Dott.ssa Romina Giuliani

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🌶 Biologa Nutrizionista 🥝
🫆 Approccio PNEI & Neurodiversity-informed
📚 Nutraceutica & Medicina funzionale
💡 Microbiota, Neurodivergenze, Disturbi alimentari
ND 🧠
Sardegna 🏡

Quando le temperature aumentano, molte persone iniziano a percepire una sensazione di pesantezza, gonfiore o affaticamen...
18/06/2026

Quando le temperature aumentano, molte persone iniziano a percepire una sensazione di pesantezza, gonfiore o affaticamento agli arti inferiori. Non si tratta soltanto di una questione estetica: il caldo favorisce la vasodilatazione periferica, può rallentare il ritorno venoso e aumentare la filtrazione di liquidi nei tessuti, contribuendo alla comparsa di edema e discomfort.

Negli ultimi anni la ricerca ha approfondito il ruolo di diversi nutraceutici nel supporto della funzione venosa e del microcircolo. Composti come diosmina, esperidina, centella asiatica, escina, rusco, bromelina, OPC da semi d'uva, vite rossa, mirtillo nero e meliloto hanno mostrato effetti interessanti sulla permeabilità capillare, sul drenaggio dei liquidi, sul tono venoso e sui processi infiammatori coinvolti nell'insufficienza venosa cronica.

È importante ricordare che "gambe pesanti" non è una diagnosi. Le cause possono essere molteplici: insufficienza venosa, edema linfatico, sedentarietà, sovrappeso, terapie farmacologiche, alterazioni ormonali, gravidanza o altre condizioni cliniche. Per questo motivo non esiste un integratore universalmente migliore degli altri.

I nutraceutici possono rappresentare uno strumento utile all'interno di una strategia più ampia che comprende attività fisica regolare, adeguata idratazione, alimentazione equilibrata e, quando necessario, valutazione medica specialistica.

Per motivi etici e professionali non posso indicare nei commenti o tramite messaggio privato quale integratore sia più adatto a una specifica persona senza una valutazione completa della situazione clinica.

Quale di questi nutraceutici conoscevi già?

L’endometriosi e l’adenomiosi sono patologie croniche estrogeno-dipendenti caratterizzate da infiammazione persistente, ...
17/06/2026

L’endometriosi e l’adenomiosi sono patologie croniche estrogeno-dipendenti caratterizzate da infiammazione persistente, stress ossidativo, alterazioni immunitarie e neuroinfiammazione. Non si tratta di condizioni limitate all’apparato riproduttivo: sempre più evidenze suggeriscono il coinvolgimento sistemico dell’asse immuno-endocrino-metabolico e del microbiota intestinale.

L’alimentazione non rappresenta una cura per queste patologie, ma può modulare numerosi processi biologici coinvolti nella loro fisiopatologia.

Alcuni pattern alimentari tipici della dieta occidentale — ricchi di carni rosse e lavorate, grassi trans, alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati e alcol — sono stati associati a un aumento dello stato infiammatorio sistemico, dello stress ossidativo e della produzione di mediatori pro-infiammatori quali prostaglandine, IL-6 e TNF-α.

Anche il microbiota intestinale sembra svolgere un ruolo cruciale. Attraverso l’“estroboloma”, l’insieme dei microrganismi coinvolti nel metabolismo degli estrogeni, il microbiota contribuisce infatti a regolare il ricircolo enteroepatico degli estrogeni. Alterazioni della composizione microbica (disbiosi) potrebbero quindi influenzare l’ambiente ormonale e infiammatorio che caratterizza endometriosi e adenomiosi.

Questo non significa che esistano alimenti universalmente “vietati”. Le evidenze scientifiche non supportano approcci restrittivi indiscriminati né l’eliminazione sistematica di glutine in assenza di specifiche indicazioni cliniche.

L’obiettivo della nutrizione nell’endometriosi non dovrebbe essere costruire liste di cibi proibiti, ma sviluppare strategie personalizzate capaci di modulare infiammazione, metabolismo estrogenico, salute intestinale e qualità di vita.

Neri LCL et al. Nutrients, 2025
Barrea L et al. Nutrients, 2025
Barnard ND et al. Front Nutr., 2023
Arab A et al. Nutrition Journal, 2022
Abulughod N et al. Nutrients, 2024

🌈 16 giugno 🧠 Giornata della Neurodiversità ♾️Per molte persone neurodivergenti, la sofferenza non nasce esclusivamente ...
16/06/2026

🌈 16 giugno 🧠 Giornata della Neurodiversità ♾️

Per molte persone neurodivergenti, la sofferenza non nasce esclusivamente dalle caratteristiche del proprio neurosviluppo, ma dall'essere cresciute in ambienti che interpretavano tali differenze come difetti da correggere.

"Sei troppo sensibile."
"Hai tanto potenziale, ma non ti applichi."
"Tutti siamo un po' ADHD."
"Non sembri autistica."

Frasi spesso pronunciate senza cattiveria, ma capaci di lasciare tracce profonde.

Le neuroscienze e il modello della neurodiversità ci insegnano che cervelli diversi elaborano informazioni, stimoli sensoriali, emozioni e relazioni sociali in modi differenti. Differente non significa sbagliato.

ADHD, autismo e altre neurodivergenze non dipendono dall'intelligenza, dalla volontà o dall'impegno. Molte persone raggiungono traguardi accademici e professionali importanti, ma la fatica necessaria per ottenerli rimane spesso invisibile: masking, sovraccarico sensoriale, disregolazione emotiva e difficoltà esecutive richiedono un elevato dispendio energetico quotidiano.

Per anni molte persone neurodivergenti non si sono sentite diverse. La parola più giusta è sbagliate.

Forse è tempo di cambiare domanda: non "cosa c'è che non va in me?", ma "di cosa ho bisogno per stare bene?".

Perché la neurodiversità non ci chiede di abbassare le aspettative ma di smettere di misurare tutti i cervelli con lo stesso metro.

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La fibromialgia è stata a lungo considerata esclusivamente un disturbo della percezione del dolore. Oggi sappiamo che il...
15/06/2026

La fibromialgia è stata a lungo considerata esclusivamente un disturbo della percezione del dolore. Oggi sappiamo che il quadro è molto più complesso.

Le evidenze scientifiche suggeriscono il coinvolgimento di numerosi sistemi biologici: neuroinfiammazione, stress ossidativo, alterazioni mitocondriali, disfunzioni immunitarie e cambiamenti del microbiota intestinale.

Sempre più studi descrivono la fibromialgia come una condizione sistemica, in cui asse microbiota-intestino-cervello, metabolismo energetico e sistema nervoso dialogano continuamente.

In questo contesto, la nutrizione non rappresenta una cura, ma può diventare uno strumento biologico capace di modulare alcuni dei meccanismi coinvolti nella sintomatologia.

Una dieta ricca di alimenti vegetali minimamente processati, fibre e composti bioattivi potrebbe influenzare processi come:

• stress ossidativo,
• infiammazione cronica di basso grado,
• funzione mitocondriale,
• integrità della barriera intestinale,
• produzione di metaboliti microbici come il butirrato.

Anche fitonutrienti quali polifenoli, carotenoidi e composti solforati sono oggetto di crescente interesse per la loro capacità di modulare vie cellulari coinvolte nella risposta antiossidante e infiammatoria.

Questo non significa che esista una "dieta per la fibromialgia".

Piuttosto s'intende riconoscere che il cibo non è soltanto energia e che, in alcune condizioni croniche, comprendere il dialogo tra intestino, sistema immunitario e cervello potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche.

La ricerca continua a evolversi, ma una cosa appare sempre più chiara: la fibromialgia riguarda l'intero organismo.

Kahraman T, Ayaz A. Dietary Phytonutrients in Fibromyalgia: Integrating Mechanisms, Biomarkers and Clinical Evidence. Medicina. 2025;61:2211.

L'allattamento al seno è uno degli esempi più affascinanti di come le esposizioni precoci possano influenzare la salute ...
12/06/2026

L'allattamento al seno è uno degli esempi più affascinanti di come le esposizioni precoci possano influenzare la salute lungo l'intero arco della vita.

Secondo il paradigma delle DOHaD (Developmental Origins of Health and Disease), i primi 1000 giorni rappresentano una finestra critica durante la quale fattori ambientali, nutrizionali e microbici contribuiscono a programmare la fisiologia futura dell'individuo.

In questo contesto, il latte umano non è semplicemente un alimento, ma un complesso sistema biologico in grado di modulare simultaneamente metabolismo, immunità, microbiota e neurosviluppo.

Le evidenze scientifiche suggeriscono che l'allattamento sia associato a una riduzione del rischio di numerose patologie croniche non trasmissibili, tra cui obesità, diabete mellito di tipo 2 e sindrome metabolica.

Sebbene i meccanismi siano multifattoriali, un ruolo centrale sembra essere svolto dalla programmazione immunometabolica precoce.

Attraverso la trasmissione di immunoglobuline, citochine, fattori di crescita, microRNA, oligosaccaridi del latte umano (HMO) e microrganismi commensali, il latte materno contribuisce alla maturazione delle barriere mucosali e all'educazione del sistema immunitario.

L'interazione tra microbiota intestinale e sistema immunitario nelle prime fasi della vita appare infatti determinante per l'acquisizione della tolleranza immunologica e per la prevenzione di risposte infiammatorie inappropriate.

Sempre più dati suggeriscono inoltre che il microbiota precoce possa influenzare lo sviluppo dell'asse intestino-cervello attraverso la produzione di metaboliti bioattivi, quali gli acidi grassi a corta catena (SCFA), capaci di modulare la permeabilità intestinale, la funzione della microglia e la neuroplasticità.

Anche la madre beneficia dell'allattamento.

Meta-analisi internazionali mostrano associazioni tra durata dell'allattamento e riduzione del rischio di tumore mammario, tumore ovarico, diabete mellito di tipo 2 e sindrome metabolica.

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L'allattamento al seno non rappresenta soltanto una fonte di energia e nutrienti per il neonato. È uno dei primi e più i...
11/06/2026

L'allattamento al seno non rappresenta soltanto una fonte di energia e nutrienti per il neonato. È uno dei primi e più importanti strumenti attraverso cui la diade madre-bambino costruisce le basi della salute futura.

Per molto tempo si è pensato che il sistema immunitario maturasse principalmente grazie al patrimonio genetico. Oggi sappiamo che una parte fondamentale di questa educazione avviene grazie al microbiota intestinale.

Nei primi mesi di vita il sistema immunitario è ancora immaturo e deve imparare a distinguere ciò che è innocuo da ciò che è potenzialmente pericoloso. In questo processo, il microbiota svolge il ruolo di vero e proprio "istruttore".

I microrganismi intestinali dialogano costantemente con le cellule immunitarie, promuovendo la maturazione delle difese, la tolleranza verso antigeni innocui e una risposta più equilibrata nei confronti di virus, batteri e allergeni.

Ed è qui che entra in gioco uno degli aspetti più affascinanti del latte materno.

Il latte umano contiene centinaia di Human Milk Oligosaccharides (HMO), zuccheri complessi che il bambino non è in grado di digerire.

A prima vista potrebbe sembrare un paradosso. Perché produrre molecole che il neonato non utilizza direttamente?

La risposta è straordinaria: gli HMO non servono a nutrire il bambino, ma a nutrire il suo microbiota ♡

Queste molecole favoriscono selettivamente la crescita di batteri benefici, in particolare alcuni bifidobatteri come Bifidobacterium infantis, contribuendo alla formazione di un ecosistema intestinale capace di sostenere lo sviluppo immunitario e di proteggere l'organismo nelle prime fasi della vita.

In altre parole, il latte materno non alimenta soltanto il neonato. Alimenta anche i microrganismi che aiuteranno il suo sistema immunitario a crescere, maturare e funzionare correttamente.

Nel prossimo contenuto parleremo proprio di come l'allattamento contribuisca a modellare il microbiota intestinale e di come questi effetti possano influenzare la salute ben oltre i primi mesi di vita.





Quando parliamo di allattamento al seno, spesso pensiamo a un gesto d'amore, a un momento di nutrizione o di contatto. M...
10/06/2026

Quando parliamo di allattamento al seno, spesso pensiamo a un gesto d'amore, a un momento di nutrizione o di contatto. Ma la realtà biologica è ancora più straordinaria.

L'allattamento rappresenta una forma di comunicazione continua tra madre e bambino. Una vera e propria diade biologica in cui non vengono trasferiti soltanto nutrienti, ma anche anticorpi, cellule immunitarie, batteri benefici, fattori di crescita e molecole bioattive capaci di influenzare lo sviluppo del neonato.

Il latte materno è un tessuto vivo e dinamico che cambia nel tempo, si adatta alle esigenze del bambino e contribuisce a plasmare alcuni dei sistemi più importanti per la salute futura: il microbiota intestinale, il sistema immunitario e persino alcuni aspetti dello sviluppo neurologico.

Ogni poppata è molto più di un semplice apporto calorico. È uno scambio di informazioni biologiche che accompagna il neonato nel delicato passaggio dalla vita intrauterina al mondo esterno.

E ciò che rende tutto questo ancora più affascinante è che molti degli effetti dell'allattamento non si esauriscono nei primi mesi di vita, ma possono lasciare tracce che si estendono negli anni.

Nei prossimi post approfondiremo proprio questo aspetto:

🦠 Come l'allattamento contribuisce alla costruzione del microbiota intestinale e all'educazione del sistema immunitario.

🌱 Come le prime esperienze nutrizionali possono influenzare la salute metabolica, immunitaria e neurobiologica nel lungo termine.

Perché l'allattamento non riguarda solo il presente🤍




Le basi biologiche dell'ADHD sono presenti fin dalle prime fasi della vita, molto prima della comparsa dei comportamenti...
09/06/2026

Le basi biologiche dell'ADHD sono presenti fin dalle prime fasi della vita, molto prima della comparsa dei comportamenti alimentari disfunzionali e di alterazioni endocrino-metaboliche.

L'ovaio policistico (PMOS), invece, emerge generalmente a partire dalla pubertà ed è una condizione complessa che coinvolge metabolismo, assetto ormonale, infiammazione e sensibilità insulinica. Negli ultimi anni diversi studi hanno osservato una maggiore prevalenza di ADHD nelle donne con PMOS.

E il disturbo alimentare? Spesso non rappresenta il punto di partenza, ma il punto di incontro tra vulnerabilità biologiche e fattori ambientali. Le persone ND crescono frequentemente in contesti che interpretano le loro difficoltà come pigrizia, svogliatezza, immaturità, disinteresse o mancanza di volontà. Anni di masking, adattamento forzato, invalidazione emotiva, richieste incompatibili con il proprio funzionamento e continui vissuti di inadeguatezza possono generare uno stato persistente di stress psicobiologico.

In questo contesto il cibo può assumere funzioni che vanno ben oltre la nutrizione. Può diventare regolazione emotiva quando le emozioni risultano difficili da identificare e verbalizzare. Può diventare stimolazione dopaminergica in presenza di noia o sottostimolazione. Può diventare conforto nei momenti di sovraccarico cognitivo e sensoriale. Può diventare una strategia di sopravvivenza.

Ecco perché è importante la diagnosi che non cambierà chi siamo, non cancellerà le difficoltà e non risolverà automaticamente anni di sofferenza. Ma può offrire qualcosa di estremamente importante: un modello interpretativo coerente. Dare un nome al proprio funzionamento significa sostituire la colpa con la comprensione, rileggere la propria storia con occhi diversi, comprendere che molti comportamenti considerati "sbagliati" erano, in realtà, tentativi di adattamento a un ambiente che non riusciva a rispondere ai propri bisogni.




Per molto tempo dolore cronico e insonnia sono stati considerati sintomi distinti. Oggi sappiamo che condividono numeros...
09/06/2026

Per molto tempo dolore cronico e insonnia sono stati considerati sintomi distinti. Oggi sappiamo che condividono numerosi meccanismi neurobiologici.

Le evidenze scientifiche mostrano che alterazioni della neurotrasmissione serotoninergica, neuroinfiammazione, disregolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e fenomeni di sensibilizzazione centrale possono contribuire contemporaneamente all'aumento della percezione dolorifica e al deterioramento della qualità del sonno.

In questo contesto si inserisce un recente studio pubblicato su Nutrients, che ha valutato gli effetti della supplementazione con Griffonia simplicifolia, una fonte naturale di 5-idrossitriptofano (5-HTP), precursore diretto della serotonina. I risultati hanno evidenziato miglioramenti in parametri correlati all'intensità del dolore, alla qualità del sonno e al benessere generale.

Sebbene tali risultati richiedano ulteriori conferme attraverso studi clinici più ampi e controllati, essi supportano un concetto sempre più centrale nelle neuroscienze: il dolore cronico non è esclusivamente un fenomeno periferico, ma il risultato dell'interazione dinamica tra sistema nervoso centrale, sistema immunitario, metabolismo, sonno e microbiota intestinale.

La serotonina rappresenta uno dei nodi biologici di questa complessa rete. Non solo modula il tono dell'umore, ma interviene anche nella regolazione della nocicezione, dei ritmi circadiani, della risposta allo stress e della comunicazione bidirezionale lungo il microbiota-gut-brain axis.

Comprendere queste connessioni significa superare una visione riduzionistica del dolore e avvicinarsi a un modello integrato in cui cervello, intestino, immunità e comportamento costituiscono un unico sistema biologico interconnesso.

DOI: 10.3390/nu18101609

World Eating Disorders Action Day🎗La ricerca scientifica ci mostra che traumi infantili, bullismo, stigma corporeo, ambi...
02/06/2026

World Eating Disorders Action Day🎗

La ricerca scientifica ci mostra che traumi infantili, bullismo, stigma corporeo, ambiente familiare, social media e cultura della dieta possono contribuire allo sviluppo di queste condizioni, soprattutto quando incontrano una vulnerabilità biologica preesistente.
Comprendere i disturbi alimentari significa andare oltre il sintomo alimentare e guardare alla storia della persona, alle sue relazioni, al suo contesto e, sempre più spesso, anche alla sua neurodivergenza. Perché dietro ogni comportamento alimentare c'è un significato. E dietro ogni significato c'è una persona che merita di essere ascoltata.

💜Quale di questi fattori pensi sia ancora oggi il più sottovalutato?

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