Centro Pio La Torre Siracusa

Centro Pio La Torre Siracusa Centro Pio La Torre - Siracusa

Il Centro si propone come uno spazio aperto ad iniziative culturali

05/08/2026

L'Eclissi del Benessere. Tra il nuovo DDL sull'imputabilità dei minori (14-18 anni) e la Legge 131/2026 "Liberi di scegliere", l'analisi del malessere

05/08/2026

Progresso & Legalità - Comitato Civico

05/08/2026

Quali saranno le conseguenze dei ricorsi amministrativi vinti da alcuni candidati del concorso per istruttori di vigilanza al Comune di Melilli?

05/08/2026

Il Comitato Parchi di Siracusa, insieme ai propri soci e legali, ha formalizzato una nuova e urgente integrazione di esposto-denuncia penale e amministrativa,

05/07/2026
05/07/2026

Incompatibilità della neo consigliera Gabriella T***a: necessario un immediato accertamento del Consiglio comunale
L'elezione della neo consigliera comunale Gabriella T***a impone una verifica istituzionale sulla possibile sussistenza di una causa di incompatibilità prevista dalla normativa regionale.
Dalle informazioni pubblicamente disponibili, infatti, la consigliera ricoprirebbe un ruolo apicale quale quadro e dirigente del Settore Risorse Umane di ARETUSAACQUE S.p.A., società a maggioranza pubblica partecipata dagli enti locali.
L'articolo 10, comma 1, n. 1 della Legge Regionale 24 giugno 1986 n. 31 prevede l'incompatibilità con la carica di consigliere comunale per "l'amministratore o il dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza" del Comune o partecipati nei limiti previsti dalla legge.
Alla luce di tale disposizione normativa, appare doveroso verificare se le funzioni concretamente esercitate dalla consigliera T***a nel Settore Risorse Umane integrino quei poteri di rappresentanza o di coordinamento richiamati dalla legge.
Non si tratta di una questione politica, bensì del rispetto delle regole poste a garanzia dell'imparzialità delle istituzioni.
Per tale ragione si chiederà che il Consiglio comunale proceda senza indugio all'accertamento previsto dalla normativa vigente, acquisendo tutta la documentazione relativa all'incarico ricoperto presso ARETUSAACQUE e verificando se ricorrano gli estremi della causa di incompatibilità.
In uno Stato di diritto le norme valgono per tutti. Proprio per questo ogni dubbio deve essere chiarito con tempestività e trasparenza, nell'interesse dei cittadini siracusani.
(COMUNICATO STAMPA)

05/07/2026

INTERRUZIONE IDRICA ZONA ALTA
Condotta di viale Epipoli e serbatoio di Bufalaro Basso: in corso le operazioni di spurgo dell'aria dalla rete. Il servizio tornerà progressivamente alla normalità nel corso della giornata
Siracusa, 4 luglio 2026 – Aretusacque informa che i temporanei abbassamenti di pressione e le irregolarità nell'erogazione idrica riscontrati in alcune zone della città sono riconducibili esclusivamente alla presenza di sacche d'aria nella rete di distribuzione.
Il fenomeno è da ricondursi all'intervento di riparazione eseguito ieri sulla condotta DN 600 di viale Epipoli.
Al momento il sistema idrico è tornato a regime e i tecnici di Aretusacque stanno già operando da qualche ora per effettuare le necessarie manovre di spurgo dell'aria lungo la rete, così da favorire il completo ripristino delle normali condizioni di esercizio.
Nel corso della giornata l'erogazione idrica tornerà progressivamente ai livelli ordinari. Eventuali ritardi potranno interessare esclusivamente le utenze ubicate ai piani più alti degli edifici, in particolare quelli privi di impianto di autoclave, dove il completo ripristino della pressione potrebbe richiedere tempi leggermente più lunghi.
Aretusacque continuerà a monitorare costantemente la situazione fino al completo ritorno alla normalità e ringrazia la cittadinanza per la pazienza e la collaborazione dimostrate.

05/07/2026

Garante dei diritti delle persone private della libertà personale - RELAZIONE - Casa Circondariale di Siracusa, Visita del 1 Luglio '26
1. Quadro generale: le defaiance della struttura e l’attuale emergenza climatica. In data 1 luglio 2026, lo scrivente si è recato presso la Casa Circondariale di Siracusa per una serie di verifiche ispettive e colloqui con la popolazione detenuta. Quanto riscontrato e percepito nel corso della visita impone una riflessione immediata e non più rimpiazzabile sulla drammatica realtà che sta vivendo, a livello nazionale e locale, il sistema penitenziario italiano. L’istituto siracusano ha ormai ampiamente superato sensibilmente la soglia critica delle 700 presenze per una capienza regolamentare di 575 unità. Questo sovraffollamento, quando supera determinati livelli, cessa di essere un mero dato numerico e si trasforma nel nodo cruciale che fa pendere l’intero sistema da una parte o dall’altra: da un lato il diritto proprio della persona e lo sconto della pena, dall’altro la mera sofferenza e la tortura psicofisica. È il punto di rottura in cui lo Stato cessa di applicare una pena legale nel rispetto dei diritti umani, per sconfinare nella pura sofferenza e nella tortura psicofisica. La combinazione tra l’ondata di caldo estivo e gli evidenti effetti del cambiamento climatico sta generando condizioni di vivibilità insostenibili. L’eccessiva densità antropica all’interno delle sezioni detentive amplifica la percezione della calura, esasperando gli animi e rendendo la convivenza quotidiana un terreno fertile per costanti tensioni. A peggiorare questo scenario si aggiunge una profonda disparità materiale: all'interno delle proprie stanze detentive, infatti, non tutti i ristretti hanno la possibilità di avvalersi di un semplice ventilatore. Questa carenza, all'apparenza minima, preclude a molti la possibilità di trovare un pur parziale sollievo per superare la soglia opprimente della calura notturna e diurna. L'impossibilità di rinfrescare gli ambienti aggrava drammaticamente la sofferenza fisica e psicologica, specialmente nei confronti di quei soggetti che, per avanzata età anagrafica o per patologie pregresse, necessiterebbero di tutele ben diverse per salvaguardare la propria salute.
2. L’emergenza igienico-sanitaria: infestazioni endemiche e degrado. A gravare in modo specifico sulla salute della popolazione ristretta è la ciclica ricomparsa dei parassiti. Nonostante i precedenti interventi di disinfestazione messi in atto dalla Direzione — che si sperava fossero risolutivi — il picco termico stagionale ha favorito una massiccia e incontrollata proliferazione di cimici da letto. Le conseguenze sono devastanti: i detenuti lamentano gravi irritazioni epidermiche e una profonda irrequietezza psicologica dovuta alla privazione del sonno. Nel tentativo di arginare il problema, i materassi sono stati rivestiti con barriere in tessuto non tessuto (TNT); un espediente che purtroppo non sempre si rivela efficace, poiché il parassita si sposta e prolifera attraverso molteplici vettori. È necessario ribadirlo con fermezza: le cimici non fanno parte dell’arredo istituzionale della Casa Circondariale di Siracusa, né mai dovranno farne parte. A questa situazione si aggiunge un ulteriore fattore di rischio igienico. Lo scrivente ha constatato personalmente come, nei punti di raccolta interni in cui la spazzatura giornaliera viene lasciata in attesa del recupero, i ratti si avventurino liberamente alla ricerca di cibo. Un fenomeno che sta diventando tristemente ordinario, assodato e sotto gli occhi di chiunque frequenti l’istituto, ma che non può e non deve essere accettato come normale. A peggiorare ulteriormente la qualità della vita quotidiana concorre anche l’interruzione dell’erogazione di acqua potabile dalla struttura installata entro la prima cinta per cause legate al blocco della manutenzione ordinaria dovute al passaggio della gestione delle acque siracusane da una società ad un’altra. Nel 2024 avevo suggerito l’installazione di una “Casetta dell’Acqua” per distribuire gratuitamente acqua sanificata, filtrata e potabile a tutti i detenuti del carcere di Cavadonna. L’idea era stata prontamente approvata dall’allora assessore alle politiche sociali, la dott.ssa Barbara Ruvioli, che ne aveva subito promosso le azioni necessarie per la realizzazione. Questa infrastruttura rappresentava un’eccellenza assoluta, un servizio interno che offriva acqua purificata e idonea a ogni uso sia ai detenuti sia agli agenti, rendendo unico l’istituto nel panorama penitenziario italiano. Purtroppo, l’impianto è fuori servizio da mesi. Questo blocco concorre a peggiorare drasticamente la qualità della vita quotidiana all’interno della struttura, privando la comunità carceraria di un’ottima soluzione per l’accesso diretto ai beni di prima necessità. Per questa ragione, si auspica un’immediata riattivazione della Casetta dell’Acqua e la pianificazione di una manutenzione costante che ne garantisca il funzionamento continuo nel tempo.
3. La sicurezza interna e le carenze del personale di Polizia Penitenziaria. In questo scenario limite, la gestione della sicurezza è affidata a un corpo di Polizia Penitenziaria numericamente stremato. La gravissima carenza di organico costringe gli agenti a turni massacranti, affrontati tuttavia con un altissimo senso del dovere e uno sforzo costante per mantenere l’ambiente il più possibile sereno e vivibile.
Mancano i sottufficiali per la gestione interna della sorveglianza e non di rado anche agenti ai vari piani dei Blocchi con i rischi che ne conseguono. Persino gli appelli del comandante alla sua amministrazione, sin’ora sono rimasti senza esito. Questo delicatissimo equilibrio rischia però di spezzarsi. Le ridotte forze a disposizione faticano a garantire la tempestività delle risposte logistiche e quotidiane richieste dai ristretti. I piccoli ma inevitabili ritardi burocratici e operativi, causati unicamente dalla scarsità di personale, vengono percepiti dall’utenza come mancanze, innescando proteste che, per quanto a volte basate su disagi legittimi, rischiano di sfociare in dinamiche di difficile contenimento. Se in questo momento a Siracusa non si registrano ancora eventi tragici legati al suicidio, questo dato positivo — che rappresenta l’ultimo barlume di speranza — non deve indurre all’ottimismo. Il dramma del suicidio in cella non è affatto lontano dall’orizzonte attuale se non si interverrà con urgenza sul deficit di personale e di risorse. 4. Insufficienza dell’assistenza sanitaria e “sospensione” delle traduzioni. Il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, appare gravemente compromesso all’interno del carcere di Cavadonna. L’area sanitaria interna vive una situazione persino peggiore di quella del comparto di sicurezza. I pochi medici e infermieri presenti — con una totale assenza di figure amministrative — operano in condizioni quasi eroiche. Il personale tenta di rispondere a un flusso incessante di richieste con strumenti diagnostici e risorse del tutto inadeguati per una comunità di oltre 700 persone. A peggiorare questo scenario già critico si aggiunge un nodo cruciale: la sospensione del servizio di scorta per la traduzione dei detenuti, causata dalla insufficienza di uomini della Polizia Penitenziaria. Senza scorte, è impossibile accompagnare i ristretti alle rare e già insufficienti visite specialistiche o agli interventi chirurgici programmati. Le previsioni per il futuro prossimo non sono rassicuranti: sebbene sia previsto l’arrivo di circa dieci nuovi agenti, tale incremento rimarrà ampiamente insufficiente. Inoltre, senza alcuna ombra di discriminazione ma per pure ragioni di gestione operativa, la situazione resterebbe complessa qualora tra i nuovi arrivi vi fossero delle agenti donna, non impiegabili da sole nelle sezioni maschili. I presidi ospedalieri esterni non rispondono con la dovuta tempestività, creando liste d’attesa che configurano una sistematica violazione della dignità umana. Per ciascuna delle criticità di seguito descritte, ho personalmente presente il caso o i casi specifici e ne conosco le storie reali; ho scelto tuttavia di esporle come meri segnali indicativi della sofferenza della struttura, senza evidenziare lo specifico caso in sé stesso:
• Il blocco delle visite specialistiche: È indicativo il caso documentato di un detenuto fragile che, per una consulenza urologica urgente, ha dovuto attendere oltre un anno e mezzo, per l’esattezza da febbraio 2024 a dicembre 2025. Durante questo lunghissimo periodo, le acute sofferenze fisiche sono state tamponate esclusivamente dai farmaci somministrati dall’area sanitaria interna.
• I ritardi della chirurgia programmata: Si registrano attese superiori a un anno per l’asportazione di cisti dolorose. Dato ancora più inquietante, pazienti affetti da neoplasie visibili (fuoriusciti dal tessuto epidermico) attendono ancora che l’ospedale esterno fissi la data dell’indispensabile intervento chirurgico dopo aver già ottenuto la diagnosi.
• Le carenze nella gestione delle vulnerabilità psichiatriche: Casi di gravi patologie psichiatriche, palesemente incompatibili con il regime detentivo ordinario, restano privi di una presa in carico specialistica adeguata. La gestione quotidiana di questi soggetti critici finisce per gravare impropriamente sui compagni di cella, privi di qualunque competenza medica. A questa già drammatica situazione si aggiunge una criticità strutturale gravissima: da molti mesi — ormai più di sei — tutti gli ascensori distribuiti nei vari blocchi dell’istituto sono totalmente fuori servizio, compreso quello fondamentale dell’infermeria e i due ascensori del Blocco 20. Questa paralisi rende estremamente faticoso e, in certi casi, impossibile il corretto svolgimento delle attività quotidiane e di soccorso. Da un lato, medici e infermieri faticano a raggiungere i piani per la distribuzione delle terapie quotidiane; dall’altro, il trasporto a piedi e tramite le scale di tutti i prodotti acquistati dai detenuti (soprattutto i pesanti blister d’acqua) comporta uno sforzo logistico da parete di uno solo di loro incaricato per questo servizio: “lo spesino”. Lo scenario più allarmante si registra però nelle emergenze: in caso di infarto, malore improvviso o per detenuti con problemi di deambulazione, i soccorritori sono costretti a trasportare i pazienti a braccio giù per le scale. Nella concitazione del momento, il rischio concreto è quello di cadere, provocando ulteriori e più gravi danni all’infortunato. Nonostante le ripetute promesse di riparazione e messa in efficienza, a oggi nulla è ancora registrabile come risolto.
5. L'implementazione della telemedicina come soluzione strutturale. Per superare l'attuale paralisi delle traduzioni verso i presidi esterni e abbattere le liste d'attesa, appare non più rimpiazzabile l'adozione sistematica e strutturata della “telemedicina per tutti i casi urgenti”, cronici o specialistici compatibili con questo strumento. L'introduzione di soluzioni telematiche all'interno della Casa Circondariale non rappresenta una mera alternativa tecnologica, ma una svolta metodologica dai profondi effetti benefici su più livelli. 1. Immediatezza e tempestività dell'intervento: La telemedicina azzera i tempi logistici legati al trasporto protetto con scorta, permettendo un accesso quasi immediato al consulto specialistico. In un contesto in cui il fattore tempo è spesso decisivo per la prognosi di patologie acute, la rapidità del collegamento a distanza garantisce una tutela reale del diritto alla salute. 2. Trattamento specialistico individualizzato: Attraverso postazioni diagnostiche connesse in rete con i centri clinici del territorio e oltre, è possibile offrire al detenuto un percorso di cura personalizzato e di alto livello. Questo approccio evita che la condizione di restrizione si traduca automaticamente in una declassazione della qualità dell'assistenza clinica. 3. Ottimizzazione e risparmio delle risorse umane: Dal punto di vista della sicurezza, la televisita elimina alla radice la necessità di impiegare prezioso personale della Polizia Penitenziaria per le scorte e i piantonamenti esterni. Questo permetterebbe di decongestionare un comparto già drammaticamente sotto organico, restituendo agenti ai compiti di vigilanza interna e riducendo lo stress operativo della struttura.
4. Abbattimento dei costi economici: La drastica riduzione dei trasferimenti fisici genera un immediato e rilevante risparmio in termini di spese di trasporto, carburante, manutenzione dei mezzi e straordinari del personale scortante. L'investimento iniziale nelle tecnologie di telemedicina si rivela, pertanto, una scelta di assoluta efficienza amministrativa a medio e lungo termine. Focalizzare gli sforzi amministrativi e provinciali su questo fronte consentirebbe di alleggerire la pressione sui medici interni, di decongestionare i Pronto Soccorso cittadini e di offrire una risposta dignitosa, moderna e civile alla domanda di salute della popolazione detenuta.
6. Il ruolo del Garante e la Magistratura di Sorveglianza. In questo clima di generale esasperazione, la figura del Garante si ritrova in una posizione complessa e non invidiabile, schiacciata tra le pressanti e legittime richieste di diritti da parte dei detenuti e i tempi di risposta delle autorità preposte. Questa transizione istituzionale genera talvolta sentimenti di insofferenza reciproca, che potrebbero essere superati solo se il sistema garantisse risposte concrete, tempestive e rispettose delle prerogative umane. Si riconosce, d’altronde, come spesso le richieste dei ristretti rappresentino anche un modo per richiamare l’attenzione, coinvolgere le istituzioni e tentare una via per allentare la forte pressione della vita carceraria, magari nell’auspicio di ottenere qualche vantaggio durante il percorso detentivo o persino di abbreviarlo. Ma, al di là di queste comprensibili dinamiche umane, resta il fatto oggettivo che la mole delle istanze rimane altissima, a dimostrazione di un disagio profondo e diffuso che attende ancora risposte. Al contrario, si registra un preoccupante silenzio da parte dei vertici istituzionali. Nonostante le mie ripetute segnalazioni, le richieste di informazioni e i solleciti inviati al DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) — in particolare riguardo alla risoluzione di casi delicati legati a problemi sanitari o familiari, affettività e lontananza dei ristretti — le risposte non arrivano. Si percepisce una sorta di barriera comunicativa, quasi vi fosse la precisa intenzione di non fornire riscontri diretti all’ufficio del Garante. Qualora vi sia un’azione di risposta, questa sembra mirare prevalentemente alla Direzione dell’Istituto in cui il detenuto risiede, escludendo chi ha sollevato formalmente il problema. Questo meccanismo non è corretto ed è profondamente denigrante per il ruolo che ricopro: da un lato priva il Garante degli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro di mediazione e verifica, dall’altro crea un corto circuito con la popolazione detenuta, che continua a chiedere a me quelle risposte che l’amministrazione centrale mi impedisce di ottenere. In questo quadro di estrema scarsità di risorse e mole di lavoro opprimente, emerge come punto di fermo il lavoro costante e prezioso della Magistratura di Sorveglianza. Agli operatori e ai magistrati di questo ufficio, la cui delicata e sensibile funzione impone una doverosa e rigorosa riservatezza sui singoli casi, va il profondo apprezzamento dello scrivente per l’abnegazione e l’alto senso dello Stato dimostrati quotidianamente in un contesto così complesso. Proprio in virtù dell’altissimo valore di questo operato, si avverte la necessità di rivolgere una richiesta di una presenza ancora più vicina, costante e tangibile all’interno dell’istituto in questo momento di straordinaria criticità. Una prossimità che non vuole essere solo un presidio di garanzia, ma il fulcro di un’azione comune. A tal fine, intendo offrire la mia totale e incondizionata collaborazione per l’analisi e la gestione di tutte le dinamiche che si presentano quotidianamente. La figura del Garante può e deve porsi come uno strumento utile e sussidiario al servizio della Magistratura di Sorveglianza: un canale di raccordo operativo capace di snellire i flussi informativi, monitorare tempestivamente le situazioni più sensibili e contribuire a disinnescare i potenziali focolai di tensione, offrendo elementi di valutazione concreti nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli e prerogative.
7. Conclusioni e appello alla mobilitazione della politica e del territorio. La città di Siracusa vanta una storia millenaria di accoglienza e civiltà. È un territorio ospitale, ricco di siti turistici e archeologici di importanza mondiale. Questo splendore, tuttavia, deve riflettersi anche nel rispetto dell’essere umano quando quest’ultimo si trova a espiare una pena o è in attesa di giudizio — condizione, quest’ultima, per la quale la Legge prevede la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. L’istituto di Cavadonna ospita persone provenienti non solo dalla provincia siracusana o dalla Sicilia, ma da ogni regione d’Italia e dall’estero. Rendere questo luogo un sito di recupero dignitoso, funzionale e strutturato sul rispetto della persona umana rappresenterebbe un biglietto da visita fondamentale per l’intero Paese. Permetterebbe a chiunque, una volta espiata la pena o tornato nella propria terra d’origine, di ricordare lo Stato italiano non come un carnefice, ma come un ordinamento capace di recuperare i propri cittadini. Oggi questo obiettivo appare come un sogno utopistico. Quella che si consuma a Cavadonna è una sofferenza continua che non sempre risponde ai limiti del rispetto della dignità umana. Si fa appello alla politica onesta, ai rappresentanti istituzionali e a tutti gli attori della rete territoriale affinché si mobilitino immediatamente. In questo senso, appare quanto mai urgente e fondamentale la possibilità di investire risorse, anche economiche, a livello provinciale, attivando una sinergia concreta tra la sfera politica e le funzioni amministrative e dirigenziali del territorio. Solo un’azione congiunta e radicata a livello locale può fornire risposte adeguate, tempestive ed efficaci alle gravissime criticità segnalate. Nel pianificare gli interventi, le risorse e le strategie risolutive per attuare le necessarie risposte istituzionali, è indispensabile che si tenga conto in via prioritaria degli aspetti evidenziati in questa relazione. Non siamo di fronte a meri nodi burocratici, ma a un profondo fattore umano, oltre che sociale, che non può più essere ignorato o rinviato. Le istituzioni non possono restare inerti di fronte a questa emergenza: la Casa Circondariale di Siracusa, così come pure gli altri istituti del nostro territorio, deve tornare a essere un presidio di recupero e reinserimento, e non una discarica sociale di elementi riprovati con delle evidenti “debolezze” umane.

05/07/2026

Servizio Idrico a Siracusa. La matematica non è un’opinione: nei numeri del PEF 27 milioni "regalati" al socio privato

05/07/2026

🌈 10 anni di Unioni Civili. E adesso?

Sono passati dieci anni dall'approvazione della Legge Cirinnà, una conquista fondamentale per i diritti delle coppie dello stesso sesso in Italia. Ma è davvero sufficiente?

📅 4 luglio 2026
🕡 Ore 18:30
📍 Biblios Cafè Ortigia - Siracusa
Via del Consiglio Reginale 11, Siracusa

A partire dalle esperienze di alcune coppie unite civilmente e dal contributo dell'avvocato Lele Russo, rifletteremo su ciò che è cambiato in questi anni, sui diritti conquistati e sulle sfide ancora aperte.

Perché il matrimonio egualitario non è ancora una realtà? Quali tutele continuano a mancare alle famiglie arcobaleno? E quali sono le prossime battaglie per una piena uguaglianza?

💬 Un incontro aperto a tutta la cittadinanza per confrontarsi, fare domande e guardare insieme al futuro dei diritti civili nel nostro Paese.

Vi aspettiamo.

🌈 Evento inserito nel programma del Siracusa Pride 2026.

Indirizzo

Piazza Santa Lucia, Siracusa SR
Syracuse
96100

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