Consorzio Tutela Cinta Senese

Consorzio Tutela Cinta Senese Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP. Questo animale vive bene in Toscana proprio a seguito della tipologia dei pascoli e dei boschi presenti.

Promuoviamo e proteggiamo una delle razze suine autoctone più antiche d'Italia, allevata allo stato semibrado nel cuore della Toscana. Razza dalle antiche origini, come testimonia la presenza di un animale con caratteristiche similari a quello attuale, nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti che si trova nella sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. Si è diffusa per la sua robus

tezza, rusticità e facile adattabilità all’allevamento allo stato brado e semi – brado nel bosco e /o nelle distese erbose adibite a pascolo da cui trae parte del suo sostentamento nutrendosi dei frutti del bosco, di erba e cereali. E da queste peculiarità territoriali che derivano anche le caratteristiche uniche della sua alimentazione e il gusto della carne oggetto di tutela DOP. Nel passato i boschi venivano addirittura affittati e il valore del bosco variava in base alla presenza di alberi (come querce e faggi) per alimentare gli animali. La Cinta Senese si nutre infatti di ghiande e cereali derivanti dal territorio toscano. Negli anni ‘50 la maggior parte delle famiglie contadine toscane allevava questo suino, ma l’introduzione delle razze “bianche” ne ha segnato lo sviluppo fino a portarla ai primi anni ’80 sulla soglia dell’ estinzione. Grazie al prezioso intervento di allevatori e trasformatori locali, del Consorzio di Tutela e del sostegno fattivo delle Istituzioni Pubbliche, Regione Toscana e Provincia di Siena, nonché di una puntuale attività di ricerca condotta dall’Università di Firenze, ad oggi si può contare su circa 140 allevamenti e su circa 5000 capi. La qualità delle carni di Cinta senese, grazie al sistema di allevamento estensivo che rafforza la testimonianza dell’antica tradizione di allevamento del suino nella regione Toscana, ha consentito agli allevatori, organizzati nel Consorzio di Tutela della Cinta Senese, di ottenere la Denominazione di Origine Protetta riservata esclusivamente alle carni suine di animali nati, allevati e macellati in Toscana, derivanti dall’accoppiamento di soggetti iscritti al Registro Anagrafico e/o Libro Genealogico del tipo genetico Cinta Senese. I soggetti vengono identificati non oltre 45 giorni dalla nascita, con l’apposizione della marca auricolare. Questo elemento identifica in modo univoco i singoli animali. Dopo il quarto mese di età, durante il quale i suinetti possono ricevere un’integrazione alimentare giornaliera, gli animali devono soggiornare quotidianamente in appezzamenti di terreno sia recintati che non, provvisti di eventuale ricovero per le ore notturne ed anche in caso di condizioni climatiche sfavorevoli. L’integrazione giornaliera alimentare ammessa non può essere superiore al 2% del peso vivo; i costituenti di questa devono provenire per almeno il 60% dall’area geografica di produzione e si tratta per lo più di soli cereali integrali. L’allevamento di questa razza peculiare e meravigliosa rientra a pieno nelle situazioni che il PSR (Programma di Sviluppo Rurale della Regione Toscana) 2009-2013 defisce di particolare pregio ed interesse, con l’invito di “promuovere e sostenere un’agricoltura eco-compatibile che mantenga e consolidi attivamente e, ove necessario, migliori gli attuali livelli di biodiversità, e il ruolo che le comunità rurali rivestono per la creazione e il mantenimento del paesaggio agrario e degli habitat”. Le carni di cinta senese si caratterizzano per una forte presenza di grasso di marezzatura; una bassa perdita liquidi - acqua al momento della cottura. Nella trasformazione in salumi e insaccati, i prodotti si contraddistinguono per le proprietà organolettiche che li rendono una vera eccellenza della tradizione toscana. Sui tagli di carne fresca destinati al consumatore finale viene apposto il Sigillo Consortile con codice numerico di rintracciabilità.

Trasferire pochi esemplari all'Isola di Pianosa al riparo dal contagio della peste suina africana. E' l'estremo rimedio ...
09/08/2026

Trasferire pochi esemplari all'Isola di Pianosa al riparo dal contagio della peste suina africana. E' l'estremo rimedio proposto, insieme ai centri genetici, per scongiurare la scomparsa di questa razza. Ecco come dovrebbe funzionare. Link ai commenti.

La peste suina africana avanza e questo modello di gestione si lascia alle spalle un deserto zootecnico.Nei giorni scors...
08/08/2026

La peste suina africana avanza e questo modello di gestione si lascia alle spalle un deserto zootecnico.

Nei giorni scorsi si è svolto l’incontro tra il Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, e i rappresentanti delle quindici organizzazioni, tra cui Slow Food Italia, che avevano chiesto un confronto urgente per rivedere le misure previste per contrastare l’emergenza.

Il commissario ha evidenziato la necessità di salvaguardare l’area in cui si concentra la produzione industriale di salumi, ricordando il valore economico di questo settore. Tuttavia, la priorità attribuita alla tutela del comparto suinicolo industriale rischia di causare conseguenze sproporzionate sui sistemi estensivi, biologici e di piccola scala e sul patrimonio rappresentato dalle razze suine autoctone.

❗È grave che non siano stati predisposti piani per la salvaguardia di razze autoctone come la Cinta Senese e il Nero di Parma, e in futuro la Mora Romagnola. Un patrimonio comune, la cui perdita è irreversibile e che, anziché essere protetto dalla peste, ne risulta annullato. Preoccupazione anche per le misure che dovranno adottare i pastori di ovini nelle aree di restrizione.

Per questo, le associazioni ritengono indispensabile e urgente una revisione dell’Ordinanza 04/2026 e l’adozione di misure di valutazione del rischio adeguate alle realtà di allevamento estensivo.

L’incontro si è concluso senza alcun impegno alla revisione delle misure e il destino dell’allevamento estensivo e biologico nelle zone di restrizione sembra segnato.

👉Nei prossimi giorni, le associazioni trasmetteranno un documento contenente le proposte di modifica dell’Ordinanza, nell’attesa della convocazione di una task force dedicata al settore dell’allevamento estensivo, a cui il commissario ha manifestato disponibilità.

La speranza è che si giunga a una gestione della PSA sempre più efficace e pienamente fondata sull’analisi del rischio e su dati condivisi e verificabili.

Il comunicato stampa completo è qui: https://www.slowfood.it/comunicati-stampa/peste-suina-grave-preoccupazione-delle-associazioni/

FederBio Legambiente Assobio AIAB - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica AIAB in Toscana AIAB Liguria Veterinari Senza Frontiere VSF - Italia ARI Associazione Rurale Italiana RARE - Associazione Italiana Razze Autoctone a Rischio di Estinzione Consorzio Tutela Cinta Senese ONAS Unione Coltivatori Italiani

L’arrivo della Psa in Toscana costringe gli allevatori ad adeguarsi alle prescrizioni: sarà possibile macellare i capi f...
31/07/2026

L’arrivo della Psa in Toscana costringe gli allevatori ad adeguarsi alle prescrizioni: sarà possibile macellare i capi fuori dalle zone tradizionali. Il 5 agosto nuovo confronto sulla strategia nazionale di contrasto al virus

La peste suina avanza in Toscana e ha raggiunto anche i territori della Cinta Senese. Insieme ad altre razze autoctone c...
31/07/2026

La peste suina avanza in Toscana e ha raggiunto anche i territori della Cinta Senese. Insieme ad altre razze autoctone che rappresentano un enorme patrimonio di biodiversità e di qualità, rischia la sopravvivenza.

Le evidenze sono chiare: l'impatto delle misure adottate negli ultimi anni per la gestione dell'emergenza è gravissimo sotto il profilo economico per gli allevamenti estensivi e di piccola dimensione, a cui appartiene l’83% degli allevatori di suini italiani.

Le norme di valutazione del rischio mettono sullo stesso piano i grandi allevamenti industriali e le realtà di piccola scala. Le costose misure di biosicurezza da adottare per evitare la contaminazione impattano sui bilanci degli allevatori, ma non li garantiscono dalla possibilità di dover un giorno abbattere i propri capi nel caso si ritrovasse un cinghiale infetto entro una breve distanza dall’allevamento. I risarcimenti tardano ad arrivare e non riconoscono un valore diverso a carni di animali allevati all’aperto, in totale benessere.

Ad aggravare ulteriormente le cose, la recente ordinanza commissariale 4/2026 ha esteso da uno a tre chilometri il raggio di applicazione delle misure conseguenti al rinvenimento di un animale selvatico infetto, creando ulteriore pressione sulle aziende estensive e di piccola scala, che in questi casi hanno l’obbligo di stabulare oppure di abbattere i propri animali.

Il futuro per questi sistemi di allevamento è sempre più cupo ma anche per i pastori che pascolano ovicaprini nelle zone di restrizione le cose si complicano.

❗È necessario e urgente un confronto con le autorità nazionali e regionali. Per questo Slow Food Italia, insieme ad altre 14 associazioni che rappresentano il settore del bio, dei Presìdi Slow Food e i tanti piccoli allevatori suinicoli italiani custodi di razze autoctone, ha chiesto un incontro al Commissario Filippini per rivedere la strategia.

👉Leggi il comunicato stampa e la lettera: https://www.slowfood.it/allevare-rispettando-gli-animali-e-la-terra/lettera-sulla-peste-suina-africana/

La peste suina avanza in Toscana e ha raggiunto anche i territori della Cinta Senese. Insieme ad altre razze autoctone che rappresentano un enorme patrimonio di biodiversità e di qualità, rischia la sopravvivenza.

Le evidenze sono chiare: l'impatto delle misure adottate negli ultimi anni per la gestione dell'emergenza è gravissimo sotto il profilo economico per gli allevamenti estensivi e di piccola dimensione, a cui appartiene l’83% degli allevatori di suini italiani.

Le norme di valutazione del rischio mettono sullo stesso piano i grandi allevamenti industriali e le realtà di piccola scala. Le costose misure di biosicurezza da adottare per evitare la contaminazione impattano sui bilanci degli allevatori, ma non li garantiscono dalla possibilità di dover un giorno abbattere i propri capi nel caso si ritrovasse un cinghiale infetto entro una breve distanza dall’allevamento. I risarcimenti tardano ad arrivare e non riconoscono un valore diverso a carni di animali allevati all’aperto, in totale benessere.

Ad aggravare ulteriormente le cose, la recente ordinanza commissariale 4/2026 ha esteso da uno a tre chilometri il raggio di applicazione delle misure conseguenti al rinvenimento di un animale selvatico infetto, creando ulteriore pressione sulle aziende estensive e di piccola scala, che in questi casi hanno l’obbligo di stabulare oppure di abbattere i propri animali.

Il futuro per questi sistemi di allevamento è sempre più cupo ma anche per i pastori che pascolano ovicaprini nelle zone di restrizione le cose si complicano.

❗È necessario e urgente un confronto con le autorità nazionali e regionali. Per questo Slow Food Italia, insieme ad altre 14 associazioni che rappresentano il settore del bio, dei Presìdi Slow Food e i tanti piccoli allevatori suinicoli italiani custodi di razze autoctone, ha chiesto un incontro al Commissario Filippini per rivedere la strategia.

👉Leggi il comunicato stampa e la lettera: https://www.slowfood.it/allevare-rispettando-gli-animali-e-la-terra/lettera-sulla-peste-suina-africana/

FederBio Legambiente Assobio AIAB - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica AIAB in Toscana AIAB Liguria Veterinari Senza Frontiere VSF - Italia ARI Associazione Rurale Italiana RARE - Associazione Italiana Razze Autoctone a Rischio di Estinzione Consorzio Tutela Cinta Senese ONAS Unione Coltivatori Italiani

In poche settimane è stato abbattuto il 10% degli esemplari della storica razza Cinta Senese a causa della Peste Suina A...
30/07/2026

In poche settimane è stato abbattuto il 10% degli esemplari della storica razza Cinta Senese a causa della Peste Suina Africana, lo denunciano 15 associazioni tra cui noi del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop, Slow Food Italia, Legambiente, in una lettera al Commissario straordinario Giovanni Filippini con cui chiediamo un incontro urgente.

"In poche settimane abbattuto il 10% dei capi della storica razza Cinta Senese". (ANSA)

La Cinta senese DOP: cambia disciplinare a causa della peste suina africana.L'autorizzazione al Consorzio è arrivata dal...
30/07/2026

La Cinta senese DOP: cambia disciplinare a causa della peste suina africana.
L'autorizzazione al Consorzio è arrivata dal Ministero dell'Agricoltura dopo il parere favorevole della Regione Toscana.

L'autorizzazione al Consorzio è arrivata dal ministero dell'Agricoltura dopo il parere favorevole della Regione Toscana

Cinta Senese DOP, Regione Toscana, Consorzio di tutela e Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle ...
30/07/2026

Cinta Senese DOP, Regione Toscana, Consorzio di tutela e Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste mettono a punto una strategia in stretta collaborazione per mettere rapidamente gli allevatori nelle condizioni di affrontare le conseguenze della diffusione della peste suina africana.

Cinta Senese DOP, Regione Toscana, Consorzio di tutela e Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste mettono a punto una strategia in stretta collaborazione per mettere rapidamente gli allevatori nelle condizioni di affrontare le conseguenze della diffusione della peste suina africana

https://www.canale3.tv/peste-suina-africana-deroghe-in-tempi-record-a-favore-degli-allevamenti/

Firmato il decreto "dopo l’aggravarsi della situazione necessaria un’attenzione specifica”. La malattia non comporta alc...
21/07/2026

Firmato il decreto "dopo l’aggravarsi della situazione necessaria un’attenzione specifica”. La malattia non comporta alcun rischio per le persone

Firmato il decreto "dopo l’aggravarsi della situazione necessaria un’attenzione specifica”. La malattia non comporta alcun rischio per le persone 

Rischiamo di perdere un patrimonio unico della Toscana. Da proteggere ora, non domani.Circa 3.300 capi censiti, sotto qu...
21/07/2026

Rischiamo di perdere un patrimonio unico della Toscana.
Da proteggere ora, non domani.

Circa 3.300 capi censiti, sotto quota 3.000 il rischio estinzione diventa concreto. Dal 2024 il Consorzio chiede un nucleo di riproduttori in un luogo protetto: un progetto ancora bloccato dalla burocrazia.

‼️ Aggiornamenti nelle Stories.

Indirizzo

Piazza Matteotti, 30, C/o Palazzo Camera Di Commercio Di Arezzo E Siena/3^Piano
Siena
53100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+3905771606961

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