06/10/2026
Sul nuovo numero di Leggere:tutti, appena uscito, trovate come sempre le mie foto a corredo di un breve testo che qui riporto, per non costringervi a leggerlo dalla pagina stampata.
Le tre foto ritraggono gente che legge, ripresa in paesi, luoghi e situazioni diversi. Il testo, molto autobiografico, descrive come e quanto la lettura ispiri i miei viaggi.
“Un viaggio non ha bisogno di motivi. Non ci mette molto a dimostrare che basta a se stesso. Pensate di andare a fare un viaggio, ma subito è il viaggio che vi fa, o vi disfa.”
Queste parole di Nicolas Bouvier, scritte a 24 anni prima di girare mezzo emisfero settentrionale su una Fiat Topolino nei primi anni Cinquanta (“La polvere del mondo”, Feltrinelli), sono un perfetto inizio di questa mia riflessione sul viaggio letterario. Lui aveva iniziato poco più che decenne a sfogliare un particolare tipo di volumi, gli atlanti, e anziché restarne mortalmente annoiato, aveva deciso che appena possibile sarebbe andato a vedere quei posti dai nomi assurdamente accattivanti. Per altri, invece, la molla è diversa: l’eroe di un romanzo, la femme fatale di un racconto, la tragedia storico-politica descritta da un saggio, ed ecco la voglia di vedere coi propri occhi lo scenario della narrazione o il contesto della strage o della segregazione. In qualche caso, alle pagine scritte si aggiungono anche le versioni cinematografiche o televisive, che per certi versi danno ancor più sostanza all’invito e lo trasformano in imperativo categorico.
A me è successo spesso, durante oltre cinquant’anni di viaggi in giro per il mondo: negli anni Ottanta - quando con mia moglie andammo in giro in un Portogallo povero e rurale, lontano anni luce da quello attuale - la scelta di questa destinazione fu legata al nascente successo di Josè Saramago. Il suo “Memoriale del convento” era stato appena pubblicato da Feltrinelli e ci accompagnò per tutto il viaggio. Inevitabile visitare il settecentesco monastero di Mafra, nei pressi di Lisbona, dove si svolge la vicenda. Il grande scrittore, allora pressoché sconosciuto in Italia, ci permise di capire un po’ meglio quel paese assai più piccolo del nostro, che però era stato un impero, e da una decina d’anni tentava coraggiosamente di agganciare il treno della modernità e dell’Europa, essendosi liberato di una dittatura soporifera che il nostro Antonio Tabucchi avrebbe descritto pochi anni dopo in “Sostiene Pereira”, pubblicato sempre da Feltrinelli.
L’approccio ai grandi viaggi successivi, quelli in varie macroaree degli Stati Uniti, fu simile: un mix di cinefilìa e di passione per i grandi autori della beat generation, a cominciare da Jack Kerouac. Con l’aggiunta della musica, che invece nel caso del Portogallo non aveva pesato molto. Si partiva con scene e pagine nella mente, cercando poi – una volta sul posto – di far corrispondere l’idea (platonica, direi) del Grand Canyon o del Mississippi con le immagini che ci trovavamo davanti agli occhi. Ancora più complesso, in quegli anni felici dopo il Vietnam ma prima delle Torri Gemelle, decifrare i segnali politico-esistenziali di quel gigantesco coacervo: terra di libertà quasi totale, dove nessuno ti chiedeva neanche un documento, oppure pericolosa culla di tendenze al controllo globale, che adesso vediamo realizzarsi con l’Intelligenza Artificiale?
E’ andata sempre così, anno dopo anno, lettura dopo lettura, paese dopo paese… cercando di conciliare gli input più contraddittori degli autori che, per un motivo o per l’altro, erano nel bagaglio a mano. Esempio: in Argentina mi hanno fatto compagnia “Giocare da uomo – la mia vita raccontata a Gianni Riotta” (Mondadori) di Javier Zanetti, ex- capitano e adesso vicepresidente della mia Inter, ma anche “Volver”, romanzo bello e terribile della scrittrice italiana Silena Santoni. Se nel primo, al di là della esemplare vicenda sportiva, si coglie soprattutto il radicamento (per noi abbastanza incomprensibile, a decenni di distanza) del peronismo, nel secondo emerge la complessità sociale e culturale dei rapporti umani in una megalopoli come Buenos Aires, per giunta nel periodo della sanguinosa dittatura militare.
Leggi, ragioni, provi a riportare il tutto nella realtà che visiti (e vivi, sia pur brevemente), e questo ti convince che ci sono poche cose belle come la lettura. Forse il viaggio…