07/2026

LA DOMANDA CHE NESSUNO VUOLE FARSI: CONVIVERE CON COMPROMESSO O RINUNCIARE PER SEMPRE AL CAVALLO?
Esiste una domanda che si muove silenziosa sullo sfondo di ogni dibattito sul benessere animale e nelle retrovie delle derive ideologiche animaliste, che accompagnano gli abolizionisti più convinti, ma anche e soprattutto chi vive nel mondo equestre. Una domanda così radicale e scomoda che spesso si è preferito ignorare per non doverne affrontare le conseguenze. È una domanda alla quale si è evitato di rispondere da oltre un decennio, prestando spesso e volentieri il fianco alle più assurde derive. È un interrogativo che spoglia la discussione dagli slogan di giornata e ci mette di fronte a un bivio esistenziale molto brutale: vogliamo continuare a convivere con i cavalli, accettando che per garantire loro una presenza diffusa e in salute sulla terra siamo chiamati a gestire una filiera rurale che ne preveda anche un utilizzo economico, legale, tracciato e rigorosamente etico, oppure, per evitare il profondo dolore che ci genera la loro morte o il loro impiego, siamo disposti a rinunciare del tutto a questa convivenza e a tutto ciò che essa comporta?

Scegliere la via della convivenza significa abbracciare l'etica della responsabilità e del pragmatismo biologico. Significa riconoscere che la presenza del cavallo accanto all'uomo non è sospesa nel vuoto, ma si regge su una complessa struttura rurale. Questa scelta porta con sé benefici immensi, a partire dalla tutela della biodiversità, poiché permette a razze storiche autoctone di continuare a nascere e a popolare le nostre campagne invece di svanire nel nulla.

È questa stessa via che custodisce e giustifica le nostre più grandi tradizioni storiche, prima fra tutte il Palio di Siena. Chi guarda con la sola lente dell'ideologia urbana vi scorge solo una corsa; chi conosce la terra sa che il Palio è l'esempio estremo di questa alleanza: una dimensione in cui il cavallo è un membro della famiglia, curato e amato 365 giorni all'anno con protocolli di tutela veterinaria all'avanguardia mondiale. Cancellare il Palio in nome di un finto purismo non tutela l'animale, ma recide il legame spirituale e identitario che unisce un popolo al suo cavallo.

Garantisce un presidio attivo del territorio attraverso il pascolo estensivo, che è l'unico argine naturale contro il dissesto idrogeologico e gli incendi boschivi. Permette inoltre di mantenere il rapporto con questi splendidi animali accessibile a tutti, attraverso lo sport, il trekking e le attività terapeutiche, anziché confinarlo a un lusso per pochi eletti. Sul piano scientifico, questa alleanza si traduce in presidi medici salvavita insostituibili per la salute umana, come la produzione di sieri e tessuti biomedici. Infine, la presenza attiva di un'economia legata alla terra costituisce un formidabile scudo giuridico e culturale contro la speculazione edilizia, impedendo che i pascoli abbandonati vengano svenduti e trasformati in poli logistici o distese di cemento.

Se invece la risposta a quella domanda è un tassativo NO, mossa da una sensibilità etica che rifiuta qualsiasi forma di utilitarismo, si imbocca la via della coerenza e della rinuncia assoluta. È una posizione filosofica legittima, ma che richiede l'onestà di accettarne le pesanti e inevitabili conseguenze reali. Rinunciare alla filiera zootecnica e rurale non significa liberare i cavalli in un paradiso incontaminato, ma decretare l'estinzione economica e biologica delle razze autoctone, che smetterebbero semplicemente di essere allevate e di nascere. Il cavallo scomparirebbe progressivamente dal nostro quotidiano e dal paesaggio, diventando un animale rarissimo custodito solo in oasi private o santuari costantemente esposti al collasso finanziario. Le nostre montagne andrebbero incontro all'abbandono e all'incuria, mentre la medicina moderna dovrebbe fare a meno di molecole e tessuti biologici fondamentali per la sopravvivenza dei pazienti.

Infine, la svalutazione dei terreni agricoli ormai privi di redditività rurale aprirebbe le porte a una massiccia speculazione territoriale, consegnando le campagne ai grandi gruppi industriali e finanziari pronti a cementificare ciò che un tempo era natura e pascolo.

La sgrammaticatura del nostro tempo consiste nell'illusione di poter scegliere la seconda strada pretendendo però di godere dei frutti della prima, ovvero sognare l'abolizione totale di ogni filiera e, contemporaneamente, pretendere che il mondo equestre, la biodiversità e la presenza dei cavalli nelle nostre vite rimangano intatti. Non esistono risposte semplici o scorciatoie indolori. Ogni visione del mondo ha un prezzo, e la vera onestà intellettuale consiste nel guardare in faccia la realtà e decidere, con lucidità e rispetto reciproco, quale di questi due pesi siamo disposti a portare sulle nostre spalle.

Noi di Resistenza Equestre abbiamo già fatto la nostra scelta. Abbiamo scelto la via della responsabilità, del pragmatismo e della terra. Abbiamo scelto di stare al fianco di chi lavora ogni giorno, nel fango e sotto la pioggia, per garantire a questi animali una vita dignitosa, una salute monitorata e un futuro come specie.
Scegliamo di accettare la ciclicità della natura, la verità della vita selvaggia e quella sacra alternanza di vita-morte-vita che governa da sempre il nostro pianeta. Sappiamo che la morte non è l'antagonista della vita, ma la sua indispensabile custode all'interno di un cerchio biologico perfetto ed eterno. Tentare di anestetizzare questo ciclo in nome di un'illusoria e sterile purezza significa solo allontanarsi dalla natura reale per rifugiarsi in un'astrazione artificiale asettica.

Scegliamo la convivenza attiva, anche quando è complessa, perché crediamo che un mondo senza cavalli sarebbe infinitamente più povero, più arido e più triste. Accettiamo il peso del limite biologico pur di non rinunciare a un'alleanza millenaria, con l'impegno incrollabile di combattere ogni forma di illegalità ed efferatezza per rendere questo cammino comune sempre più giusto, etico e trasparente. Ci schieriamo con chi custodisce la realtà, con la terra e con le sue leggi immutabili, lasciando a voi la risposta a quella domanda che nessuno ha il coraggio di farvi.

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30/04/2026

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Parma
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Mercoledì 08:00 - 13:00
Giovedì 08:00 - 13:00
Venerdì 08:00 - 13:00
Sabato 08:00 - 13:00

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