19/05/2026
Radici della scuderia.
Nel silenzio delle colline di Villa di Maser, dove la luce si posa lenta sui filari, nasce questo Carménère come una storia che ha avuto il tempo di maturare senza fretta.
Nel calice si apre con un rosso profondo, quasi notturno, attraversato da bagliori che raccontano il passare degli anni come un segreto custodito bene.
18 mesi di riposo in barrique di secondo o anche terzo passaggio…
Perché non vogliamo che dal nostro calice si beva legno, ma solo frutto…
Il suo profumo è un respiro di ciliegia e mora, poi l’anima più tipica del vitigno emerge con discrezione, tra sfumature di pepe nero, erbe selvatiche e una nota verde, viva, come memoria della vite.
Col tempo, il vino cambia voce.
Si addolcisce e si fa più intimo: affiorano sentori di cacao amaro, tabacco fine, cuoio leggero, come pagine ingiallite di un racconto che ha trovato equilibrio.
Il sorso è pieno ma composto, guidato da tannini setosi e da una freschezza che tiene il vino in movimento, come un respiro continuo.
Non impone, accompagna.
E nel finale resta a lungo, con una scia speziata e sapida che sembra non voler abbandonare il ricordo. È un vino che non chiede attenzione: la conquista. Un Carménère che non parla sottovoce, e resta nella memoria come le cose vere, quelle che il tempo non consuma, ma affina.
Vi aspetto a Villa di Maser