22/05/2026
Se penso alle ragioni che mi hanno resa orgogliosa di essere stata un’alunna dell’Università di Scienze Gastronomiche, la prima è sempre la stessa: l’ammirazione per Carlo “Carlin” Petrini.
Da ragazzina lo sentivo nominare spesso a casa: per la sua storia politica, per la sua capacità di creare qualcosa di unico, per quella visione che sembrava sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo.
La frase che mi risuona ancora oggi è una delle sue più celebri: il cibo è un atto politico.
Una verità semplice e radicale allo stesso tempo. Il cibo come bisogno primario, come piacere, come diritto negato a molti; il cibo come lente per leggere l’ecologia, la società, l’economia, la giustizia. Rimasi incantata nello scoprire quante declinazioni potesse avere qualcosa che diamo per scontato ogni giorno.
Dallo studio della cultura popolare ho imparato che le tradizioni non sono mai un esercizio nostalgico, ma un modo per capire chi siamo. Ricordo una serata indimenticabile con lui: imparavamo i canti del “canto delle uova”, e finimmo a pane, salame e vino a intonare saltando "Quel fazzoletto rosso..." e "Cielito lindo" insieme a ragazzi arrivati da ogni parte del mondo.
Era questo il suo modo di insegnare: mettere insieme le persone, farle cantare, mangiare, pensare. Senza retorica, senza anacronismi. Solo vita.
Da quella visione – che a molti sembrava f***e – sono nati Arcigola, Slow Food, l’UNISG, il Salone del Gusto e Terra Madre. Tutto partiva da un’idea semplice e rivoluzionaria: amare la terra e la Terra, con un pragmatismo che non ha mai escluso la gioia.
La stessa terra che oggi lo accoglie.
Carlin era una figura carismatica, capace di ispirare giovani e potenti allo stesso modo. Rimaneva sempre “Carlin”, anche davanti ai premi Nobel o ai capi di Stato, con quel sorriso che sapeva essere accogliente e, quando serviva, tagliente. Non aveva paura di bacchettare nessuno quando si parlava di ecologia, giustizia, futuro.
Il suo messaggio andava oltre ogni appartenenza politica: il cibo, diceva, è un atto politico perché coinvolge ogni anello della filiera – le persone, il suolo, l’acqua, l’ambiente, i mercati. Ogni gesto ha conseguenze. Ogni scelta ha un valore, anche quando ordiniamo un vino al ristorante o facciamo la spesa.
Noi siamo i testimoni di questo insegnamento.
Sta a noi continuare a sostenerlo, non solo come ideale, ma come atto concreto.
"Ay ay ay ay, canta y no llores… "
Adiós e buena suerte, Carlin.