06/02/2026
Tre cuvée.
Tre nomi.
E dietro ognuno, una storia sussurrata dai pendii di Chambolle-Musigny.
Chambolle-Musigny 1er Cru « Les Amoureuses »
Due filoni calcarei attraversano il climat, la roccia affiora, le radici scendono in profondità.
Il nome “Les Amoureuses” rimane un mistero affascinante: alcuni dicono che fosse un vino che “faceva innamorare”, altri che l’espressione fosse usata in Borgogna per indicare un rosso pieno di ardore e di energia.
Il paesaggio è spettacolare, e la vigna, con il suo terreno irregolare e complesso, sembra costruita per sorprendere chi la osserva.
Nel calice, il vino è delicato, vibrante, immediato, un’emozione che cattura al primo sorso.
Musigny è l’evidenza.
Già nel 1110 i monaci di Cîteaux avevano compreso l’unicità di questo luogo.
Mai recintato, mai monopole, Musigny ha sempre lasciato spazio alla diversità delle mani e delle interpretazioni.
Tre lieux-dits, una pendenza marcata, suoli che passano dal calcare chiaro in alto alle marne più rosse in basso.
Dalla piccola strada non asfaltata che domina il vigneto, la vista è mozzafiato.
Nel calice, Musigny è armonia pura, equilibrio assoluto, una grandezza che non ha bisogno di imporsi.
Bonnes-Mares è il carattere.
A cavallo tra Chambolle-Musigny e Morey-Saint-Denis, un tempo in parte legato al Clos de Tart, questo Grand Cru resta uno dei più enigmatici di Borgogna.
Il suo nome oscilla tra le buone madri dell’abbazia e l’antico verbo marer, coltivare.
Anche il suo stile sfugge alle categorie: né completamente chambolliano, né davvero moreysiano.
Talvolta più scuro, più selvaggio, con un frutto che richiama la composta, Bonnes-Mares è un cru complesso, profondo, difficile da domare ed è proprio questo il suo fascino.
Tre cuvée.
Tre racconti.
Un solo sguardo: quello di Jacques-Frédéric Mugnier, tra precisione, misura e verità del luogo.