Giovanni Zavaglia

Giovanni Zavaglia Sono un . Adoro il buon cibo. Insegno cucina , e non solo. 𝑬𝒏𝒋𝒐𝒚 🦾

19/06/2026

L'estate non è fatta solo di grigliate.

È fatta di roastbeef da affettare sottile, vitello tonnato preparato come si deve, insalate di pollo gustose e arrosti da servire freddi nelle giornate più calde.

Nel corso "Ricette Estive in Chiave Barbecue", insieme a Giovanni Zavaglia, vi mostreremo come preparare alcuni dei grandi classici dell'estate utilizzando tecniche e sapori che arrivano dal mondo del barbecue.

🥩 Baltimore Pit Beef
🥩 Vitello tonnato
🍗 Insalata di pollo
🍗 Arrosto di pollo
🥗 Verdure e contorni estivi

Ricette pratiche, replicabili a casa e perfette per tutta la stagione.

Posti limitati.

Buongiorno genteÈ finalmente On-Line il mio sito 😁😁😁Troverete articoli e ricette disposti in modo ordinato in modo da co...
19/06/2026

Buongiorno gente

È finalmente On-Line il mio sito 😁😁😁

Troverete articoli e ricette disposti in modo ordinato in modo da consentire una facile visualizzazione.

Sto aggiornandolo ogni giorno aggiungendo qualcosa 🦾

Cucina, Bbq, grilling, scienza in cucina, ricette

Questo rimane sempre uno dei miei piatti preferiti.𝑹𝒊𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝑷𝒂𝒓𝒎𝒊𝒈𝒊𝒂𝒏𝒐 𝑹𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒏𝒐 42 𝒎𝒆𝒔𝒊, 𝒃𝒖𝒓𝒓𝒐 𝒆 𝒑𝒆𝒑𝒆 𝑲𝒂𝒎𝒑𝒐𝒕 𝑹𝒐𝒔𝒔𝒐, 𝒇𝒊...
15/06/2026

Questo rimane sempre uno dei miei piatti preferiti.

𝑹𝒊𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝑷𝒂𝒓𝒎𝒊𝒈𝒊𝒂𝒏𝒐 𝑹𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒏𝒐 42 𝒎𝒆𝒔𝒊, 𝒃𝒖𝒓𝒓𝒐 𝒆 𝒑𝒆𝒑𝒆 𝑲𝒂𝒎𝒑𝒐𝒕 𝑹𝒐𝒔𝒔𝒐, 𝒇𝒊𝒏𝒋𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒇𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒃𝒓𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒆𝒛𝒊𝒂𝒕𝒐...

Un piatto apparentemente semplice, ma capace di raccontare quanto la cucina sia fatta di equilibrio, precisione e attenzione ai dettagli.

Il riso viene accompagnato dalla sapidità del Parmigiano Reggiano 42 mesi e dalla dolcezza del b***o, mentre il pepe Kampot rosso aggiunge profumi caldi, fruttati e leggermente balsamici. A completare il piatto, un fondo bruno speziato che porta profondità, contrasti e una persistenza che invita immediatamente a un altro cucchiaio.

Sono quei piatti che ricordano come la vera difficoltà non stia nell’aggiungere ingredienti, ma nel valorizzarne pochi, rispettandoli e portandoli al loro massimo equilibrio.

𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒍'𝒆𝒍𝒆𝒈𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒆 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒊𝒕𝒂̀, 𝒎𝒂 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒑𝒂𝒄𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒊....

Js1599 Riso Acquerello

Qualche giorno fa un mio amico e collega molto preparato mi ha chiesto di approfondire un po’ il post che avevo fatto qu...
11/06/2026

Qualche giorno fa un mio amico e collega molto preparato mi ha chiesto di approfondire un po’ il post che avevo fatto qualche tempo fa sulle le salamoie.

(Questo: https://www.facebook.com/share/1P9kki6mjM/?mibextid=wwXIfr)

Ne è nata una bellissima discussione ed ho deciso di scriverci un articolo.
E sicuramente molto tecnico e ci son cose che ad un semplice appassionato, magari, possono sembrare difficili.
Ma di base si parla dell’azione del sale in cucina e di come lavori sulle proteine all’interno dei nostri alimenti.

Ecco l’articolo…

𝐒𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐛𝐞 𝐒𝐚𝐥𝐢𝐧𝐚: 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 "𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐞"

Quando si parla di sale in cucina, spesso si pensa esclusivamente al suo potere da insaporitore.
In realtà il sale è uno degli ingredienti più studiati e più influenti dell’intera tecnologia alimentare.
Da secoli viene utilizzato per conservare carne, pesce e verdure, ben prima dell’invenzione della refrigerazione moderna.
Eppure ancora oggi esistono molti falsi miti sul suo funzionamento.
Uno dei concetti più interessanti è quello della saturazione salina, ovvero la condizione in cui una soluzione contiene la massima quantità di sale che l’acqua è in grado di sciogliere ad una determinata temperatura.
Oltre questo limite il sale non si dissolve più e rimane depositato sul fondo.
Nel caso del cloruro di sodio, il comune sale da cucina, una soluzione satura a temperatura ambiente, 22°/26°, contiene circa il 26-27% di sale.
Si tratta di una concentrazione enorme se confrontata, per esempio, con quella dell’acqua di mare che mediamente si aggira intorno al 3,5%.
A questo punto molti potrebbero pensare che una salamoia satura serva semplicemente a “salare di più” un alimento.
In realtà decisamente non è affatto così.

La saturazione salina è uno strumento attraverso il quale possiamo controllare fenomeni fisici e chimici estremamente importanti: osmosi, diffusione, attività dell’acqua, modificazione delle proteine muscolari e conservabilità degli alimenti.
Comprendere questi meccanismi significa capire cosa accade realmente all’interno di una bistecca, di una pancetta, di un prosciutto o di un filetto di pesce quando vengono a contatto con il sale.

“Ed è proprio qui che la tradizione incontra la scienza…”

Molto prima che esistessero laboratori e pubblicazioni scientifiche, i salumieri e i conservatori di pesce avevano già imparato empiricamente a sfruttare questi principi. Oggi però disponiamo degli strumenti necessari per capire il perché certi processi funzionano e, soprattutto, come utilizzarli in maniera più precisa e controllata.
Per farlo dobbiamo partire da due fenomeni fondamentali:
OSMOSI e DIFFUSIONE.

Quando un alimento viene immerso in una salamoia, oppure semplicemente viene ricoperto di sale (Dry Brining), iniziano immediatamente a verificarsi una serie di fenomeni fisici che tendono a portare il sistema verso una condizione di equilibrio.
I protagonisti di questo processo sono due, per l’appunto l’osmosi e la diffusione.
Spesso questi termini vengono utilizzati come sinonimi, ma in realtà descrivono fenomeni differenti che avvengono contemporaneamente e che si influenzano a vicenda.

L’osmosi
L’osmosi è il passaggio spontaneo dell’acqua attraverso una membrana semipermeabile da una zona meno concentrata ad una più concentrata.

Tradotto in termini pratici, quando applichiamo del sale sulla superficie, per esempio, di una carne creiamo immediatamente una zona ad elevata concentrazione salina.
L’acqua presente nei tessuti muscolari tende quindi a migrare verso la superficie per diluire quella concentrazione.
È il motivo per cui, dopo relativamente poco tempo dall’applicazione del sale, la superficie della carne appare lucida e umida.
Molti osservano questo fenomeno e traggono una conclusione apparentemente logica…

“Il sale sta asciugando la carne.”

In realtà stanno osservando soltanto la prima fase del processo.
L’acqua che emerge non scompare. Sta semplicemente spostandosi da una zona all’altra del sistema.

La diffusione
Mentre l’acqua si muove verso l’esterno, accade qualcosa di altrettanto importante.
Gli ioni sodio e cloro provenienti dal sale iniziano a diffondersi nella direzione opposta, penetrando progressivamente nei tessuti.
Questo fenomeno prende il nome di diffusione e segue un principio molto semplice: le molecole tendono spontaneamente a spostarsi dalle zone dove sono più concentrate verso quelle dove sono meno concentrate.
In altre parole, il sale cerca continuamente di distribuirsi in maniera uniforme all’interno del sistema.
È lo stesso motivo per cui una goccia di inchiostro lasciata cadere in un bicchiere d’acqua finirà, col tempo, per colorare uniformemente tutto il liquido.

La prossima volta che vedrete comparire qualche goccia d’acqua sulla superficie di una bistecca appena salata, ricordatevi che non state osservando semplicemente del liquido che esce dalla carne. State osservando l’inizio di un complesso dialogo tra acqua, sale, proteine e tempo.
Ed è proprio da quel dialogo che nasce gran parte della qualità del risultato finale.
La maggior parte delle persone osserva soltanto l’effetto immediato dell’osmosi.

“La carne perde acqua”

Fine della storia.

Ma la realtà è molto più complessa.
Con il passare delle ore, la salamoia che si è formata sulla superficie inizia ad essere riassorbita.
L’acqua che era uscita torna progressivamente all’interno del muscolo trascinando con sé una parte degli ioni disciolti.
Si crea così un continuo scambio di acqua e sale che prosegue fino a quando il sistema non si avvicina ad una condizione di equilibrio.
È proprio questo meccanismo che rende possibile una distribuzione uniforme del sale all’interno di tagli anche molto spessi.

Un altro aspetto poco conosciuto riguarda la velocità del processo.
Molti immaginano che il sale penetri nella carne sempre alla stessa velocità.
Non è così.
La diffusione è molto rapida nelle fasi iniziali, quando la differenza di concentrazione tra superficie e interno è elevata.
Con il passare del tempo il gradiente diminuisce e il processo rallenta progressivamente.
Per questo motivo la salatura di una bistecca richiede poche ore, mentre un pastrami diversi giorni e un prosciutto addirittura mesi.
La distanza che il sale deve percorrere è infatti uno dei fattori più importanti dell’intero processo.
Più che il peso del pezzo, è il suo spessore a determinare i tempi di diffusione.

Verso l’equilibrio…
Se lasciassimo il sistema indisturbato per un tempo sufficientemente lungo, acqua e sale tenderebbero a distribuirsi in modo sempre più uniforme.
È questo il principio su cui si basa l’Equilibrium Brining, una tecnica moderna che sfrutta la naturale tendenza del sistema a raggiungere l’equilibrio per ottenere una salatura precisa e controllabile.
Ma la diffusione del sale non produce soltanto una variazione di sapidità.
Man mano che gli ioni penetrano nelle fibre muscolari iniziano infatti a modificare il comportamento delle proteine della carne.
Ed è proprio in questo momento che il sale smette di essere un semplice condimento e diventa un vero e proprio ingrediente funzionale.

Come il sale modifica le proteine della carne
Se l’osmosi e la diffusione spiegano come il sale si muove all’interno di un alimento, da sole non bastano a spiegare uno dei fenomeni più interessanti osservabili in cucina, cioè perché una carne correttamente salata tende ad essere più succosa dopo la cottura.
Per comprenderlo dobbiamo entrare nel mondo delle proteine muscolari.
Quando osserviamo un taglio di carne siamo abituati a vedere un insieme compatto di fibre.
In realtà, a livello microscopico, il tessuto muscolare è costituito da una struttura estremamente organizzata formata principalmente da acqua e proteine.
Tra queste, le più importanti dal punto di vista tecnologico sono la miosina e l’actina, responsabili della contrazione muscolare e del comportamento della carne durante la lavorazione e la cottura.

Il sale non lavora sull’acqua, lavora sulle proteine

Uno degli errori più comuni è pensare che il sale agisca direttamente sull’acqua.
In realtà il suo effetto più importante avviene sulle proteine.
Quando gli ioni sodio e cloro penetrano nel tessuto muscolare aumentano la cosiddetta forza ionica dell’ambiente.
Questo provoca una modifica delle interazioni elettrostatiche che tengono unite le strutture proteiche.
In termini semplici, le proteine iniziano ad allontanarsi leggermente le une dalle altre, le fibre si rilassano, le miofibrille si rigonfiano e aumenta lo spazio disponibile per trattenere acqua.
È proprio questo il motivo per cui una carne salata correttamente può trattenere più liquidi durante la cottura rispetto ad una carne non trattata.

La miosina…
Tra tutte le proteine della carne, la miosina svolge un ruolo fondamentale.
Quando viene esposta a concentrazioni moderate di sale diventa più solubile e più funzionale.
Questo fenomeno è noto come solubilizzazione delle proteine miofibrillari.
È lo stesso principio che permette la produzione di:
* salsicce;
* wurstel;
* mortadella;
* salami cotti;
* emulsioni di carne.

Quando si impasta carne con sale, infatti, la superficie diventa progressivamente appiccicosa.
Quella consistenza non è altro che miosina estratta dalle fibre muscolari.
Si tratta di una delle proprietà tecnologiche più importanti dell’industria delle carni.

A questo punto emerge un’apparente contraddizione.
Abbiamo visto che il sale provoca inizialmente una fuoriuscita di liquidi.
Eppure la carne finita risulta spesso più succosa.
Come è possibile?

La risposta è che la succosità non dipende semplicemente da quanta acqua contiene la carne prima della cottura.
Dipende soprattutto da quanta acqua riesce a trattenere durante la cottura.
Quando la temperatura aumenta, le proteine muscolari iniziano a denaturarsi e a contrarsi.
Questa contrazione agisce come una spugna strizzata con forza, espellendo acqua verso l’esterno.
In una carne correttamente salata, però, le proteine hanno subito modificazioni che riducono parzialmente questo effetto.
Il risultato è una minore perdita di liquidi e una maggiore percezione di succosità al morso.
In altre parole, il sale non aggiunge acqua alla carne… rende la carne più efficiente nel conservarla.

Quando il sale diventa troppo
Come spesso accade in cucina, esiste però una soglia ottimale.
Oltre certi livelli il vantaggio si trasforma in svantaggio.
Con concentrazioni elevate o tempi troppo lunghi, l’estrazione proteica aumenta eccessivamente.
La struttura muscolare si modifica in maniera più marcata e la consistenza diventa progressivamente più compatta, più elastica e meno simile a quella di una carne fresca.
È il principio che sta alla base della produzione di molti salumi stagionati e prodotti conservati.
In questi casi l’obiettivo non è più aumentare la succosità, ma trasformare completamente la struttura del tessuto.

Arrivati a questo punto diventa evidente come il sale non possa essere considerato soltanto un esaltatore di sapidità.
Dal punto di vista tecnico è un vero e proprio ingrediente funzionale che modifica il comportamento delle proteine, influenza la capacità di trattenere acqua, interviene sulla texture, condiziona la resa in cottura, contribuisce alla conservazione e, soprattutto, determina gran parte delle caratteristiche finali di molti prodotti a base di carne.

Ma la sua azione non termina qui.

Per comprendere fino in fondo perché una salamoia satura sia stata uno dei sistemi di conservazione più efficaci della storia dobbiamo introdurre un concetto spesso trascurato, ma fondamentale nella moderna scienza degli alimenti:
l’attività dell’acqua.

Quando osserviamo una bistecca, un prosciutto o un filetto di pesce, siamo portati a pensare che la loro conservabilità dipenda semplicemente dalla quantità di acqua presente al loro interno ma in realtà non è così.
Nella scienza degli alimenti il parametro più importante non è la quantità totale di acqua, ma la quantità di acqua realmente disponibile per sostenere l’attività biologica dei microrganismi.
Questo parametro prende il nome di attività dell’acqua, comunemente indicata con la sigla Aw.

Non tutta l’acqua è uguale
Immaginiamo due prodotti che contengono esattamente la stessa percentuale di umidità.
Potrebbero comunque avere comportamenti microbiologici completamente diversi ed il motivo è semplice:
* Una parte dell’acqua presente negli alimenti è libera e facilmente utilizzabile da batteri, lieviti e muffe.
* Un’altra parte, invece, è legata chimicamente o fisicamente ad altre molecole e risulta molto meno disponibile.
Per i microrganismi questa differenza è enorme.
Dal loro punto di vista conta soltanto l’acqua che possono realmente utilizzare per vivere e moltiplicarsi.
Ed è qui che il sale mostra uno dei suoi effetti più importanti.
Quando viene disciolto in acqua, il cloruro di sodio si separa in ioni sodio e cloro come dicevo prima.
Questi ioni attraggono e legano un gran numero di molecole d’acqua, riducendone la disponibilità biologica.
In altre parole, l’acqua continua ad essere presente, ma diventa più difficile da utilizzare.
Di conseguenza l’attività dell’acqua diminuisce.
Ed è proprio questa riduzione a creare un ambiente sempre più ostile per i microrganismi.

Arrivati a questo punto diventa più semplice comprendere il principio che ha permesso per secoli la conservazione di carne e pesce.
Una salamoia satura non agisce soltanto perché contiene molto sale ma la sua efficacia deriva dalla drastica riduzione dell’attività dell’acqua.
Quando l’Aw scende sotto determinati livelli, molti batteri non riescono più a crescere.
Riducendola ulteriormente si ostacola anche lo sviluppo di lieviti e muffe.
Non si tratta quindi di “uccidere” i microrganismi, come spesso sento dire in cucina.
Molto più semplicemente, si crea un ambiente nel quale la maggior parte di essi non è più in grado di svolgere normalmente le proprie funzioni vitali.

Per migliaia di anni l’uomo ha sfruttato questi principi senza conoscerne il funzionamento.
Le acciughe sotto sale, il baccalà, i prosciutti stagionati e molte altre preparazioni tradizionali nascono tutte dalla capacità empirica di controllare l’acqua disponibile all’interno degli alimenti.
Oggi sappiamo che dietro quelle tecniche si nascondono fenomeni estremamente complessi che coinvolgono osmosi, diffusione, attività dell’acqua e modificazioni delle proteine muscolari.
La scienza moderna non ha inventato questi processi.
Ha semplicemente fornito un linguaggio per descriverli.

Per concludere….
La saturazione salina viene spesso considerata una semplice miscela di acqua e sale ma in realtà rappresenta uno straordinario strumento di controllo fisico, chimico e microbiologico.

Attraverso l’osmosi regola il movimento dell’acqua.

Attraverso la diffusione distribuisce il sale nei tessuti.

Attraverso l’interazione con le proteine modifica texture, resa e succosità.

Attraverso la riduzione dell’attività dell’acqua limita la crescita microbica e prolunga la conservabilità degli alimenti.

Dietro un gesto apparentemente banale come salare una carne o immergere un alimento in salamoia si nasconde quindi un insieme di fenomeni che l’uomo sfrutta da millenni e che ancora oggi rappresentano una delle basi della tecnologia alimentare.
Perché il sale non è soltanto un ingrediente, è uno dei più potenti strumenti di trasformazione che la cucina abbia mai avuto a disposizione.

La prossima volta che vedrete comparire qualche goccia d’acqua sulla superficie di una bistecca appena salata, ricordatevi che non state osservando semplicemente del liquido che esce dalla carne. State osservando l’inizio di un complesso dialogo tra acqua, sale, proteine e tempo.
Ed è proprio da quel dialogo che nasce gran parte della qualità del risultato finale.

Enjoy 😏

Un grazie a per la creazione della foto 😁

Vuoi non farli due brisket 😁😁😁bbqlab1984 Macelleria Gastronomia da Fabio e Barbara Js1599 Fanelli-Pietro-Coltelli smokey...
03/06/2026

Vuoi non farli due brisket 😁😁😁

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#bbq

Ah le zucchine…. Ottime in accompagnamento a degli hamburger 😂😂😂Macelleria Gastronomia da Fabio e BarbaraBBQ LABJs1599Fa...
01/06/2026

Ah le zucchine….
Ottime in accompagnamento a degli hamburger 😂😂😂

Macelleria Gastronomia da Fabio e Barbara
BBQ LAB
Js1599
Fanelli-Pietro-Coltelli

Venghino siori venghino che c’è la carne buona 😍😍😍
29/05/2026

Venghino siori venghino che c’è la carne buona 😍😍😍

Una bistecca non diventa perfetta per caso.

Temperatura, brace, tempi e reazione di Maillard fanno la differenza tra una bistecca grigia e una bistecca con una crosta saporita e una carne succosa.

Sabato 13 giugno, insieme a Giovanni Zavaglia, vedremo come ottenere il massimo sia da una bistecca importante che da tagli più sottili come diaframma e bavetta.

Un corso pratico di 3 ore, pensato per chi vuole migliorare davvero le proprie grigliate.

📅 Sabato 13 giugno 2026
⏰ Dalle 15:00 alle 18:00
📍 Macelleria e Gastronomia Da Fabio e Barbara

Prenotazione obbligatoria.
☎️ 0444 874290

Ieri ci siam divertiti un bel po’ al BBQ LAB 😍Abbiamo fatto un corso insieme a danieleperseganiofficial di cucina applic...
24/05/2026

Ieri ci siam divertiti un bel po’ al BBQ LAB 😍
Abbiamo fatto un corso insieme a danieleperseganiofficial di cucina applicata ai Kamado.
Ricette classiche in versione Bbq.
È sempre bello vedere come i corsisti si stupiscano di come i piatti cambino se cotti dentro un dispositivo a carbone e con una leggera affumicatura.

Voglio ringraziare Paolo e Roberta del BBQ LAB per la sempre grandissima disponibilità e fiducia ❤️‍🔥

Daniele per la sua professionalità e la simpatia… tra una cosa e l’altra ci siam divertiti tantissimo 😂

E Andrea ed Alex che ci hanno aiutato a far “girare” il tutto nel migliore dei modi 🦾

Risotto con talli di aglione e trito di rosmarino, elicriso e salvia e pepe kampot nero…
10/05/2026

Risotto con talli di aglione e trito di rosmarino, elicriso e salvia e pepe kampot nero…

06/05/2026

Vuoi non farle delle 𝑳𝒊𝒏𝒈𝒖𝒊𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒂𝒔𝒑𝒂𝒓𝒂𝒈𝒊, 𝒈𝒖𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒏𝒈𝒂𝒍𝒊𝒄𝒂 𝒂𝒇𝒇𝒖𝒎𝒊𝒄𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒛𝒆𝒔𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒍𝒊𝒎𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒖𝒎𝒂𝒕𝒆 𝒂𝒍 𝒑𝒆𝒑𝒆 𝒌𝒂𝒎𝒑𝒐𝒕 𝒓𝒐𝒔𝒔𝒐...

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