04/08/2026
E ancora oggi, nel 2026, c’è chi non riconosce tutto questo come un lavoro.
Forse è vero non può essere considerato un lavoro visto che non ci sono riposi, sabati, domeniche, festività, permessi, malattia, maternità ecc ecc
Sfalci i prati (scomodi), fai recinti ad ogni altitudine e nei posti più assurdi mantenendo il territorio per te e per tutti ma no anche qui sono loro a farti un piacere perché “te dò il mé prà” (ti concedo il mio terreno).
La gente pensa ancora che stiamo in piedi grazie ai contributi, a sapere quali volentieri! Tante aziende che manco si sa che esistono prendono fior fior di soldi ma non per tutti é così, sapete!?
Ci sono tante aziende come noi che lavorano in più settori e hanno anche una famiglia, bambini piccoli da gestire, preparazione dei prodotti perché dalla pecora non escono gomitoli e arrosticini come se fosse minecraft.
In più tutta l’assurda burocrazia che ci fa da cornice; bisogna stare attenti a tutto perché “be ma voi dovete controllare”; ogni anno se non meno cambiano regolamenti e modalità e se aspettiamo che qualcuno ci avvisi per tempo saluti signore.
Tanto gira come vuoi la frittata sempre colpa tua.
Però per il “pubblico” noi facciamo la bella vita, campiamo di contributi e stiamo all’aria aperta (fino a quando non dovremo pagare anche quella)
Caro “pubblico” fermatevi qualche volta a parlare con un allevatore o un agricoltore, non è solo “compro così lo aiuto”, é qualcosa di più semplice; siamo come tutti gli altri ma con meno riconoscimenti e vantaggi.
Sì abbiamo scelto noi questa vita ma non di essere considerati inferiori.
E a voi cari colleghi, ovunque siate, un abbraccio pieno di coraggio sperando, anche se a fatica, un futuro migliore per i nostri bimbi✨
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