BASI DI SINERGIA NATIVA
Nella seconda metà del Settecento, quando gli europei portarono la loro agricoltura nell’America settentrionale non conoscevano le tecniche agricole e gli stili di vita dei popoli nativi. Consideravano la loro agricoltura arretrata, anche se gli indigeni non avevano particolari problemi nel trovare cibo e l’ambiente naturale dove vivevano appariva incontaminato. Gli occide
ntali videro nel Nuovo Mondo grandi ricchezze da sfruttare e anche i più benintenzionati (come i quaccheri) convinsero gli indigeni che i metodi agricoli europei erano convenienti. Gli “Hou De No Sau Nee” e i “Seneca” sono fra i gruppi che sono riusciti a conservare maggiori informazioni sulle loro antiche tradizioni agricole. Di seguito i quattro principi delle società tribali:
• La comunità è essenziale per la sopravvivenza.
• L’esistenza si sostiene sull’equilibro e l’armonia.
• La natura è fonte di conoscenza.
• Sostenibilità e resilienza. In accordo con questi principi le tecniche agricole dei nativi americani erano molto diverse dalle nostre. Gli spazi per gli orti erano ricavati effettuando delle incisioni circolari sugli alberi nel bosco, in questo modo gli alberi perdevano le foglie e lì si realizzavano aiuole rialzate per la coltivazione di ortaggi, arricchendole con scarti vegetali e animali, foglie e ulteriore terriccio di bosco. In seguito l’area veniva abbandonata così che potesse ristabilirsi spontaneamente. I raccolti erano molto abbondanti, costituiti principalmente da 3 prodotti, che venivano anticamente identificate come “Le tre sorelle”: granturco, fagioli e zucche. Questi lavori erano svolti di solito dalle donne mentre gli uomini erano occupati nella caccia e nella pesca. Anche le attività di raccolta e utilizzo di vegetazione naturale erano molto importanti per questi popoli che avevano una vastissima conoscenza delle piante spontanee. Abbiamo testimonianze di come i quaccheri, nel 1790 si offrirono di insegnare nuove tecniche agricole ai nativi americani nei pressi delle sponde del fiume Allegany. L’agricoltura europea si distingueva per ripulire completamente il suolo prima di coltivare. Si puntava alla semplificazione biologica: “la sola cosa che deve rimanere in un campo di cavoli sono i cavoli”. Un tale processo ha causato loro però un sacco di problemi. Inizialmente questo genere di agricoltura di rivelò produttiva in quanto veniva svolta su terreni naturalmente fertili che, per definizione, non erano mai stati arati. Le rese erano dunque leggermente superiori. Non era stato considerato però che, per arare e tenere pulito il campo, erano necessarie quantità ingenti di lavoro e di bestiame per arare i campi. Diventò dunque necessario privarsi di grandi campi da destinare al pascolo degli animali o per la coltivazione del loro foraggio. Quando un campo viene arato poi la fertilità decresce immediatamente e quindi le sostanze necessarie vanno reintrodotte in maniera costante, così anche l’attività di compostaggio ebbe bisogno di molto lavoro. Molti uomini da quel momento, invece di dedicarsi a caccia e pesca si dedicarono all’agricoltura, non tanto perché il lavoro fosse più pesante ma perché era aumentato in maniera considerevole. Tutt’oggi gli interventi a seguito del dissodamento del terreno prevedono l’utilizzo di fertilizzanti chimici, pesticidi, erbicidi e macchinari complicati e costosi, generando inquinamento, facendo produrre cibo impoverito e riducendo la biodiversità vegetale e animale.
“LE TRE SORELLE”
La tecnica agricola mista di colture complementari, detta delle tre sorelle è rappresentata dalle tre principali colture praticate tradizionalmente da diverse etnie dell'America del Nord e di quella Centrale : la zucca, il mais ed il fagiolo. Le tre piante beneficiano l'una dell'altra. Il mais fornisce una struttura su cui i fagioli possono arrampicarsi, eliminando la necessità di pali di sostegno. I fagioli creano i composti azotati per fertilizzare il suolo utilizzato dalle altre piante, e le zucche si estendono sul terreno, bloccando la luce solare, ed aiutando a prevenire la crescita di erbacce. Le foglie di zucca fungono da ombreggiante per il terreno e creano un sistema denominato "Pacciamatura vivente", generando un microclima che trattiene l'umidità nel suolo.