30/04/2026
La primavera alla fine è arrivata, le giornate si sono caricate di luce e il ritmo fuori aumenta.
Tante le cose da incastrare, molta la cura da avere in ogni cosa che si fa. A volte 40 ettari ci sembrano troppi ma poi ogni campo che attraversiamo ogni lembo di terra che ci circonda ci sembra necessario. A volte la frustrazione di non finire a dovere un lavoro consuma dentro ma sappiamo che ci sono delle priorità e va bene così. Negli anni abbiamo recuperato terreni abbandonati, cercato di riconoscerne la vocazione, provato a pensare cosa fosse meglio coltivare perché queste terre ormai sempre più abbandonate, un tempo erano rigogliose, terrazzate, coltivate dal fondo valle alla cima della collina.
Erano luoghi molto vivi, luoghi di resistenza, luoghi in cui siamo cresciuti e che una volta entrati dentro non riesci a lasciar andare.
Talvolta facciamo dei ragionamenti -strani-, i nostri genitori ci guardano perplessi su alcune scelte che facciamo ma alla fine un po’ è anche colpa loro 😅che ci hanno permesso di crescere qui, capire il luogo, rispettarne la natura e apprezzarne la complessa semplicità.
Adesso il bosco è avanzato e con lui sono emersi anche i problemi della fragilità di una collina arida e friabile ma anche gonfia d’acqua.
Questo progetto, OrtiCà, per noi sta diventando una sfida quotidiana. Abbiamo davanti a noi ogni giorno un paesaggio meraviglioso da custodire, conservare e gestire.
Come gestire l’acqua che lo attraversa? Come ripensare le lavorazioni del terreno in un Territorio che cambia insieme ad un cambiamento climatico irreversibile?
Fragilità, capacità dell’uomo di percepire il “rispetto del limite” delle risorse a nostra disposizione, pratiche riparative per le comunità. Quali sono le prospettive per il futuro del nostro Territorio?
Ne parliamo il 10 Maggio a RILIEVI , vieni ti aspettiamo!