23/05/2026
Petricore, quella sensazione che si percepisce quando le prime gocce di pioggia incontrano la terra asciutta. È da lì che parte il nome di questo vino, e in fondo anche la sua filosofia.
Petricore nasce da un’amicizia universitaria diventata progetto. Fabio dalle Marche, Andrea dall’Etna, Giulio dall’Umbria. Tre amici che hanno deciso di prendere una vigna a San Marcello, interamente coltivata a Verdicchio, e darle una voce nuova. Agricoltura rigenerativa, suolo nutrito con humus di lombrichi e sovesci, preparati biodinamici, tisane e propoli al posto di rame e zolfo dove possibile.
Con l’aiuto di Tenuta San Marcello, l’obiettivo è chiaro: dare al Verdicchio una nuova faccia. Vinificazione in tonneaux di rovere allier di media tostatura, pressatura soffice del grappolo intero, niente chiarifiche né filtrazioni. Solo poche dosi di solforosa al momento dell’imbottigliamento. Tutto il resto è il vino che parla.
Nel calice arriva con un giallo intenso e riflessi verdognoli. Al naso è prima timido e floreale, poi si apre — agrumi di mandarino, tè verde, sensazioni da pasticceria. In bocca è coerente, di media struttura, con acidità e sapidità che si alternano fino a un finale lungo.
È un vino dell’amicizia, ma con un’ambizione precisa: sedersi al tavolo dei grandi bianchi italiani ed iniziare a discutere alla pari.
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