Tra le sue attività c’è l’allevamento all’aperto del suino nero siciliano, dal quale si ottengono carni e salumi di grande pregio. La Fattoria Faraci affonda le sue radici a Petralia Sottana (1000 m s.l.m.), nel cuore del Parco delle Madonie, dove i nonni di Francesco, titolare della Fattoria, già decenni prima coltivavano la terra e allevavano il bestiame. L’attività di famiglia, da sempre legata
alla tradizione contadina delle Madonie, oggi abbraccia un nuovo concetto, quello di agroecosistema. Cosa è un agroecosistema?
È un ecosistema dove l’uomo interviene con attività volte alla produzione agricola. La Fattoria Faraci è un agroecosistema che seleziona specie autoctone animali e vegetali, e che, secondo le leggi della natura, vuole garantire l’autenticità dei sapori al consumatore finale, mantenendo in vita un patrimonio culturale e sociale di straordinario valore. Tra le sue attività c’è l’allevamento all’aperto del suino nero siciliano in selezione (registrato ANAS cod. PA-018), dal quale si ottengono carni e salumi di grande pregio. La scelta di questa specie autoctona, oltre che per orgoglio, nasce dalla voglia di conservarne e custodirne il materiale genetico, alla luce del fatto che, non essendo produttivamente gradita dagli allevamenti intensivi, ha rischiato l’estinzione. La filosofia della Fattoria Faraci si riassume in queste tre parole: SANO, BUONO, ETICO
Sano
Le aree seminative seguono un avvicendamento colturale, che serve a mantenere la naturale fertilità del terreno e ad assicurare razioni diversificate per l’allevamento. Le aree più marginali, suddivise in recinti, sono utilizzate per il pascolo a rotazione degli animali; la migliore forma psico-fisica dell’animale conferisce una naturale immunizzazione, evitando così l’utilizzo di antibiotici. Buono
La carne di suino nero siciliano è ricca di proteine e di acidi grassi essenziali ed ha un’intensità aromatica nettamente superiore rispetto a quella del classico suino; ottima per il consumo fresco, è eccellente per la produzione di salumi. Etico
“Ho scelto l’allevamento all’aperto – racconta Francesco – perché l’animale conserva il suo naturale comportamento. È bello vederli correre liberamente o grufolare. A volte osservo con quanta cura costruiscono il nido per partorire; oppure, mi piace cogliere le azioni con le quali stabiliscono legami gerarchici con il resto del gruppo. Per questo motivo ho voluto evitare l’allevamento individuale. Anche se la destinazione ultima è l’alimentazione umana, durante la propria vita l’animale deve godere di uno status naturale e confortevole.