07/02/2025
..un grande dispiacere. Una persona bella, un'anima rispettosa del lavoro agricolo prima ancora del vino. Dolcezza e umiltà. Abbiamo avuto la fortuna di intrecciare anche se per un breve momento il nostro viaggio su questa terra.. è stato un privilegio. Ciao Gianpaolo
Poche ore fa è venuto a mancare Giampaolo Gravina. Stimatissimo degustatore, docente all’Università di Scienze Gastronomiche e prima di tutto persona eccezionale nonché amico di molti di noi. Mancherà tanto. Il nostro ricordo è di Jacopo Manni, che ha avuto modo di conoscere bene Giampaolo e apprezzarlo infinitamente.
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Eri l’eccezione, Giampaolo.
In un mondo del vino spesso dominato da certezze granitiche, dogmi e narcisismi ingombranti, tu eri la dimostrazione che la cultura non è mai un punto d’arrivo ma un processo in continua evoluzione. Avevi attraversato la tua prima vita con la sete insaziabile del ricercatore, esplorando il vino con lo sguardo affilato dell’intelletto e la profondità dell’anima sensibile. Ma la tua grandezza si è rivelata nella seconda vita, quando hai avuto il coraggio di destrutturare tutto ciò che avevi imparato, di mettere in dubbio perfino te stesso.
Non è da tutti. Anzi, è da pochissimi.
Avevi la rara capacità di ascoltare il vino, le persone, il mondo, senza sovrapporre mai la tua voce a quella dell’altro. La tua gentilezza non era posa ma essenza. La tua umiltà non era rinuncia ma conquista. E la tua curiosità non era un mezzo ma un fine. Sapevi che la conoscenza è tanto più autentica quanto più è disposta a riconoscere i propri limiti, proprio come insegnava Alexander Gottlieb Baumgarten: “Veritas est perfectio cognitionis”. La verità non è un’idea fissa ma il perfezionarsi della conoscenza, il suo divenire.
E tu, con il tuo intelletto finissimo, eri il testimone perfetto di questa verità in movimento. Odiavi le certezze, volevi comprensione. Non hai amato titoli o ruoli, volevi incontri. Non volevi essere maestro e proprio per questo lo sei stato per tutti.
In un mondo del vino fatto di invidie, competizioni e soprattutto vanità, tu eri un unicum. L’unico a cui nessuno avrebbe mai negato il titolo più difficile da meritare: un uomo giusto.
Ci hai lasciato il ricordo della tua empatia, della tua eleganza morale, della tua insaziabile curiosità. E nel farlo, hai dimostrato che il vino non è un fine, ma un pretesto. Un pretesto per pensare, per capire, per essere umani.
Grazie, Giampaolo.
[Foto: Campania Stories]