Semo Veneti

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PARONI SERVI E LADRI Col mócolo impisà, tegnive pronti come i servi  che spèta co pasiensa el so parón che torna da un v...
31/08/2026

PARONI SERVI E LADRI

Col mócolo impisà,
tegnive pronti come i servi
che spèta co pasiensa
el so parón che torna
da un viazo, per vèrzerghe
ła porta apena 'l sóna.

Beati łori s'el li trova alsài
anca de note.

El sior, col tornarà, se cavarà
de presa ła velada, el ghe dirà, tirando su łe maneghe
de la camisa:

« Qua, sentéve a toła, so che sé słanguorii da tante ore.
Ve fasso na supièra de fasiołi
par restorarve, e vèrzo na botilia da imbalsamarve tuti ».

Recordéve che s'el parón savesse el tempo e l'ora che vien el ladro, el se faria trovar drio ła so porta col baston in man per całargheło zo tra cópa e coło, salvando i so stramasi e łe so strase.

Cusì tegnive pronti anca voaltri che no podé savér co xe 'l momento ch'el Fio de l'òmo vegnirà a trovarve.

Beato el servitor ch'el so parón trovarà giusto verso i altri servi che ghe sta sóto: el ghe darà per premio da tènderghe i so besi.

Se quel servo però dixe nel cuor:
« El me parón no torna, e chissà quando el pól tornar », e po' 'l scominsia a far el sparonsón, el ciapa a pugni tuti i altri servi, el scułasa łe serve e łe s-ciafiza, el magna e beve da s-ciopar ła pansa,zigando
a tuti: Qua comando mi!,
el parón de quel servo, quando el torna, (ne l'ora che nissun savarà mai) ło farà ben łigar come un sałame zontàndoghe na carga de łegnàe.

Attilio Carminati

da: El Vangelo in Venexian

Se ło dize łu🤷😄❤️
31/08/2026

Se ło dize łu🤷😄

❤️

IL MECENATISMO DEL FELDMARESCIALLO VON DER SCHULENBURG.1661/1747)..comandante nella difesa di Corfù che con talento ed a...
30/08/2026

IL MECENATISMO DEL FELDMARESCIALLO VON DER SCHULENBURG.1661/1747)..comandante nella difesa di Corfù che con talento ed abnegazione era riuscito a sfruttare al massimo le magre forze a sua disposizione facendo in modo di farle apparire assai maggiori di fronte alle soverchianti forze ottomane che assediavano l'isola, risparmiando in tal modo la vita dei soldati e comportandosi con provvida umanità nei loro confronti...
La Serenissima, per questo, compensò il feldmaresciallo con una statua a Corfù, con una spada d'onore tempestata di diamanti e con una rendita vitalizia di cinquemila ducati. A sua volta lui si era sinceramente affezionato alla Serenissima, allo spirare del suo contratto come generalissimo della Repubblica l'aveva rinnovato e l'avrebbe rinnovato sino alla morte, più di trent'anni dopo.
Aveva fissato la propria dimora a Venezia e non pensava minimamente di andarsene.
Si era stabilito a Palazzo Loredan, dove si era sistemato con un seguito di venticinque persone più quattro gondolieri. Viveva con molta larghezza e benché avesse quasi 80 anni era un oratore molto apprezzato. Poiché non era un diplomatico poteva frequentare e ricevere chi voleva Si vantava dell'intima amicizia personale del Doge Carlo Ruzzini, che veniva a fargli visita in incognito, in maschera, come era d'obbligo per le uscite private del Serenissimo, ma erano parecchi i sovrani che intrattenevano con lui rapporti cordiali, da re Augusto il Forte, che gli mandava in dono il proprio ritratto, all'elettore Carlo Alberto di Baviera che gli inviava una preziosissima tabacchiera.
Era rimasto scapolo perché, diceva lui, voleva "mangiarsi il suo pane in pace", ma forse c'erano altre ragioni, c'era stato un amore per una signora di Dresda sposata ad un altro, che gli aveva dato un figlio, e il fatto che questo figlio fosse un povero minorato, bruttissimo e deforme, era rimasto per lui continuo motivo di amarezza.
Del suo seguito faceva parte, cosa singolare, un pittore greco Nicoletto Doxera. E tra le persone che lavoravano per lui senza però abitare in casa, c'erano un medico e due sarte ma c'era anche un pittore, Gian Antonio Guardi. Perché il generoso feldmaresciallo, che spendeva cifre enormi in beneficenza, aveva una passione profonda per la pittura e aveva messo su una collezione della quale soltanto recenti ricerche hanno potuto metterne in luce l'ampiezza e l'importanza.
In linea di massima Schulenburg preferiva i soggetti umani, in primo luogo i ritratti e in primissimo i suoi: ne aveva parecchi uno dei quali dipinto dal ritrattista ufficiale di Luigi XIV, Hyacinthe Rigaud. Ma tra coloro che lo consigliavano e lo assistevano negli acquisti c'erano pittori di grido come Giambattista Piazzetta e il pittore di battaglie Francesco Simonini.
Nella sua collezione erano numerose le opere di Sebastiano Ricci, di Giambattista Pittoni e di Antonio Guardi. C'erano vedute del Canaletto, del Marieschi , del Carlevarijs, ma anche di Lorenzo Lotto, di Andrea Mantegna, di Tiziano, del Veronese, del Caravaggio, di Rubens e persino di Giotto.
Il maresciallo morí lontano dall'ormai sua Venezia, a Verona dove, malgrado i suoi 87 anni, l'avevano chiamato i doveri di comandante in capo all'esercito veneziano.
Al momento della sua morte , i suoi quadri erano almeno 845, ma una parte notevole ne era stata spedita a Berlino, dove il nipote prediletto, Adolph Friedrich, si stava facendo costruire una lussuosa residenza. Poi anche Adolph Friedrich, lui pure militare, era caduto in battaglia ed erede universale era stato nominato un altro nipote con l'obbligo dell'inalienabilità per le sue collezioni, legate ad un federcommesso secondo l'ordine di primogenitura.
Un po' alla volta anche tutto il resto fu spedito in Germania e, per via, qualcosa sparí, poi dopo qualche tempo, a dispetto della volontà del defunto incominciarono le vendite; i primi ad andarsene furono un "Adamo ed Eva" di Albrecht Dürer, un ritratto e un quadro mitologico di Paolo Veronese, un ritratto del Van Dyck e due paesaggi di Salvator Rosa.
Nel 1775 la celebre casa d'aste londinese Christie's, da poco fondata, mise in vendita 125 quadri tra cui opere del Perugino, di Tiziano, di Raffaello, di Giorgione , di Leonardo da Vinci oltre a quelle dei Pittori veneziani dell'epoca.
Nel 1968 rimanevano ancora in possesso della famiglia von der SCHULENBURG 256 dipinti poco più della metà dei quali fu fortunatamente depositata presso il Landesmuseum di Hannover.
Dopo la morte del conte Johan Heinrich von der Schulemburg, avvenuta nel 1975, i quattro figli di lui si spartirono quelli che erano rimasti a casa e sempre più numerosi i resti di quella che fu la raccolta di un grande e generoso mecenate, compaiono nelle vendite all'asta di Sotheby's e ne vanno dispersi in tutto il mondo.
Parz tratto da A.Zorzi "Canal Grande"

grazie a Antonella Todesco

30/08/2026

Oggi abbiamo superato i confini provinciali, questo non significa allontanarci, ma grazie alla storia, troviamo elementi che ci uniscono.

A Albaredo per San Marco, in Valtellina, l’eredità della Serenissima Repubblica Veneziana si respira ad ogni angolo. Sebbene storicamente e territorialmente il paese facesse parte del territorio delle Tre Leghe (i Grigioni), il legame con Venezia è impresso a lettere di fuoco nella sua identità: è presente nel nome stesso del comune, nello stemma del gonfalone e, soprattutto, nella cultura locale.
In passato, Albaredo rappresentava la porta d’accesso principale verso il Passo San Marco e la bergamasca lungo la celebre Via Priula. Un punto di contatto vitale tra la cultura alpina grigionese e il dinamismo commerciale di San Marco. Ancora oggi, camminando per le sue vie e tra i suoi storici selciati, ci si rende conto di come la storia non rispetti i confini geografici, ma unisca i popoli attraverso valori, commerci e tradizioni condivise. 🦁✨
🔍 Una piccola curiosità per voi:
Albaredo non è l'unico comune fuori dai canoni tradizionali a portare questo simbolo! Nei prossimi giorni vi sveleremo il nome di un altro comune lombardo che custodisce con orgoglio il Leone di San Marco nel proprio gonfalone ufficiale…
Continuate a seguirci per scoprirlo! 👇

🇧🇷📚 *N'altro paso stòrego par ła łengua veneta in Braziłe!*L'Univarsità Fedarałe de Santa Marìa (UFSM) ła ga publegà el ...
29/08/2026

🇧🇷📚 *N'altro paso stòrego par ła łengua veneta in Braziłe!*

L'Univarsità Fedarałe de Santa Marìa (UFSM) ła ga publegà el łibro _*"História, Cultura e Língua Vêneta"*_, un *novo manuałe didàtego* reałizà *par el corso curicołar univarsitario de Łengua Veneta* e scrito spesifegamente par studenti parlanti portogheze braziłian.

🤝 El vołume el nase da ła *cołaborasion tra UFSM e ABC* [...]
>>> testo conpleto inte'l Canałe WhatsApp de l'Academia co'l link soto.

Zóntate a'l Canałe WhatsApp de l'Academia par tuti i azornamenti!
*Link: 👉https://whatsapp.com/channel/0029Vaer6piDOQIdxRb8a71i/137*

L’università brasiliana di Santa Maria presenta un volume per l’insegnamento di “Storia, Cultura e Lingua Veneta”Consoli...
29/08/2026

L’università brasiliana di Santa Maria presenta un volume per l’insegnamento di “Storia, Cultura e Lingua Veneta”

Consolidandosi come riferimento nell’insegnamento della lingua veneta in Brasile, l’UFSM (Università Federale di Santa Maria), che nel 2025 è stata la prima università brasiliana a offrire la disciplina curricolare della lingua veneta, ha lanciato il libro di testo “Storia, Cultura e Lingua Veneta” per l’insegnamento della lingua veneta in Brasile. Oltre all’ortografia e alla grammatica, vengono presentati aspetti storici, linguistici e culturali precedenti all’immigrazione italiana fino ai giorni nostri.

Scarica gratis il volume per l'insegnamento della lingua veneta nell'UFSM, una tra le maggiori università del Brasile

Indirizzo

San Marco
Venice
30122

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