30/08/2026
IL MECENATISMO DEL FELDMARESCIALLO VON DER SCHULENBURG.1661/1747)..comandante nella difesa di Corfù che con talento ed abnegazione era riuscito a sfruttare al massimo le magre forze a sua disposizione facendo in modo di farle apparire assai maggiori di fronte alle soverchianti forze ottomane che assediavano l'isola, risparmiando in tal modo la vita dei soldati e comportandosi con provvida umanità nei loro confronti...
La Serenissima, per questo, compensò il feldmaresciallo con una statua a Corfù, con una spada d'onore tempestata di diamanti e con una rendita vitalizia di cinquemila ducati. A sua volta lui si era sinceramente affezionato alla Serenissima, allo spirare del suo contratto come generalissimo della Repubblica l'aveva rinnovato e l'avrebbe rinnovato sino alla morte, più di trent'anni dopo.
Aveva fissato la propria dimora a Venezia e non pensava minimamente di andarsene.
Si era stabilito a Palazzo Loredan, dove si era sistemato con un seguito di venticinque persone più quattro gondolieri. Viveva con molta larghezza e benché avesse quasi 80 anni era un oratore molto apprezzato. Poiché non era un diplomatico poteva frequentare e ricevere chi voleva Si vantava dell'intima amicizia personale del Doge Carlo Ruzzini, che veniva a fargli visita in incognito, in maschera, come era d'obbligo per le uscite private del Serenissimo, ma erano parecchi i sovrani che intrattenevano con lui rapporti cordiali, da re Augusto il Forte, che gli mandava in dono il proprio ritratto, all'elettore Carlo Alberto di Baviera che gli inviava una preziosissima tabacchiera.
Era rimasto scapolo perché, diceva lui, voleva "mangiarsi il suo pane in pace", ma forse c'erano altre ragioni, c'era stato un amore per una signora di Dresda sposata ad un altro, che gli aveva dato un figlio, e il fatto che questo figlio fosse un povero minorato, bruttissimo e deforme, era rimasto per lui continuo motivo di amarezza.
Del suo seguito faceva parte, cosa singolare, un pittore greco Nicoletto Doxera. E tra le persone che lavoravano per lui senza però abitare in casa, c'erano un medico e due sarte ma c'era anche un pittore, Gian Antonio Guardi. Perché il generoso feldmaresciallo, che spendeva cifre enormi in beneficenza, aveva una passione profonda per la pittura e aveva messo su una collezione della quale soltanto recenti ricerche hanno potuto metterne in luce l'ampiezza e l'importanza.
In linea di massima Schulenburg preferiva i soggetti umani, in primo luogo i ritratti e in primissimo i suoi: ne aveva parecchi uno dei quali dipinto dal ritrattista ufficiale di Luigi XIV, Hyacinthe Rigaud. Ma tra coloro che lo consigliavano e lo assistevano negli acquisti c'erano pittori di grido come Giambattista Piazzetta e il pittore di battaglie Francesco Simonini.
Nella sua collezione erano numerose le opere di Sebastiano Ricci, di Giambattista Pittoni e di Antonio Guardi. C'erano vedute del Canaletto, del Marieschi , del Carlevarijs, ma anche di Lorenzo Lotto, di Andrea Mantegna, di Tiziano, del Veronese, del Caravaggio, di Rubens e persino di Giotto.
Il maresciallo morí lontano dall'ormai sua Venezia, a Verona dove, malgrado i suoi 87 anni, l'avevano chiamato i doveri di comandante in capo all'esercito veneziano.
Al momento della sua morte , i suoi quadri erano almeno 845, ma una parte notevole ne era stata spedita a Berlino, dove il nipote prediletto, Adolph Friedrich, si stava facendo costruire una lussuosa residenza. Poi anche Adolph Friedrich, lui pure militare, era caduto in battaglia ed erede universale era stato nominato un altro nipote con l'obbligo dell'inalienabilità per le sue collezioni, legate ad un federcommesso secondo l'ordine di primogenitura.
Un po' alla volta anche tutto il resto fu spedito in Germania e, per via, qualcosa sparí, poi dopo qualche tempo, a dispetto della volontà del defunto incominciarono le vendite; i primi ad andarsene furono un "Adamo ed Eva" di Albrecht Dürer, un ritratto e un quadro mitologico di Paolo Veronese, un ritratto del Van Dyck e due paesaggi di Salvator Rosa.
Nel 1775 la celebre casa d'aste londinese Christie's, da poco fondata, mise in vendita 125 quadri tra cui opere del Perugino, di Tiziano, di Raffaello, di Giorgione , di Leonardo da Vinci oltre a quelle dei Pittori veneziani dell'epoca.
Nel 1968 rimanevano ancora in possesso della famiglia von der SCHULENBURG 256 dipinti poco più della metà dei quali fu fortunatamente depositata presso il Landesmuseum di Hannover.
Dopo la morte del conte Johan Heinrich von der Schulemburg, avvenuta nel 1975, i quattro figli di lui si spartirono quelli che erano rimasti a casa e sempre più numerosi i resti di quella che fu la raccolta di un grande e generoso mecenate, compaiono nelle vendite all'asta di Sotheby's e ne vanno dispersi in tutto il mondo.
Parz tratto da A.Zorzi "Canal Grande"
grazie a Antonella Todesco